Zuma: un leader discusso al potere

Confermato alla guida dell'ANC, avrà un secondo mandato presidenziale in Sudafrica

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Zuma: un leader discusso al potere

Il presidente sudafricano Jacob Zuma è stato rieletto al vertice dell’African National Congress (Anc) per i prossimi cinque anni. Nomina che gli garantirà un secondo mandato come presidente del Sudafrica. Alla Conferenza nazionale dell’ANC a Bloemfontein, Zuma ha ottenuto il voto di 2983 delegati su 3.977. Il suo principale sfidante, il vice-presidente Kgalema Motlanthe, ha ricevuto solo 991 preferenze. Alla vice presidenza del partito è stato eletto Cyril Ramaphosa, ex sindacalista divenuto uno degli imprenditori più ricchi del Sudafrica.

Un leader discusso. Nonostante l’ampia maggioranza ottenuta, negli anni Zuma, assieme all’Anc, ha progressivamente perso consensi e credibilità politica, a causa delle pesanti accuse di corruzione a suo carico, dell’incapacità dell’Anc di far fronte alla “triplice sfida” del Paese - rallentamento della crescita economica, il persistere della povertà e la disuguaglianza razziale - ed elaborare un valido piano di sviluppo economico. La crescita economica che ha consentito al Sudafrica di essere incluso nei Paesi BRICS non è stata accompagnata da una reale redistribuzione della ricchezza ma ha privilegiato gli interessi degli investitori straneri, quelli degli afrikaners, che controllano l’economia, e quelli di una nuova piccola élite di colore.   
Nonostante la mancata approvazione del “piano di seconda transizione”, lotte intestine e di leadership nell’Anc e il massacro di Marinanka - simbolo di una stagione di scioperi che ha riportato l’attenzione internazionale sull’instabilità politica, economica e sociale  - Zuma si appresta ad un secondo mandato presidenziale. I sostenitori di Motlanthe speravano che molti delegati avrebbero abbandonato il leader dell'ANC all'indomani delle agitazioni sindacali. In realtà, in un sistema politico sempre più basato sul clientelismo, pochi erano i delegati che potevano permettersi di opporsi a Zuma.
 
Il fronte riformista aumenta i consensi. La leadership di Zuma è però stata messa in discussione da un fronte riformista interno allo stesso Anc e facente capo alla sezione giovanile del partito che invoca quelle riforme economiche mai realizzate e ora più che mai necessarie a fronte di un tasso di disoccupazione che registra punte del 25%.  In particolare, i fatti di Marinanka hanno rappresentato una spinta politica per Julius Malema, l’ex leader della sezione giovanile dell’Anc espulso dal partito all’inizio di quest’anno. Malema è stato espulso per aver condotto una campagna diffamatoria contro i vertici del partito, per il suo populismo nero e i diversi incitamenti all’odio razziale e per aver sollecitato un cambio di regime nel vicino Bostwana. Malema è stato il primo politico a visitare Marikana in un tour dei siti estrattivi bloccati dagli scioperi ed ha utilizzato diversi comizi per gettare discredito su Zuma e costringerlo alle dimissioni. L’ex leader dell’ANC ha preso spunto dalle recenti proteste per riproporre la sua idea di  nazionalizzazione forzata di banche e miniere, sul modello di quanto accaduto in Zimbabwe. Uno dei primi scontri con la dirigenza dell’ANC si è avuta nel 2010 quando Malema ha elogiato Robert Mugabe per i sequestri di proprietà ai bianchi.
Sulla figura politica di Zuma continuano poi a gravare ancora le accuse di corruzione risalenti al 2004 e al 2009. Il presidente sudafricano è stato accusato di aver preso una tangente di 500.000 rand per proteggere una società francese da un’inchiesta governativa su presunti casi di corruzione. L'inchiesta era incentrata su un contratto di forniture militari pari a 5 miliardi di dollari risalente al 1999 .  
 
L'ascesa di Ramaphosa. Se la riconferma di Zuma alla testa del partito che dirige il Sudafrica dal 1994 era data per certa, meno prevedibile era l’elezione di Ramaphosa. L’ex sindacalista è infatti nel consiglio di amministrazione della Lonmin, la società che possiede la miniera di platino dove durante uno sciopero la polizia ha ucciso 34 minatori (il massacro di Marinanka), ed è stato accusato di aver chiesto l’intervento delle forze dell’ordine contro i lavoratori che avevano tenuto un “comportamento criminale”. Dopo la tragedia, Ramaphosa ha offerto 300mila euro alle famiglie delle vittime.  
Sostenitore della tesi secondo la quale “finché i neri non sarebbero stati in grado di controllare una fetta significativa dell’economia sudafricana, l’apartheid non potrà dirsi definitivamente superata”, Ramaphosa è il sindacalista che ha organizzato lo sciopero più grande nella storia mineraria del Sudfrica per aumentare la pressione sul governo “dei bianchi”. Simbolo del capitalismo nero in un settore dominato dai bianchi, Ramaphosa è stato il capodelegazione dell'Anc nei negoziati con i riformisti bianchi del Partito nazionale dell'ex presidente Frederik De Klerk che posero fine al regime dell’apartheid e che portarono alla liberazione di Nelson Mandela e alle prime elezioni democratiche del 1994. Ramaphosa ha anche ricoperto la carica di presidente dell'Assemblea Costituente di Città del Capo, incaricata di redigere la Costituzione definitiva del Sudafrica democratico. All'inizio di quest'anno, l’ex sindacalista ha preso parte al Comitato Disciplinare Naizonale che ha confermato l'espulsione di Julius Malema dal partito, spianando la strada alla rielezione di Zuma. Malema aveva accusato anche Ramaphosa di essere un burattino di “bianchi e stranieri”.
I più critici vedono nella storia personale di Ramaphosa l’esempio emblematico della degenerazione della classe dirigente legata all’ANC, passata da liberatrice del Sudafrica a schiava del capitalismo.

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