Venezuela, il diritto contro l'arroganza imperiale

2328
Venezuela, il diritto contro l'arroganza imperiale


di Geraldina Colotti 

Caracas, 6 gennaio 2026

C’era un’emozione palpabile, ieri, tra i banchi dell’Assemblea Nazionale venezuelana. Non era solo il peso delle vittime — oltre cento tra civili e militari falciati dai bombardamenti del 3 gennaio — ma la consapevolezza di abitare un inedito momento di rottura. L'attacco che ha colpito obiettivi civili e militari a Caracas, Miranda, Aragua e La Guaira, ha innescato una battaglia immediata sul piano semantico.

Mentre i media mainstream, come la BBC, hanno diramato direttive interne che proibiscono tassativamente l’uso del termine “sequestro” (imponendo eufemismi come "detenzione cautelare internazionale"), la realtà dei fatti parla di una violazione dei più elementari diritti diplomatici. Il sequestro di un Capo di Stato in carica e di una deputata della Repubblica è un crimine di lesa internazionalità che, come denunciato da Samuel Moncada all'ONU, cancella secoli di giurisprudenza sull'immunità sovrana.

Nelle ore seguite ai bombardamenti, Washington ha tentato la carta della guerra cognitiva. Sono state messe in circolo calunnie pilotate volte a insinuare un presunto "accordo di transizione" tra gli Stati Uniti e la vicepresidenta esecutiva, Delcy Rodríguez, cercando di seminare il sospetto tra le fila del chavismo e della FANB. La risposta istituzionale è stata una smentita nei fatti: il Tribunale Supremo di Giustizia (TSJ) ha ratificato Rodríguez come Presidenta encargada, un titolo che, ai sensi degli articoli 233 e 234 della Costituzione Bolivariana, non indica un governo di transizione ad interim, ma la piena continuità dell'ordine costituzionale in caso di assenza forzata del titolare.

Non c’è vuoto di potere, né spazio per le ambizioni neocoloniali di María Corina Machado, la quale, in un’intervista su Fox News, è arrivata a invocare apertamente l’amministrazione esterna delle risorse energetiche venezuelane, palesando il volto fascista di un'opposizione che vede nelle bombe l'unico strumento di consenso.

Quando il corpo legislativo 2026-2031 si è insediato in parlamento, l’assenza fisica di Nicolás Maduro e Cilia Flores pesava più di ogni presenza. E il simbolo che ha dominato la giornata è stato proprio quello brandito dal figlio del Presidente, Nicolás Maduro Guerra: il libro azzurro della Costituzione bolivariana. È stata quella stessa copia, tenuta ferma dalle mani del giovane deputato, a fare da base su cui i parlamentari hanno giurato, emozionati, trasformando l'atto formale in un rito di lealtà collettiva.

Un messaggio muto ma potente: il presidente è stato sequestrato insieme alla sua compagna di vita e di lotta, che ha voluto seguirlo fino all'ultimo benché non fosse oggetto della caccia di Trump. La sua fonte di legittimità, determinata dalla maggioranza del voto popolare che ha rieletto Maduro alla guida del paese per la terza volta rimane integra.

Mentre il Venezuela digerisce l'orrore, l'opposizione fascista mostra il suo volto più servile. Nell'intervista a Fox News, Machado ha celebrato i bombardamenti come "necessari", arrivando a delineare scenari inquietanti per la "transizione": la creazione di un consiglio di amministrazione coloniale composto da funzionari stranieri e tecnici delle multinazionali petrolifere per gestire le risorse del Paese. Più inquietanti ancora, i tre personaggi che hanno introdotto l'intervista, con veri e propri peana alle gesta trumpiste e a quelle della loro rappresentante.

A fare da corollario, le dichiarazioni codine della governante italiana, firmatrice con Machado della carta di Madrid che, nel 2020 ha dato avvio alla nuova internazionale fascista contro il socialismo a livello mondiale, e che le ha telefonato per congratularsi dei risultati mortali ottenuti da Trump. Più grottesco ancora il plauso, sfacciato o moderato, di quella “sinistra” bellica, che ha salutato il Premio Nobel per la “pace” ricevuto da Machado come un simbolo di “libertà” contro il “dittatore” Maduro.

Se, prima con il genocidio in Palestina e ora con l'attacco a un paese sovrano, come il Venezuela, all'imperialismo nordamericano è caduta la maschera, altrettanto smascherata risulta la democrazia borghese dei paesi europei, ormai ridotta a una pallida foglia di fico. E, in molti, hanno cominciato a chiedersi: perché l'operazione speciale di Putin nell'Ucraina che pullula di nazisti è stata considerata un'aggressione da punire con le bombe Nato e l'uccisione di 100 persone per rapire il presidente di un paese sovrano viene applaudita da certi governanti occidentali?

