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Arsenali ucraini e Boeing malesi

 


di Fabrizio Poggi
 

Ottantottomila tonnellate di proiettili e materiali esplosivi andati in fumo in una polveriera dell'esercito ucraino nei pressi di Ichnija, nell'Ucraina centro settentrionale, un paio di centinaia di km a nordest di Kiev. Sulla quantità, in effetti, le voci discordano: il Ministero della difesa riduce della metà la cifra resa nota dalla Protezione civile, affermando che proprio alla vigilia dell'incendio sarebbero state evacuate circa quarantamila tonnellate e che, in ogni caso, le fiamme avrebbero interessato appena un decimo dell'arsenale.


La junta golpista punta ovviamente il dito contro sabotatori: nella fattispecie, agenti del Glavnoe razvedyvatelnoe upravlenie Generalnogo Shtaba VS RF (Direzione generale dell'intelligence dello stato maggiore delle forze armate della Federazione Russa); l'oligarca del gas e a tempo perso “martire” dei passati governi “filo-russi”, Julija Timoshenko, accusa la junta di non saper difendere il paese.


In effetti, come ricorda Aleksandr Zubcenko su iarex.ru, è questo il quarto (quantomeno, di cui si ha notizia ufficiale) incidente di questo tipo in tre anni. Che però si tratti non di un incidente, sembrano confermarlo, non foss'altro, l'ora dell'accaduto (circa le tre del mattino) e il fatto di quattro o cinque detonazioni a distanza di tempo.


Sulle ipotesi della mano responsabile, sorgono invece non pochi dubbi.

Sembra che, “per caso”, nell'arsenale andato in fumo fossero stipate anche una discreta quantità di razzi 9M38 per il sistema “Buk”, altrettanto “per caso” andati distrutti insieme alla relativa documentazione. Insomma, proprio quei razzi che costituiscono il munizionamento del sistema antiaereo responsabile dell'abbattimento del Boeing 777 malese nel luglio 2014, in cui morirono 298 persone. E, ancora “per caso”, proprio nel momento in cui si erano di nuovo accesi i riflettori sulle indagini, dopo tanto tempo in cui la cosiddetta commissione internazionale aveva preferito mantenere il silenzio sul corso dell'inchiesta e, per l'ennesima volta, con le prove documentarie presentate anche dall'impresa produttrice del “Buk”, era stato provato che il razzo che aveva colpito il velivolo civile in volo sopra il Donbass era stato sparato da una batteria ucraina.


E' il caso di ricordare, ha dichiarato il portavoce ufficiale delle milizie della DNR, Daniil Bezsonov, che appena una settimana fa, l'arsenale era stato ispezionato da un gruppo di alti ufficiali, tra cui anche rappresentanti NATO. “Coincidenze”...

 

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