Una incredibile corrispondenza di “Repubblica” da Damasco
Complottismi, certamente utili per una eventuale futura invasione NATO-Petromonarchie della Siria
“Quindi secondo lei tra Hezbollah, la Siria e lo Stato Islamico non è in corso una guerra di religione?” "Per niente, vogliono soltanto distruggere la Siria per dividersi le spoglie".
Finisce così il reportage di “Repubblica” (Alberto Stabile) da Damasco a suggello di un articolo che, presenta la capitale dello stato siriano (anzi del “regime siriano”) dominata da bande di Hezbollah (gli “occupanti”). In perfetta sintonia con la Coalizione degli Stati del Golfo (34 stati capitanati da Arabia Saudita e Turchia) che ha già classificato la milizia libanese come una organizzazione terrorista, al pari dell’ISIS/Daesh. Che poi questa, al pari dei Russi e degli Iraniani (accolti, anch’essi, come liberatori dalla popolazione siriana) sia stata chiamata dal governo di Assad per fermare la macelleria (250.000 morti) che sta dilaniando la Siria, pare non importi granché ad Alberto Stabile.
Che, invece, si abbandona a complottismi, certamente utili per una eventuale futura invasione NATO-Petromonarchie della Siria. E così davanti ad uno scampato alla strage con l’autobomba di Damasco (83 morti) di qualche giorno fa non trova nulla di meglio da domandare: “Ma come mai il potente servizio informazioni non ha funzionato?” Avesse fatto questa domanda ad uno scampato all’attentato al teatro Bataclan di Parigi, certamente, lo avrebbero buttato fuori dalla redazione di “Repubblica”.
Francesco Santoianni

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