Colonnello Usa in pensione denuncia: "Ventiquattro anni dopo l'11 settembre, 15 persone sono ancora detenute a Guantánamo"

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Colonnello Usa in pensione denuncia: "Ventiquattro anni dopo l'11 settembre, 15 persone sono ancora detenute a Guantánamo"


Ann Wright, colonnello dell'esercito degli Stati Uniti in pensione, denuncia come a ventiquattro anni dall'11 settembre, quindici uomini rimangono detenuti a Guantánamo. £Il 11 gennaio 2026, in diverse città del mondo – da Londra a Washington, D.C., fino a Honolulu – migliaia di persone hanno partecipato a veglie in solidarietà con i quindici uomini ancora detenuti nella prigione militare statunitense di Guantánamo, Cuba. Un appuntamento che si ripete da oltre vent'anni, per non dimenticare uno dei capitoli più bui della storia americana: la detenzione e la tortura di centinaia di uomini, molti dei quali estranei agli attentati dell'11 settembre 2001". 

"Esattamente ventiquattro anni prima, l’11 gennaio 2002, i primi venti detenuti – catturati in Afghanistan – atterravano a Guantánamo a bordo di un aereo militare. Reclusi inizialmente nel cosiddetto “Camp X-Ray”, furono costretti in gabbie all’aperto, esposti agli elementi e alla presenza di roditori e serpenti. Nel corso degli anni, alla base transitano 780 detenuti provenienti da 48 paesi, molti dei quali prelevati in Afghanistan, Pakistan o in “luoghi oscuri” dove, con la supervisione della CIA, venivano sottoposti a interrogatori brutali. Secondo fonti giornalistiche, circa l’86% di loro fu consegnato alle autorità americane da vicini o conoscenti mosso da rancori personali, in cambio di ricompense.

Il volo dei primi prigionieri verso Cuba fu un’operazione congiunta militare-CIA, classificata come “need-to-know” – riservata cioè solo a chi aveva necessità di essere informato. In quel periodo, mi trovavo presso la riaperta ambasciata statunitense a Kabul, dove solo l’inviato speciale Zalmay Khalilzad sembrava a conoscenza del trasferimento. Il personale diplomatico, come me, ne fu tenuto all’oscuro, nonostante il Dipartimento di Stato dovesse aver approvato la decisione di trasferire i detenuti in un territorio al di fuori della giurisdizione civile degli Stati Uniti", ricorda la Wright

Il 29 gennaio 2025, prosegue, l’amministrazione Trump ha firmato un ordine esecutivo per espandere la detenzione a Guantánamo di migranti “criminali ad alta priorità”, ipotizzando una capacità di 30.000 posti. Tra febbraio e settembre 2025, circa 700 persone sono state detenute nella base, con un picco di 178 presenze a febbraio. Tuttavia, il 5 dicembre 2025, il giudice federale Sparkle L. Sooknanan ha dichiarato illegittima e “inammissibilmente punitiva” la detenzione di migranti a Guantánamo, in violazione del Quinto Emendamento e dell’Immigration and Nationality Act. Da allora, non risultano nuovi trasferimenti. Oltre al costo umano e psicologico per i detenuti e le loro famiglie, e al danno reputazionale per gli Stati Uniti, la prigione di Guantánamo grava enormemente sulle casse pubbliche: "ogni detenuto costa circa 15 milioni di dollari l’anno, contro gli 80.000 di un carcerato in un penitenziario di massima sicurezza negli Stati Uniti", conclude la Wright.

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