Tuttavia, in un paradosso tipico della diplomazia imperiale, l'amministrazione Trump sembra aver già iniziato a disconoscere la golpista Machado. Una volta ottenuto il controllo fisico di Maduro, Washington pare intenzionata a scavalcare la sua stessa "pedina" interna, giudicata troppo instabile o forse non più utile a un progetto che mira ora a un'occupazione diretta o a una spartizione delle risorse senza intermediari politici locali. Il disconoscimento di Machado da parte degli USA, che l'hanno usata per anni come grimaldello, è la prova della natura usa-e-getta dei collaborazionisti.

Va intanto in scena un altro atto della guerra di propaganda, tesa a dividere le file chaviste con varie dietrologie, insinuando dubbi, alimentati dalla disinformazione internazionale: vi sarebbero stati tradimenti interni, o internazionali (il solito Putin), e addirittura un accordo con settori del governo per preparare il terreno all'arrivo di Trump e dei suoi scherani. Come hanno fatto gli Usa a penetrare a Fuerte Tiuna eludendo tutti i sistemi di sicurezza?, ci si chiede. Chi può aver tradito, solleticato dalla taglia di 50 milioni di dollari messa da Trump sulla testa del presidente e di altri dirigenti bolivariani? Perché la scorta del presidente non ha “reagito”?

E qui vanno inseriti alcuni elementi di contesto, che invitano i dietrologi che la sanno sempre più lunga di tutti, a considerare i dati di realtà. Intanto, il Venezuela bolivariano, a differenza dei paesi europei, che hanno subordinato le proprie economie agli interessi del complesso militare-industriale, non ha destinato il grosso del proprio bilancio a una sfrenata corsa agli armamenti, ma ai progetti sociali: evitando, così, di incorrere nella trappola a cui era stata costretta l'ex Unione sovietica per proteggersi dall'aggressione nordamericana.

Il Venezuela è un paese che ha visto il proprio bilancio crollare da 90 a 1 per via delle misure coercitive unilaterali illegali, e il 75% di quel che rimaneva lo ha comunque destinato ai piani sociali. La logica dell'economia di guerra è stata assunta per rivitalizzare la produzione nazionale, assumendone i costi in collettivo: tanto che, sotto la direzione di Nicolas Maduro, il Venezuela ostenta oggi una crescita invidiabile, la più alta dell'America latina, e produce il 90% di quel che consuma.

Come hanno fatto gli Usa a bombardare l'Iran nonostante la sua avanzata copertura missilistica con il pretesto che albergavano siti nucleari? Perché sono la principale potenza bellica a livello mondiale, e la asimmetria con un piccolo e pacifico paese come il Venezuela, è stellare. Una potenza arrogante e senza freni che, mentre bombarda l'Iran perché sospettata di continuare le ricerche sul nucleare, protegge il nucleare sionista, e manda persino un sottomarino nucleare a minacciare il Venezuela.

Che, inoltre, vi sia stata una eroica reazione da parte delle forze bolivariane, è testimoniata dal centinaio di morti (32 cubani), e anche dai numerosi feriti fra i civili. Il Fuerte Tiuna, non è soltanto, infatti, una fortezza militare dove si trovavano il presidente de sua moglie, non è soltanto una scuola per i cadetti e le cadette, ma racchiude anche un ampio territorio adibito a case popolari. Chi scrive ha soggiornato a lungo in una di queste, durante un altro micidiale attacco alla sovranità del paese, condotto dagli Usa nel 2018: il sabotaggio elettrico. Un attacco usato anche nella notte del 3 gennaio, che ha distrutto varie istallazioni elettriche per permettere alle forze speciali nordamericane di irrompere nel forte militare. Nel tentativo di difendersi, anche il presidente e sua moglie sono stati feriti.

Dinanzi a questi scenari di frammentazione indotti dall'esterno, lo Stato venezuelano ha risposto con la massima compattezza. Il Tribunale Supremo di Giustizia ha ratificato la vicepresidenta esecutiva, Delcy Rodríguez, come Presidenta Encargada. È un titolo di forza costituzionale: Rodríguez non è una presidente a interim, una presidente di transizione che occupa un posto vacante in attesa di far posto agli Usa, ma la garante della piena vigenza dell’ordine democratico dinanzi all'assenza forzata del titolare. Questa solidità ha spento sul nascere le calunnie pilotate dal Dipartimento di Stato, che insinuavano un presunto "accordo" tra la Vicepresidenta e gli aggressori. La risposta è stata unitaria: il Consiglio dei Ministri del 4 gennaio ha ribadito che il Paese resta sotto il comando della fusione popolare-militare-poliziale, che sta garantendo la pace e la sicurezza, sotto la guida del ministro degli Interni, giustizia e Pace, Diosdado Cabello.

