Vertice dell’Unione Africana: Nkosazana Dlamini Zuma è la nuova Presidente della Commissione
Crisi del Mali, ribellione nel Nord – Kivu e conflitto tra Sudan e Sud Sudan i temi in agenda.
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I delegati dei 54 Paesi membri dell’Unione Africana si sono riuniti il 15 e il 16 luglio ad Addis Abeba, in occasione del 19esimo summit dell’organo panafricano, preceduto dalla 24esima riunione del Comitato dei Rappresentati Permanenti. Il vertice avrebbe dovuto svolgersi in Malawi, tuttavia lo Stato dell’Africa orientale si è rifiutato di ospitare il Presidente sudanese Bashir per le accuse mosse contro di lui dalla Corte Penale Internazionale.
All’ordine del giorno la crisi del Mali, quella del Nord – Kivu, il conflitto tra Sudan e Sud – Sudan e il rafforzamento della cooperazione economica con la Cina. Altrettanto centrale è l’elezione di Nkosazana Dlamini Zuma, Ministro degli Affari Interni sudafricano, come nuovo Presidente della Commissione dell’Unione Africana, dopo lo stallo che perdurava dal precedente vertice.
In merito alla crisi del Mali, l’UA si è detta preoccupata della presenza dei gruppi islamici nel nord del Paese e ha intimato alla Giunta Militare, responsabile del colpo di Stato del marzo scorso, di porre fine alle interferenze nel processo di transizione maliano. “Nessuno sforzo”, compreso quello militare, sarà risparmiato per salvaguardare l’unità territoriale del Paese, ha assicurato l’UA. Esperti militari sono già stati in missione a Bamako, tuttavia, il Consiglio di Sicurezza ONU, benché abbia chiesto all’UA la redazione di un piano esplicativo dell’eventuale intervento, non ha ancora autorizzato nessuna missione militare.
Il vertice è stato anche occasione di incontro tra i Presidenti del Sudan e del Sud – Sudan . I due leader non si incontravano dall’aprile scorso quando le dispute sui territori contesi hanno portato i due Paesi ad un passo da un nuovo conflitto. I delegati dell’UA hanno esortato i Governi di Khartoum e Juba a risolvere le proprie divergenze sulla spartizione del debito nazionale e dei proventi del greggio e il controllo dei ricchi territori petroliferi contesi prima della scadenza del 2 agosto, imposta dalle Nazioni Unite.
Per sedare la ribellione del Movimento M-23 nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e RDC hanno concordato, invece, con la collaborazione dell’UA, la nascita un contingente militare internazionale “neutrale” per pattugliare le frontiere. Nel mese di giugno una relazione dell’ONU accusava Kigali di fornire sostegno alla ribellione.

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