Una nuova primavera araba?

Il nuovo esecutivo della Tunisia ed i rischi di una nuova escalation di violenze

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Una nuova primavera araba?


di Mara Carro

Con 139 voti a favore, 45 contrari e 13 astenuti, mercoledì 13 marzo il governo del primo ministro incaricato Ali Laarayedh, esponente del partito governativo Ennahda, ha ottenuto la fiducia dell'Assemblea nazionale costituente (Anc) tunisina. Il nuovo esecutivo resterà in carica fino alle prossime elezioni legislative.
 
Chi è la nuova guida della Tunisia. Nato nel 1955 a Medenine, nella Tunisia sudorientale, Ali Laarayedh è uno dei leader storici di Ennahda e considerato un fautore della linea dura portata avanti dal Consiglio della Shura di Ennahda, che indirizza l’attuale vita politica tunisina. Portavoce di Ennahda dal 1981, la sua militanza nel partito islamico, bandito dalla scena politica tunisina nel 1989, gli è valsa l’arresto nel 1990. Laarayedh ha trascorso 14 anni in prigione, 13 dei quali in isolamento. Dall’insediamento del governo Jebali al 22 febbraio, Laarayaedh ha ricoperto l’incarico di ministro dell’Interno.  L’operato del suo ministero è stato spesso oggetto di contestazione popolare per il facile ricorso alla violenza, come nel caso degli scontri di Siliana nel dicembre 2012, ma soprattutto per la tolleranza mostrata nei confronti dei movimenti islamisti radicali. Si pensi al linciaggio di Lofti Nagdh, coordinatore regionale di Nidaa Tounes a Tataouine nell’ottobre 2012, l’assalto alla manifestazione dell’Unione generale dei lavoratori tunisini nel dicembre 2012 e l’assassinio di Chokri Belaid il 6 febbraio 2013, in cui fu attribuita al governo e al ministero degli Interni la responsabilità morale dell’omicidio.
 
Una difficile transizione politica. Laarayedh ha ricevuto l’incarico dal presidente tunisino Moncef Marzouki il 22 febbraio, dopo le dimissioni di Hamadi Jebali per il fallimento della sua iniziativa politica di dare vita ad un nuovo governo “tecnocratico”, svincolato dalle appartenenze partitiche. La sua designazione è stata condannata dall’opposizione che l’ha letta come l’ennesimo tentativo di Ennahda, che in coalizione con Ettakatol e il Congresso della Repubblica dispone dei numeri per governare, di accentrare il potere anziché avviare un negoziato serio con le altre forze politiche.  
 Dopo due settimane di consultazioni con le forze politiche tunisine, l’8 marzo Laarayedh ha presentato la lista dei ministri al presidente della Repubblica, Moncef Marzouki, e il 12 marzo ai membri dell’Anc. Come già annunciato dal suo  leader, Rached Ghannouchi, Ennahda ha rinunciato ai quattro ministeri chiave – Interno, Difesa, Esteri e Giustizia – che sono stati affidati a personalità indipendenti. Il ministero dell’’Interno è stato assegnato a Lotfi Ben Jeddou, procuratore generale nella città di Kasserine, gli Esteri all’ex ambasciatore all’Onu Othman Jarandi, la Difesa ad un professore universitario, Rachid Sabagh, mentre la Giustizia ad un ex giudice della Cassazione, Nadhir Ben Ammou. Per il resto, il nuovo gabinetto Laarayedh non si differenzia molto dall’esecutivo uscente.
 
Il programma del prossimo esecutivo. Nell’illustrare all’Assemblea il programma della sua squadra di governo, il premier incaricato ha posto in cima agli obiettivi del suo esecutivo il ripristino della sicurezza. Laarayedh ha assicurato che il nuovo ministro dell’Interno avrebbe adottato tutte le misure necessarie per sradicare la violenza e la criminalità dalla vita tunisina, cercando anche di porre fine al contrabbando di armi lungo il confine con la Libia. Garantire la sicurezza e l’ordine pubblico diviene ancora più urgente se rapportato alla necessita di attrarre investitori nazionali e stranieri per rilanciare l’economia nazionale.  In tema di sicurezza, Laarayedh si è ricollegato all’assassinio di Chokri Belaid, leader politico dell’opposizione di orientamento laico ucciso a Tunisi il 6 febbraio scorso che ha provocato un’ondata di protesta popolare, degenerata in atti violenti. 

I rischi di una nuova primavera araba? Altro tema chiave dell’agenda Laarayedh sarà il completamento della transizione politica. La stesura di un calendario elettorale e  l’adozione della Costituzione sono i due passaggi più delicati. Ripresa economica e la lotta alla disoccupazione e all’inflazione sono le altre sfide che attendono il nuovo esecutivo tunisino e che, assieme alla questione della sicurezza, sono le più sentite dalla popolazione.
La morte del giovane venditore di sigarette, Adel Khedhri, che si è dato fuoco martedì nel centro di Tunisini, è il sentore di quanto il senso di ingiustizia e di frustrazione si stiano facendo nuovamente spazio tra le masse a due anni dal gesto di Mohamed Bouazizi che innescò la Rivoluzione dei gelsomini. 

Per un approfondimento sulla transizione in Tunisia, si consiglia la lettura di:
 
1) Omri, Masto, Vergine, "La rabbia e la speranza"
2) De Leon, Jones,"Tunisia and Egypt: Unrest and Revolution"
3) Arieff, A., " Political transition in Tunisia"


 

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