Il Venezuela oggi è una nazione che digerisce il proprio dolore in "perfetta calma", ha affermato Diosdado. Sul dorso dei veicoli blindati o delle camionette di polizia, non vi sono simboli terrorizzanti, ma slogan rivoluzionari che invitano al coraggio e alla riflessione. E il paese non è sotto la morsa di un regime militare, ma, come prevede la costituzione, in uno stato di emergenza, dovuta a un'aggressione internazionale. Non ci sono saccheggi, la gente si sposta e lavora come sempre, seppure con una certa apprensione, perché per l'imperialismo Usa, non è finita qui. E, questa notte, il sistema di sicurezza bolivariano ha disinnescato l'azione di alcuni droni-spia che hanno sorvolato il palazzo di Miraflores, provocando una nuova allerta, subito contenuta dall'azione difensiva.

Come si può vedere leggendo dalla fluviale intervista di Ignacio Ramonet, diventata una tradizione di fine anno, e che si è svolta in forma di passeggiata nella capitale con il presidente alla guida dell'auto, accompagnato da Cilia, e dal ministro della comunicazione, Freddy Ñañez, Maduro è rimasto fino all'ultimo in mezzo al suo popolo, garantendone la tranquillità durante le feste natalizie. Chi scrive, era tornata la sera prima dell'attacco da un incontro con i pescatori della Guaira, la costa marittima vicina alla capitale, dove non c'era un solo metro per mettere l'asciugamano in spiaggia, e che è stata bombardata nella notte.

Dopo mesi di attacchi e minacce e di un'escalation di violazioni da parte dell'imperialismo Usa, il presidente aveva comunque previsto vari scenari di difesa, e ha lasciato indicazioni chiare: in caso di attacco imperialista e della sua morte, si sarebbe dovuti passare alla lotta armata. Gli operai, allertati da mesi, avrebbero dovuto imbracciare il fucile, e prepararsi a uno sciopero generale per difendere le risorse e il potere popolare. Dalla sua prigionia, pur ammanettato, Maduro è riuscito a mandare un segnale di vittoria al mondo, diventato subito virale: prima di tutto, resistere e lottare.

Dalle udienze in Nordamerica, le immagini di Maduro e Flores hanno già rotto il muro della propaganda. La dignità con cui il presidente e Cilia, pur visibilmente feriti, hanno affrontato i loro carcerieri è diventata un simbolo di orgoglio che rimbalza a livello globale. “Sono un prigioniero di guerra, un uomo degno, rimango il presidente del Venezuela”, ha detto Maduro, rifiutando come Cilia, il patteggiamento con i tribunali Usa. I due prigionieri sono assistiti dal noto avvocato dei diritti umani, Barry Pollack, già difensore del fondatore di Wikileaks, Julian Assange. La prossima udienza è stata fissata per il 17 marzo. Intanto, si mobilitano le piazze del mondo che rispondono alla proposta di organizzare le Brigate internazionali, operaie, bolivariane o per la pace: come ai tempi della Guerra civile spagnola, il socialismo bolivariano è la nuova frontiera dei popoli decisi a costruire il proprio destino.

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Nicolás Maduro Moros: storia di un dirigente del popolo di Fabrizio Verde Nicolás Maduro Moros: storia di un dirigente del popolo

Nicolás Maduro Moros: storia di un dirigente del popolo

La strategia del pitone di Donald Trump di Giuseppe Masala La strategia del pitone di Donald Trump

La strategia del pitone di Donald Trump

“I re della carestia”: a Gaza basta pagare e si trova tutto di Michelangelo Severgnini “I re della carestia”: a Gaza basta pagare e si trova tutto

“I re della carestia”: a Gaza basta pagare e si trova tutto

Dark Winds, il noir Navajo che ribalta lo sguardo sul West di Raffaella Milandri Dark Winds, il noir Navajo che ribalta lo sguardo sul West

Dark Winds, il noir Navajo che ribalta lo sguardo sul West

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La Dottrina Monroe nell'era della pirateria di Geraldina Colotti La Dottrina Monroe nell'era della pirateria

La Dottrina Monroe nell'era della pirateria

Scusaci Mattarella di Alessandro Mariani Scusaci Mattarella

Scusaci Mattarella

Gran Teatro delle Ombre di Bruxelles di Marco Bonsanto Gran Teatro delle Ombre di Bruxelles

Gran Teatro delle Ombre di Bruxelles

Liquidazione del nazista Kapustin di Marinella Mondaini Liquidazione del nazista Kapustin

Liquidazione del nazista Kapustin

Dal commercio al check-in... una storia già vista di Antonio Di Siena Dal commercio al check-in... una storia già vista

Dal commercio al check-in... una storia già vista

DELENDA EST di Gilberto Trombetta DELENDA EST

DELENDA EST

Cosa vuole fare Trump di Michele Blanco Cosa vuole fare Trump

Cosa vuole fare Trump

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

ANPI, Napoli e il doppio standard di guerra di Giorgio Cremaschi ANPI, Napoli e il doppio standard di guerra

ANPI, Napoli e il doppio standard di guerra

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti