Venezuela: ed ora?
Le elezioni di domenica mettono a rischio la rivoluzione socialista di Chavez
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di Alessandro Bianchi
Con la vittoria elettorale di Maduro su Capriles con meno di 300 mila preferenze di differenza (il 50,66% contro il 49,07%), il dopo Chavez in Venezuela assume connotati sempre più incerti e preoccupanti. La rivoluzione socialista bolivarista è apertamente sfidata dalle proteste di piazza organizzate dall'opposizione che non accetta l'esito delle elezioni.
Con la vittoria elettorale di Maduro su Capriles con meno di 300 mila preferenze di differenza (il 50,66% contro il 49,07%), il dopo Chavez in Venezuela assume connotati sempre più incerti e preoccupanti. La rivoluzione socialista bolivarista è apertamente sfidata dalle proteste di piazza organizzate dall'opposizione che non accetta l'esito delle elezioni.
Attraverso l'analisi dell'Economist, quella di Micheal Penfold su Foreign Affairs, di Tim Padgett sul Time, ed infine un articolo pubblicato da The Guardian dallo stesso Maduro, si cercherà di fornire alcuni punti di riferimenti utili a comprendere il futuro del Venzuela e di alcuni scenari di politica estera – dalle relazioni con Cuba ai colloqui di pace tra governo colombiano e Farc, fino all'alleanza con l'Iran – che hanno segnato in modo indelebile l'azione di governo di Hugo Chavez.
Lo stallo interno. A diverse ore dall'annuncio della Commissione elettorale nazionale, il Governatore dello stato di Miranda e leader dell'opposizione venezuelana, Henrique Capriles, continua a non riconoscere l'esito delle votazioni e, dopo aver presentato la prova di 3200 casi di brogli perpetrati durante l'elezione di domenica, ha chiamato i suoi sostenitori in piazza.
Le elezioni, resesi necessarie per la morte per tumore dell'ex presidente Hugo Chavez, hanno visto il prescelto a continuare la sua rivoluzione, Nicolas Maduro, sperperare quasi completamente il milione e mezzo di voti con cui l'ex leader socialista aveva sconfitto Capriles nelle elezioni dell'ottobre scorso, ottenendo agevolmente un terzo mandato presidenziale. Ex conducente di autobus di Caracas, leader sindacale e ministro degli esteri dal 2006 al 2012, Maduro si è guadagnato nel paese la reputazione di servitore della rivoluzione bolivarista e braccio destro di Chavez, ma è rimasto nell'ombra negli anni e sconosciuto alla maggior parte dell'elettorato venezuelano.
I problemi alla guida del paese per Maduro. Il fatto che la sua ascesa sia dipesa quasi unicamente dalla scelta operata da Chavez apre un duro confronto interno al partito socialista unita, le cui diverse anime interne sono state mantenute insieme negli anni dal collante rappresentato dal carisma dell'ex presidente. Due figure preminenti del regime come il presidente della camera nazionale e principale punto di riferimento dell'esercito, Diosdado Cabello, ed il presidente della compagnia petrolifera statale, Rafael Ramirez, chiederanno la costruzione di quei meccanismi informali di checks and balances del potere che Chavez non ha mai permesso. Entrambi hanno dichiarato la loro fedeltà a Maduro dopo la morte dell'ex leader e durante la campagna elettorale, ma la vittoria di stretta misura del neo presidente è considerata una sconfitta da molti membri del suo partito, che iniziano a dubitare sulle reali capacità personali di Maduro di guidare la transizione in un momento di grave crisi economica ed ascesa dell'opposizione.
Se Maduro vorrà riuscire a compattare le diverse anime del suo partito dovrà accettare limitazioni, controlli e maggiore condivisione nelle scelte politiche. Non potendo contare su un carisma e su un supporto popolare significativo, il neo presidente del Venezuela dovrà lavorare in primo luogo a compattare il fronte chavista per poi sfidare l'opposizione nell'affrontare una serie di riforme economiche necessarie per rilanciare le ambizioni del paese.
I problemi alla guida del paese per Maduro. Il fatto che la sua ascesa sia dipesa quasi unicamente dalla scelta operata da Chavez apre un duro confronto interno al partito socialista unita, le cui diverse anime interne sono state mantenute insieme negli anni dal collante rappresentato dal carisma dell'ex presidente. Due figure preminenti del regime come il presidente della camera nazionale e principale punto di riferimento dell'esercito, Diosdado Cabello, ed il presidente della compagnia petrolifera statale, Rafael Ramirez, chiederanno la costruzione di quei meccanismi informali di checks and balances del potere che Chavez non ha mai permesso. Entrambi hanno dichiarato la loro fedeltà a Maduro dopo la morte dell'ex leader e durante la campagna elettorale, ma la vittoria di stretta misura del neo presidente è considerata una sconfitta da molti membri del suo partito, che iniziano a dubitare sulle reali capacità personali di Maduro di guidare la transizione in un momento di grave crisi economica ed ascesa dell'opposizione.
