"E' dall'Italia che deve partire il cambiamento".

"Sfortunatamente l'attuale governo è collaborazionista. Ma questo il popolo italiano può cambiarlo". Y. Varoufakis, autore di "Modest Proposal"

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"E' dall'Italia che deve partire il cambiamento".

La Seconda Parte dell'Intervista al Prof. Varoufakis
(Per consultare la prima si rimanda a: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=6349)

di Alessandro Bianchi

- Nel suo discorso al V3Day la scorsa domenica, Beppe Grillo ha lanciato la sua “Modesta Proposta” per l'Europa divisa in 7 punti, prendendo in parte il progetto - "A Modest Proposal 4.0 – che Lei, insieme al Professore Galbraith, avete scritto come una “soluzione razionale per la crisi dell'euro”. Riflettendo anche in larga parte la posizione del principale partito d'opposizione in Grecia, SYRIZA, considera questo programma la sola alternativa attuabile oggi per impedire l'ascesa dei nuovi fascismi in Europa?
 
Spero non sia la sola alternativa. Non mancano certo oggi le politiche possibili che potrebbero essere attuate e che arresterebbero la crisi, bloccando così l'ascesa dei nazismi e dei fascismi che sfruttano proprio l'ambiente tossico creato dalla gestione folle attuale. La nostra Modest Proposal è solo una di queste alternative, ma quello che la rende speciale è che può attaccare la crisi alle sue radici in modo efficace, senza il bisogno di dover cambiare i trattati e senza chiedere alla Germania di pagare un euro. In questo senso, crediamo che la proposta raggiunga l'obiettivo di distruggere il mito che non esista altra possibilità alle politiche dell'austerità e dei salvataggi, oppure che sia Berlino a dover pagare il conto. 
 
- La “Modest Proposal” prevede però un cambiamento radicale di politica economica in Europa. Tuttavia, l'accordo per la costruzione di una Grande Coalizione in Germania è solo l'ultima prova di come i paesi del Nord non vogliono in nessun modo accettare i punti indicati come necessari per superare la crisi, in particolare per quel che riguarda l'Unione Bancaria e la mutualizzazione dei debiti. A questo punto, i paesi del sud potrebbero costituire un'alleanza e lanciare un ultimatum. Ma se anche questo dovesse rimanere inascoltato, quale sarebbe la strategia che i singoli paesi dovrebbero prendere?
 
Da questo punto di vista, la codardia del partito socialista tedesco – lo Spd – è la fonte di rimpianto e dolore maggiore per tutti quegli europei impegnati ad evitare il collasso. Il loro fallimento di percepire quale sia la reale posta in gioco e di quanto semplice sarebbe stato possibile aggiustare le cose attraverso la Modest Proposal è deplorevole.
Chiaramente, la situazione sta collassando ed il continente è sull'orlo di un precipizio: i paesi del sud più l'Irlanda hanno sicuramente un dovere morale verso loro stessi e verso il resto d'Europa. Devono unire le forze e presentare al “centro” della zona euro una dichiarazione molto semplice: “Il troppo è troppo”. In una fase in cui la regola standard di Taylor – lo strumento principale delle banche centrali per conteggiare il tasso d'interesse per I differenti paesi – ci rileva come il tasso d'interesse ottimale per la Germania dovrebbe essere il 3%, per la Francia lo 0.15%, per l'Italia meno 3.5% e per la Grecia meno 19.5%, vi è la dimostrazione di come la zona euro si sia di fatto rotta.
Dobbiamo, per questo, attuare un programma nella direzione della Modesta Proposta e se la Germania e l'Olanda non saranno d'accordo - insieme con la Finlandia e la Slovacchia - Atene può semplicemente rifiutare di versare ulteriori soldi al Mes per poi darli.... alla Bce (una mossa sensata in ogni caso); l'Italia potrebbe unilateralmente aumentare il suo deficit di bilancio al 5% in un tempo di credit crunch e recessione (di nuovo una scelta macroeconomica sensata); e Madrid, infine, potrebbe dire la verità sul suo stato delle banche (mai una cattiva idea).
 
- Cosa si aspetta dalle elezioni europee del prossimo maggio? E da quale paese può iniziare quel cambiamento di rotta drastico per far uscire il continente da questo stallo drammatico?
 
Non c'è alcun dubbio che le elezioni di maggio rappresenteranno uno schiaffo in faccia all'Establishment. Quest'ultimo del resto si è già preparato alla sua apologia e la sua strategia sarà quella di depistare il terribile colpo elettorale che sanno sta per arrivare. Posso già ascoltare nelle mie orecchie le dichiarazioni e le parole che utilizzeranno: “le elezioni europee non sono attendibili per i governi nazionali perché i cittadini possono considerare questo voto come una splendida opportunità per esprimere la frustrazione senza alcun costo a livello interno”. L'Establishment ha ragione su un punto: il cambiamento non potrà arrivare dalle elezioni europee. Queste possono essere l'impeto per un cambiamento radicale futuro. Ma un buon risultato per le forze della ragione e dell'umanità nelle elezioni di maggio non garantisce da solo un cambiamento per il meglio.
Per quel che riguarda il paese da cui possa iniziare il cambiamento, non ho dubbi che possa essere l'Italia, che ha una buona posizione esterna, con una bilancia dei pagamenti in equilibrio ed un debito pubblico posseduto quasi interamente da attori interni. Se il governo di Roma scegliesse, in altre parole, di sbattere i pugni sul tavolo contro gli austerici paesi del Nord, potrebbe resistere alle pressioni meglio di qualunque altro paese. Sfortunatamente l'attuale esecutivo è del tipo collaborazionista. Ma questo è qualcosa che il popolo italiano potrebbe cambiare. 

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