Venezuela. Non solo petrolio
di Alessandro Volpi*
Non solo petrolio. Il Venezuela ha una discreta produzione di oro che, attualmente, è bloccata dalle sanzioni americane e dalla scarsa capacità di estrazione delle imprese venezuelane. Peraltro il controllo delle aree più ricche, quelle dell'Orinoco, è estremamente complesso per la presenza di forti tensioni fra bande paramilitari e l'esercito. Tuttavia, secondo varie stime, il Venezuela avrebbe enormi riserve auree, che sarebbero le seconde o le terze al mondo.
Un'occupazione americana o un intesa con un governo "amico" consentirebbe di mettere subito a valore tali riserve perché verrebbero utilizzate dai grandi fondi finanziari come sottostante per la creazione di prodotti finanziari, a cominciare dagli Etf. Vale la pena ricordare che State Street e BlackRock gestiscono i due più grandi Etf sull'oro a livello planetario e che il primo produttore mondiale di oro, Newmont Coropration, ha come principali azionisti BlackRock, Vanguard e State Street.
Mettere le mani sull'oro venezuelano e soprattutto sulle riserve sarebbe lo strumento per moltiplicare in modo esponenziale la sua finanziarizzazione, attraverso Etf e azioni, e dunque alimentare la bolla finanziaria indispensabile per la tenuta del capitalismo ed evitare il precipitare della crisi dell'economia americana, ora troppo dipendente dall'Intelligenza artificiale.
Con il prezzo dell'oncia d'oro a quasi 4500 dollari, il Venezuela può essere l'Eldorado.
(*da Facebook)

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