Conferenza di Monaco. Le parole del ministro cinese Wang YI sulla crisi ucraina

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Conferenza di Monaco. Le parole del ministro cinese Wang YI sulla crisi ucraina

 

Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, intervenuto alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ha elogiato la nuova apertura dell'Europa al dialogo con Mosca, sottolineando il ruolo costruttivo che Pechino intende svolgere nel processo di risoluzione del conflitto ucraino. "La posizione della Cina è chiara e coerente", ha dichiarato Wang Yi. "Tutti i conflitti regionali devono essere risolti attraverso il dialogo e la consultazione, nella ricerca di una soluzione politica. Questo vale anche per la crisi ucraina". Il capo della diplomazia cinese ha tuttavia precisato che Pechino, non essendo direttamente coinvolta nel conflitto, non ha "l'ultima parola", ma opera per favorire negoziati orientati alla pace.

Wang Yi ha poi sottolineato l'importanza del coinvolgimento europeo: "L'Europa non dovrebbe osservare la situazione dall'esterno". Durante il suo intervento, ha ricordato che già nella conferenza dello scorso anno, quando Stati Uniti e Russia avevano avviato un dialogo, il Vecchio Continente era rimasto in disparte. "Allora dissi: l'Europa ha tutto il diritto di partecipare ai negoziati. Non dovrebbe essere nel menu, ma a tavola". Ora, ha osservato con favore, "vediamo che l'Europa ha trovato il coraggio di dialogare con la Russia. È un passo positivo, che sosteniamo".

L'incontro di Monaco è stato anche occasione di scambi tesi con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che il giorno prima aveva criticato Pechino definendola una potenza in ascesa con ambizioni globali. "La Cina vuole essere leader nella ridefinizione dell'ordine mondiale", ha dichiarato Merz, aggiungendo che "nel prossimo futuro" potrebbe raggiungere la parità militare con gli Stati Uniti.

Sul fronte diplomatico, il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha annunciato che il prossimo ciclo di colloqui per la risoluzione del conflitto si terrà in formato trilaterale, senza la partecipazione diretta dei rappresentanti europei, alimentando nuove incertezze sul ruolo del continente nel processo di pace.

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