25 aprile, congratulazioni per lo scampato pericolo?
Il 25 aprile, giorno della Liberazione dal nazifascismo è un giorno che fa riflettere.
O almeno dovrebbe farlo.
Ed eccoci qui a congratularci con noi stessi per i tempi oscuri da cui ci siamo accomiatati.
Ed in effetti, chi può negarlo, erano tempi bui.
Pensate:
• esisteva una ferrea censura sui mezzi di comunicazione;
• carriere venivano fatte e disfatte in base all'accordo o disaccordo ideologico con le verità di regime;
• non esistevano più partiti a difesa dei lavoratori;
• la ricerca scientifica non era libera, ma asservita agli interessi e scopi dei ceti dirigenti;
• la storia e l'informazione venivano manipolate senza pudore per dar man forte all'ideologia dominante;
• gruppetti di autonominati guardiani dell’ortodossia bullizzavano i dissenzienti per "insegnargli l'educazione";
• si andava a votare, ma era come se non ci si andasse, perché tanto le opzioni di scelta disponibili non consentivano di cambiare nulla;
• si imponevano ortodossie linguistiche ed espressive, e chi non vi si conformava veniva ghettizzato;
• venivano consegnati all'oblio, emendati forzosamente o distrutti, prodotti culturali (presenti o passati) ritenuti 'immorali', 'diseducativi', ecc.
Eh, insomma, non ci resta che tirare tutti un bel sospiro di sollievo.
Erano tempi abietti, ma l'unanime coro celebrativo della ricorrenza ci assicura che quel triste mondo è alle nostre spalle, nevvero?
Ecco intoniamo canti di vittoria e armiamoci impavidi contro il Male certificato e bollinato, tirato fuori per l'occasione dalla soffitta, e in attesa di ritornarvi.
E stupiamoci, una volta di più, di come tutto ciò sia potuto accadere.

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