Un pericoloso precedente per la nuova Libia
La legge sull'Isolamento politico ed il precario quadro della sicurezza
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di Mara Carro
Il provvedimento. Il 5 maggio il Congresso Generale Nazionale libico ha adottato la legge n° 41 sull’Isolamento politico. Il provvedimento esclude i vecchi funzionari del regime del deposto Muammar Gheddafi dalla vita politica libica per i prossimi dieci anni. La legge, adottata con 164 voti a favore contro 4 contrari, minaccia la tenuta del governo del primo ministro Ali Zeidan e potrebbe escludere dal Parlamento l'attuale Presidente del Congresso e Capo Provvisorio dello Stato, Mohamed al-Megaryef, che è stato ambasciatore in India sotto il regime di Gheddafi fino al 1980. L'elenco delle persone che saranno radiate comprende circa 20 vertici dell'amministrazione civile e militare. La legge vieta agli ex funzionari di occupare una qualsiasi carica di governo o appartenere ad un partito politico. Sarà anche vietato loro di ricoprire ruoli di leadership nelle imprese statali del paese, come la National Oil Corporation, così come nella polizia e l'Esercito, le università e gli organi giudiziari. Il comitato incaricato di applicare la legge dovrebbe iniziare i lavori il 5 giugno 2013.
Il precario quadro della sicurezza. Il Congresso ha adottato il provvedimento in un contesto caratterizzato da crescenti tensioni e polemiche. Domenica 28 aprile, 200 uomini armati e 30 pick-up con armi installate sul cassone posteriore hanno circondato la sede del ministero degli Esteri a Tripoli. Nella stessa giornata, i miliziani hanno poi tentato di irrompere nella sede del ministero dell'Interno e nella sede dell'agenzia di stampa ufficiale Lana. Lunedì 29 aprile, i miliziani hanno poi circondato la sede del ministero della Giustizia, sempre nella capitale libica. Già nel mese di marzo la sede del Congresso era stata assaltata da miliziani che invocavano l’approvazione della “legge sull’Isolamento politico”. In quell’occasione, il Presidente Megaryef era scampato ad un attentato. In precedenza anche l’ufficio del Primo Ministro Zeidan era stato attaccato da ex combattenti che invocavano il pagamento di compensazioni alle loro famiglie per il sacrificio offerto durante la rivoluzione. All’inizio di aprile, uno stretto collaboratore del Primo Ministro è stato sequestrato e rilasciato solo dopo diversi giorni.
Questi episodi, assieme all’autobomba esplosa lo scorso 23 aprile davanti all’ambasciata francese a Tripoli, confermano quanto sia ancora precario il quadro della sicurezza in Libia a due anni dalla fine del regime di Muammar Gheddafi. Dopo l’adozione della legge, i miliziani hanno rimosso quasi del tutto i presidi ai ministeri ma la concreta applicazione del provvedimento potrebbe generare nuove tensioni. Resta poi ancora senza soluzione il problema del disarmo delle milizie che hanno combattuto Gheddafi e che dimostra come il governo centrale ancora non riesca ad imporre la propria autorità su tutto il territorio nazionale.
Un pericoloso precedente? L'aspetto più controverso della legge sull’Isolamento politico non è l’implicazione politica dell’adozione della stessa – l’esclusione dalla vita politica per dieci anni di una vasta banda di individui che ha lavorato per Muammar Gheddafi - ma piuttosto il modo in cui un numero relativamente piccolo di individui, con un ordine del giorno specifico, è stato in grado di presentare la questione come una emergenza nazionale. Il passaggio della legge sarà ricordato come un precedente (pericoloso) nella politica della nuova Libia, dove le forze all'interno del processo politico formale sono percepite come in grado di allinearsi con milizie armate al di fuori di esso per modellare l'agenda politica del paese. L’effetto della legge garantirà poi un guadagno politico non indifferente per i principali partiti promotori, il partito Giustizia e Costruzione, legato ai Fratelli Musulmani, e il partito islamista al-Wafa, ai danni dell’Alleanza delle Forze Nazionali, il cui leader Mahmoud Jibril è, insieme al premier Zeidan, uno degli obiettivi politici della legge. Le eventuali dimissioni di Zeidan, che ha però annunciato un rimpasto di governo per superare la crisi, aprirebbero le porte della premiership al vicepremier Awad al-Barasi.
Gli obiettivi della Rivoluzione. I sostenitori della legge sostengono che la sua adozione era l'unico modo per "conseguire gli obiettivi della rivoluzione". Molte figure di spicco del regime di Gheddafi hanno conservato le loro posizioni di influenza. Si pensi a Mahmoud Jibril, Presidente dell’Ufficio per lo Sviluppo economico nazionale fino all'inizio del 2011 e poi premier ad interim del Consiglio Nazionale di Transizione e ora leader dell'Alleanza delle Forze Nazionali, o l'ambasciatore libico a Washington, Ali Aujali, che ha conservato la sua carica dopo aver annunciato le sue dimissioni in segno di protesta contro il regime di Gheddafi e sulla scia della Rivoluzione libica del 2011. Sono funzionari come questi che, per i promotori della legge, non devono avere un ruolo nella nuova Libia per porre fine alla la cultura della corruzione di cui facevano parte.
Gli obiettivi della Rivoluzione. I sostenitori della legge sostengono che la sua adozione era l'unico modo per "conseguire gli obiettivi della rivoluzione". Molte figure di spicco del regime di Gheddafi hanno conservato le loro posizioni di influenza. Si pensi a Mahmoud Jibril, Presidente dell’Ufficio per lo Sviluppo economico nazionale fino all'inizio del 2011 e poi premier ad interim del Consiglio Nazionale di Transizione e ora leader dell'Alleanza delle Forze Nazionali, o l'ambasciatore libico a Washington, Ali Aujali, che ha conservato la sua carica dopo aver annunciato le sue dimissioni in segno di protesta contro il regime di Gheddafi e sulla scia della Rivoluzione libica del 2011. Sono funzionari come questi che, per i promotori della legge, non devono avere un ruolo nella nuova Libia per porre fine alla la cultura della corruzione di cui facevano parte.
Riflessi sull'economia. La crisi politica innescata dalla protesta dei miliziani ha avuto un riflesso immediato sulle prospettive economiche del paese. Il Libyan British Business Council (Lbbc) ha infatti deciso di rinviare una missione imprenditoriale a Tripoli che avrebbe dovuto aver luogo dal 12 al 16 maggio. Questa decisione segue il rinvio a settembre di una conferenza, organizzata dal Pace Group and Dar Al-Arab, che mira a promuovere gli investimenti esteri diretti in Libia

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