UNCHR: intesa Italia-Libia ignora convenzioni internazionali

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UNCHR: intesa Italia-Libia ignora convenzioni internazionali

Nell'intesa con la Libia "l'Italia avrebbe dovuto tenere conto" delle convenzioni internazionali "introducendo clausole di salvaguardia sulla protezione dei rifugiati". Lo ha affermato il delegato Unhcr per il Sud Europa Laurens Jolles, durante la Giornata dell'Onu per i rifugiati politici, evidenziando come l'Italia "non possa avere dilemmi nel consentire l'accesso" ai richiedenti asilo. L'esponente dell'Onu ha esortato il governo italiano a trovare ''una soluzione per la situazione di gran parte delle 28 mila persone fuggite dalla Libia nel 2011; si tratta - ha spiegato - in maggioranza di migranti provenienti da paesi terzi che si trovavano in Libia per lavoro e che sono stati costretti a lasciarla a causa della guerra''. Una volta giunti in Italia, ha osservato, ''molti di loro non hanno ottenuto nessuna forma di protezione internazionale, ne' sono state proposte o trovate soluzioni alternative''. Attualmente, quindi, ''21mila persone sono ospitate nei centri d'emergenza che chiuderanno a fine dicembre, senza ulteriori prospettive. E' ipotizzabile dunque che a fine anno queste persone si troveranno senza un alloggio e con una condizione giuridica incerta. Una situazione che gia' genera pericolose tensioni e che non puo' essere ulteriormente ignorata'', ha concluso il delegato dell'Unhcr. 
Immediata la risposta italiana. Il ministro per la Cooperazione internazionale e l'integrazione, Andrea Riccardi, ha riferito di un incontro avuto da lui ieri con il ministro dell'Interno Cancellieri e di aver discusso su come, entro dicembre, procedere alla sistemazione degli oltre 20 mila lavoratori provenienti dalla Libia che necessitano di una sistemazione perché proprio a dicembre scade la fase" di accoglienza temporanea. "Noi ci prenderemo le nostre responsabilità e troveremo le soluzioni opportune in proposito", ha spiegato Riccardi sottolineando che tali soluzioni "certo dovranno essere diverse da quelle transitorie e di sospensione che" i profughi "hanno vissuto finora". "No ai respingimenti in mare, non ne faremo, non sono nell'agenda di questo governo". Così il ministro degli Esteri Giulio Terzi alle Commissioni Esteri congiunte sottolineando che nei rapporti con la Libia "non c'é mancanza di trasparenza".

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