Abu Mazen ad Atreju. La risposta delle organizzazioni palestinesi agli attacchi della Meloni

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Abu Mazen ad Atreju. La risposta delle organizzazioni palestinesi agli attacchi della Meloni

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Riceviamo e pubblichiamo un importante comunicato di due organizzazioni palestinesi che hanno voluto mandare questo messaggio alla premier Giorgia Meloni

 

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COMUNICATO DI RISPOSTA ALL’ATTACCO DELLA MELONI ALLE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI

 

L’invito di Abu Mazen ad Atreju e l'esplicito attacco della Meloni alle realtà e ai movimenti palestinesi nel comizio finale, costituiscono un dato di fatto significativo: la capacità del movimento di resistenza palestinese di rivelare le fratture e le contraddizioni del sistema politico italiano ed internazionale. 

 

Per rispondere più nel dettaglio alla Presidente, che ad Atreju ci ha interpellati direttamente, “pretendendo di sapere se la resistenza della quale parliamo sia Hms”. 

 

Siamo d’accordo con Meloni quando dice che “la pace non si fa con le canzoni di John Lennon ma con la deterrenza”, e ribadiamo che, come dimostra l'oltre un secolo di lotta anticoloniale del nostro popolo, in Palestina l’unica deterrenza contro “Israele” è la Resistenza.

 

Chi ha storicamente rappresentato i palestinesi, in Palestina e nella diaspora, non è mai stato un organo imposto dall'esterno, ma il movimento di resistenza nella sua pluralità di movimenti, partiti, fazioni e gruppi, che hanno guidato e sostenuto nel tempo tutte le forme della lotta di liberazione. La resistenza palestinese non è un fenomeno contingente né riconducibile a un singolo attore, è un processo storico che si sviluppa da oltre un secolo e che si esprime in forme molteplici: dalla resistenza politica e sociale a quella culturale, dalla resilienza quotidiana delle comunità al sacrificio dei prigionieri, dei giornalisti, delle donne e dei bambini sotto assedio.

 

Perciò l’unico legittimo rappresentante del popolo palestinese è chiunque e qualunque fazione lo difenda contro l’occupante sionista, compresi alcuni membri proprio del partito del suo ospite e caro amico Abu Mazen. Uno di questi si chiama Anan Yaeesh, detenuto in Italia, a Melfi, con false e ingiuste accuse. Anan non è né un membro di Hms né di qualche partito comunista, ma un militante di Fateh, che tecnicamente è il partito dell’Autorità Palestinese. Abu Mazen ha mai parlato a Meloni di Anan? Ha mai preteso la sua liberazione? Certamente no, e questo dà la misura di quanto sia traditore dei palestinesi, a partire da quelli che dovrebbero essergli più prossimi. 

 

Meloni ha paura delle “autoproclamate” associazioni palestinesi perché sa che noi abbiamo più legittimazione di un burattino come Abu Mazen, perché sa che alla testa della piazza del 4 ottobre c’eravamo noi e non l’ambasciata palestinese, che in due anni non ha proferito mezza parola sul genocidio e che non muove un dito per la liberazione dei prigionieri palestinesi detenuti in Italia.

 

Questa messinscena è un inutile tentativo di riabilitare un leader riconosciuto solo da una comunità internazionale che rifiuta di ammettere le proprie responsabilità storiche nel progetto coloniale israeliano; un leader non riconosciuto dal suo stesso popolo, per il suo ruolo di sostegno all'occupazione sionista. 

 

Allo stesso tempo, la sua partecipazione al convegno di Fratelli d'Italia, è un chiaro tentativo di rilegittimare il governo Meloni di fronte all’opinione pubblica e di fare dimenticare il protagonismo italiano nel genocidio e nelle pratiche di oppressione coloniale. 

 

Ma il genocidio non sarebbe stato possibile senza il contributo fondamentale del made in Italy. L’Italia infatti è il terzo esportatore europeo di armi verso “Israele”, che invece è il secondo fornitore di armi all’Italia, che con i suoi contratti militari, economici e accademici sostiene pienamente l’occupazione e lo sterminio dei palestinesi.

Il massacro non sarebbe stato possibile senza l’incessante lavoro di sostegno diplomatico che il suo Governo ha svolto per “Tel Aviv” a tutti i livelli e in ogni occasione. Solo questo completa e rende pienamente giustizia al quadro illusionista che la Premier ha dipinto ad Atreju: i bambini che lei ha fatto umanamente venire in Italia per curarsi sono doppiamente suoi, perché la mano italiana li ha bombardati prima e curati poi. Ugualmente gli aiuti sono stati possibili solo grazie al contributo dell’Italia all’assedio e alla fame di Gaza.

 

Rimanere saldamente al fianco della resistenza e opporsi ai collaborazionisti è fondamentale, ora più che mai, perché è proprio sul disarmo e sulla riabilitazione dell’Autorità Palestinese che si gioca il piano Trump per la colonizzazione della Palestina e per la liquidazione della sua causa.

 

Le organizzazioni palestinesi in Italia pretendono dallo Stato Italiano quello che Abu Mazen non pretenderà mai: l’embargo totale delle armi ad “Israele”, la rottura di ogni rapporto militare, economico politico e accademico, e soprattutto la liberazione di Anan Yaeesh e la liberazione di tutti i prigionieri palestinesi e per la Palestina in Italia.

 

Giovani Palestinesi d'Italia (GPI)

Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP)

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