Una sentenza ancora da scrivere

Come mai ad oltre un mese dall'annuncio, la Consulta non pubblica ancora le motivazioni sull'illegittimità del porcellum?

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Una sentenza ancora da scrivere

di Paolo Becchi

Articolo pubblicato oggi sulla prima pagina del quotidiano Secolo XIX
 
 
Ad oltre un mese dal breve comunicato della Consulta, con il quale è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 relative a premio di maggioranza e liste bloccate, ancora non abbiamo le motivazioni (le quali – aveva precisato la stessa Consulta – avrebbero dovuto essere «rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici»). Ora, è pur vero che nessun termine disciplina il tempo intercorrente tra la deliberazione dell’accoglimento e l’approvazione del dispositivo corredato da motivazione e che la Corte si è sempre riservata il controllo e la gestione dei tempi dei propri giudizi, per diverse ragioni. Eppure, tanto più passa il tempo, tanto più un dubbio inizia a farsi concreto: che la Corte non sappia ancora perché il porcellum sarebbe illegittimo.
 
Mi spiego. I giudici della Corte hanno, evidentemente, trovato un difficile accordo, stabilendo l’incostituzionalità della legge elettorale relativamente ai due profili indicati nel comunicato (premio di maggioranza e questione delle preferenze). È, tuttavia, verosimile pensare che tale accordo sia stato raggiunto a maggioranza – e, probabilmente, con una maggioranza piuttosto stretta – e che si sia, pertanto, rinviata la stesura delle motivazioni, che dovranno essere evidentemente analitiche e dettagliate, vista l’importanza della sentenza, ad un momento successivo. O, più verosimilmente ancora, ad una data “da destinarsi”, con la speranza che, nel frattempo, il Parlamento – sulla base del comunicato – provvedesse immediatamente a riformare la legge elettorale, rendendo così superata la questione. Errore di valutazione: è escluso che un Parlamento  che non è  riuscito in due anni possa fare una legge elettorale in pochi giorni. 

Diventa quindi difficile, a questo punto, capire cosa potrà accadere. Probabilmente, al momento, la stessa Corte non sa ancora quali motivazioni sosterranno la sua decisione. Le cose sono rese ancora più difficili dal fatto che, nel nostro ordinamento, non sono previsti quei meccanismi che consentono l’espressione di dissenting opinion e concurring opinon da parte di quei giudici che non hanno condiviso in tutto o in parte l’opinione di maggioranza. 
 
È possibile, pertanto, che la Consulta si sia illusa di poter dichiarare l’illegittimità del Porcellum senza particolari conseguenze sul sistema politico, nella convinzione che, una volta comunicata la sua decisione, il Parlamento avrebbe immediatamente provveduto ad approvare una nuova disciplina elettorale. Non è andata, evidentemente, così, ed adesso molti si domandano quale legge elettorale risulterà dopo la pubblicazione della sentenza della Corte. Certo è che la Consulta non può, in alcun modo, lasciare un vuoto normativo, in quanto – come la Corte ha più volte dichiarato – le leggi elettorali «rientrano nella categoria delle leggi ritenute dalla giurisprudenza della Corte come costituzionalmente necessarie, l’esistenza e la vigenza delle quali sono indispensabili per assicurare il funzionamento e la continuità degli organi costituzionali e a rilevanza costituzionale della Repubblica». 
Dunque, dopo la sentenza, una legge elettorale ci sarà ancora, e sarà quella che risulterà dai “tagli” al Porcellum operati dalla Consulta. Ci si dovrebbe aspettare, allora, una legge elettorale senza premio di maggioranza, e dunque un sistema proporzionale puro, da “Prima Repubblica”, con la possibilità – derivante dal carattere additivo della sentenza – di esprimere una preferenza (visto che, scrive la Consulta, le norme della legge elettorale risultano illegittima «nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza»). 
 
La situazione sarebbe abbastanza paradossale. Il proporzionale puro – che “fotografa” perfettamente i rapporti reali tra le forze politiche all’interno del Paese – sarebbe ideale se si volesse aprire una vera legislatura “costituente” che abbia il compito di riformare il sistema costituzionale (tentativo più nobile, questo, della “commissione dei Saggi” miseramente fallita). Ma, nell’immediato, il proporzionale non garantirebbe alcuna governabilità e rischierebbe di determinare un frazionamento delle forze politiche ed un proliferare di “partitini” maggiore di quanto non accadesse nella Prima Repubblica. 

Che fare? Nessuno, credo, al momento lo sa, perché neppure la Corte Costituzionale, forse, ha idea di quali saranno le effettive conseguenze della propria decisione. La sentenza sulla legge elettorale è ancora tutta da scrivere. 

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