Uno strumento da limitare
L'utilizzo dei droni nella lotta al terrorismo alla luce della loro efficacia e delle norme internazionali
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Negli ultimi anni, i droni sono diventati il principale strumento utilizzato dall'amministrazione americana nella guerra contro il terrorismo internazionale. La combinazione di qualità ed efficacia è unica ed ha permesso agli Stati Uniti di decimare la leadership di al-Qaeda in Afghanistan. Con il centro di gravità dell'organizzazione del terrore che si sta spostando dal Pakistan allo Yemen, la Cia ha recentemente introdotto la cosiddetta pratica delle "signature strikes", vale a dire gli attacchi dei droni non sono più basati su una vera e propria identificazione, ma il bersaglio viene scelto sulla base di comportamenti e reti di legami. Questo ha aumentato le perplessità di coloro che considerano l'uso dei droni illegale alla luce del diritto internazionale vigente.
Funzionano come armi? Molti esperti sottolineano come gli attacchi dei droni creano nuovi avversari e aiutano lo sforzo di reclutamento delle reti terroristiche. I ranghi di al Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP) sono triplicati negli ultimi tre anni, a causa del risentimento locale contro gli attacchi americani. E, come sostiene un accademico yemenita, Gregory Johnsen, la morte di 40 civili nell'attacco del dicembre del 2009 a Majala ha scosso la popolazione del paese e fornito il principale assist di propaganda ad Al-qaeda.
L'utilizzo dei droni aprono poi diversi interrogativi etici sull'attendibilità delle informazioni di intelligence, su quali criteri utilizzare per cui sia lecito colpire e la questione dei danni collaterali alla popolazione civile. Come scrive Micah Zenko in un rapporto recente pubblicato dal Council of Foreign Relations, gli Stati Uniti dovrebbero stabilire regole e norme che governino l'uso dei droni, vietando i cosiddetti attacchi firmati - che colpiscono militanti non specificati in base ai loro comportamenti passati e rete di conoscenze – ed aumentando la sorveglianza del Congresso sulle operazioni.
Maggiore trasparenza, controllo e responsabilità: una proposta concreta. Come ha scritto Jack Goldsmith, professore di diritto all'università di legge di Harvard, il motivo per cui il Pentagono non apre sulla questione della piena trasparenza è facilmente riconducibile al timore che i tribunali renderebbero inutilizzabili il suo strumento più utile in termini di lotta al terrorismo. Nel 2010, al Congresso degli Stati Uniti è stato affidato un ruolo di sorveglianza – con un numero di parlamentari eletti che hanno accesso alle informazioni sensibili n rappresentanza del popolo – minimale e non efficace per la commistione politica tra i deputati ed il governo. Per questo, la proposta più interessante per aumentare la trasparenza sulla politica americana nell'utilizzo dei droni - in grado di legittimare maggiormente l'azione e non compromettere la segretezza delle informazioni con cui vengono selezionati i bersagli - è fornito dall'esperienza inglese dell'Independent Reviewer of Terrorism. Esperto legale politicamente imparziale, il reviewer può accedere a tutte le informazioni che richiede necessarie, ma deve mantenerne la segretezza: senza dover rendere note le informazioni di intelligence a giustificazione dell'attacco, quindi, al revisore indipendente deve essere permesso in modo sicuro di partecipare agli attacchi e assicurarsi che tutte le operazioni e le decisioni rispettino le procedure prestabilite. Oltre a rendere più giustificabile la politica dei droni all'interno degli Stati Uniti, tale riforma potrebbe creare una diversa visione anche all'estero del programma americano.
La questione della legalità internazionale. Il programma dei droni ha le sue radici negli anni '90, quando i primi aerei telecomandati disarmati spiavano al-Qaeda in Afghanistan. Dopo gli attacchi dell'11 settembre, il presidente George W. Bush ha ordinato ai droni armati di uccidere i leader della rete terrorista prima in Afghanistan e poi in Yemen e Pakistan. Dal giugno 2004 – data che segna l'inizio degli attacchi in Pakistan - al gennaio 2009, l'amministrazione Bush ha autorizzato 44 attacchi contro bersagli mirati nella regione. La presidenza Obama, attraverso la supervisione di John Brennan, ex capo della task force antiterrorismo e appena nominato direttore della Cia, ha aumentato i numeri degli attacchi in modo esponenziale. E con essi sono parimenti accresciuti il numero di esperti di diritto internazionale che hanno apertamente denunciato l'illegalità internazionale. Il rapporteur speciale delle Nazioni Unite sulle uccisioni extragiudiziale, esecuzioni sommarie ed arbitrarie, Christof Heyns, ha recentemente definito crimini di guerra gli attacchi con i droni condotte dalla Cia, che incoraggeranno inoltre gli altri paesi ad abbassare i loro standard di rispetto dei diritti umani. Russia e Cina si sono appellati al Consiglio delle Nazioni Unite sui diritti umani per denunciare tale politica americana.
Gli Stati Uniti difendono le loro operazione come legittima difesa contro al-Qaeda da inquadrare nell'attacco armato subito l'11 settembre scorso. L'esperto legale del Dipartimento di Stato americano, Harold Koh ha presentato la visione dell'amministrazione Obama sui droni in occasione dell'incontro annuale dell'American Society for International Law’s (ASIL) nel 2010: dopo aver rimarcato come gli Stati Uniti rispettino con attenzione i principi di distinzione e proporzionalità nella pianificazione ed esecuzione delle operazioni letali condotte attraverso i droni, Koh ha spiegato nel dettaglio la loro legittimità nell'architettura legalitaria fornita dall'art.51 della Carta delle Nazioni Unite. Opponendosi all'idea di una campo di battaglia globale e preferendo la visione tradizionale territoriale di quest'ultimo – in questo caso l'Afghanistan - in molti sottolineano, tuttavia, come gli attacchi dell'11 settembre non possano fornire il pretesto legale per un'espansione geografica di questi attacchi in Pakistan, Yemen e persino in Somalia, dove i governi detengono solo parziale controllo dell'autorità del territorio e sono risultati incapaci di eliminare la presenza terrorista.
Fino a quando gli Stati Uniti impediranno un controllo giuridico internazionale del programma dei droni – il paese non ha firmato gli accordi costituenti della Corte penale internazionale e di altri froum giurisdizionali internazionali dove la questione potrebbe essere proposta – la soluzione migliore migliore per garantire il maggior grado di trasparenza resta quella di un controllo indipendente di un esperto giuridico autorevole sul modello inglese. In paesi come il Pakistan, in cui il governo denuncia apertamente la violazione della propria sovranità, o come la Somalia, dove di fatto non c'è un potere sovrano formalmente riconosciuto dal popolo, attraverso gli attacchi dei droni, l'amministrazione Obama sta compromettendo le principali norme generalmente riconosciute di diritto internazionale.
Alessandro Bianchi
Alessandro Bianchi

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