Se Maduro vorrà riuscire a compattare le diverse anime del suo partito dovrà accettare limitazioni, controlli e maggiore condivisione nelle scelte politiche. Non potendo contare su un carisma e su un supporto popolare significativo, il neo presidente del Venezuela dovrà lavorare in primo luogo a compattare il fronte chavista per poi sfidare l'opposizione nell'affrontare una serie di riforme economiche necessarie per rilanciare le ambizioni del paese.
Un'economia al collasso? Con un'inflazione che secondo le ultime stime potrebbe superare il 30% quest'anno, le riserve di cibo che iniziano a scarseggiare, il debito interno più che raddoppiato dal 1999 e l'esaurimento delle riserve estere della Banca centrale, il Venezuela, nonostante le immense riserve petrolifere, avrà, secondo la maggior parte degli esperti che si occupano del paese, sempre più difficoltà a garantire quei programmi di Welfare sociale che rappresentano il principale lascito di Chavez ed il punto di riferimento della base elettorale di Maduro. Alcuni analisti indicano però che i rischi economici sono esagerati. In particolare in “Opponents of the Venezuelan government are hoping for an ‘inflation-devaluation’ spiral that will help bring down the government,” Mark Weisbrot, direttore del Center for Economic and Policy Research a Washington, ha scirtto su the Guardian come nessuno dei problemi economici evidenziati dalla maggioranza degli analisti sul futuro economico del Venezuela rappresentino un rischio sistematico per l'economia del paese.
Le implicazioni estere del dopo Chavez. Le relazioni con Cuba, la mediazione nel processo di pace tra governo colombiano e Farc, oltre all'integrazione regionale in segno di rivendicazione di indipendenza economica rispetto agli Stati Uniti sono i principali lasciti della politica estera di Chavez, cui la fragile presidenza di Maduro dovrà continuare a dare un seguito.
Cuba, l'alleato più stretto del Venezuela, e la Colombia, un partner commerciale chiave, hanno sostenuto Maduro come l'elemento di maggiore stabilità per il dopo Chavez. Fidel e Raúl Castro hanno, in particolare, aiutato Chavez nella scelta di Maduro, soprattutto perché come ministro degli esteri dal 2006 al 2012 ha dimostrato la sua fedeltà all'Avana ed è considerato come un elemento fidato per continuare l'erogazione di quei generosi sussidi petroliferi del Venezuela all'isola, vitali per l'economia di Cuba.
Cuba, l'alleato più stretto del Venezuela, e la Colombia, un partner commerciale chiave, hanno sostenuto Maduro come l'elemento di maggiore stabilità per il dopo Chavez. Fidel e Raúl Castro hanno, in particolare, aiutato Chavez nella scelta di Maduro, soprattutto perché come ministro degli esteri dal 2006 al 2012 ha dimostrato la sua fedeltà all'Avana ed è considerato come un elemento fidato per continuare l'erogazione di quei generosi sussidi petroliferi del Venezuela all'isola, vitali per l'economia di Cuba.
Per la Colombia, una successione stabile attraverso Maduro è importante perché il governo del Venezuela è il principale mediatore insieme a Cuba del processo di pace tra il governo di Santos a Bogotà ed il gruppo ribelle delle Farc, che dovrebbe porre fine ad oltri 50 anni di guerriglia. Anche il Brasile, la principale potenza economica del Sud America, ha espresso simpatia per il chavismo e supportato la decisione della Corte suprema dello scorso dicembre che ha permesso a Maduro di guidare la transizione alle elezioni nonostante le accuse di illegalità dell'opposizione.
Il Venezuela di Maduro. Nel suo articolo su The Guardian, Nicolas Maduro ha promesso che nella sua azione di governo proseguirà quanto iniziato da Chavez nella promozione di organizzazioni regionali come l'Unasur – l'Unione delle nazioni del sud America – ed il Celac (la Comuntà America latina e gli stati caraibici), che hanno permesso all'America Latina di trovare un proprio spazio di indipendenza definitiva dagli Stati Uniti in quella che definisce la “seconda indipendenza”. Una visione intrapresa dal Venezuela ed ora sostenuta dall'intera regione.
Nonostante respinga le accuse dei media sul collasso immediato dell'economia e su un futuro di incertezze e difenda la grande eredità di Chavez, Maduro ammette infine che ci siano molte sfide da superare: in particolare il tasso di criminalità – il Venezuela ha il tasso di omicidi più alto del Sud America – e la corruzione dilagante.
Morto Chavez, il Venezuela è entrato di fatto in una nuova era, ma, come dimostrano le manifestazioni di piazza condotte da Capriles, rimane profondamente diviso in due campi separati ed apparentemente inconciliabili. La debolezza di Maduro potrebbe, inoltre, spaccare il fronte chavista. Al momento il Venezuela è quindi intrappolato n un limbo per cui gli eredi di Chavez non hanno la forza per continuare nelle riforme radicali di socialismo del passato, ma il paese non può neanche voltare pagina completamente e calpestare l'eredità di Chavez, che continua ad avere una popolarità immensa nel paese.
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