Così l'ex spia del Mossad guidava la censura pro-Palestina in Germania
Secondo l'editorialista di MintPress News Alan MacLeod, l'uomo al centro della strategia politica e mediatica tedesca per reprimere il movimento pro-Palestina nasconde un passato nei servizi segreti di Tel Aviv. Si tratta di Guy Katz, docente di gestione internazionale presso l'Università di Scienze Applicate di Monaco che, dal 7 ottobre 2023, è diventato una delle figure più influenti in Germania in materia di relazioni con Israele e contrasto all'antisemitismo.
Katz ha fondato numerose organizzazioni per la tutela della comunità ebraica, è intervenuto in parlamento e collabora regolarmente con le forze dell'ordine per fermare i discorsi critici verso lo Stato ebraico. Tuttavia, come rivela il giornalista d'inchiesta Alan MacLeod, fonti dirette indicano che Katz sarebbe un ex agente del Mossad, un dettaglio chiave del tutto omesso nella copertura dei media tedeschi e internazionali.
La rete di influenza in Baviera
Dall'autunno del 2023, Katz si è affermato come un attore politico decisivo, promuovendo campagne ufficialmente nate per sradicare l'odio antiebraico ma di fatto mirate a silenziare l'opposizione al conflitto a Gaza. Tra le sue iniziative spicca "Antisemitismo? Non in mio nome!", una rete trasversale che ha ottenuto l'adesione di quasi tutti i partiti del Parlamento bavarese (con l'esclusione dell'estrema destra di AfD).
Il progetto si affianca a Dach Gegen Hass (alleanza di oltre 200 sigle tra Germania, Austria e Svizzera) e alla sezione bavarese di Run For Their Lives, gruppi entrambi promossi dal docente. Nel suo instancabile attivismo, Katz ha tenuto lezioni al Parlamento di Monaco e ha sviluppato moduli di formazione per polizia e università su come identificare ed eliminare le espressioni di antisionismo.
Nel corso della sua attività pubblica, il messaggio di Katz è stato perentorio: la vera minaccia per la comunità ebraica non proviene dalla destra radicale, ma dalla sinistra e dall'estremismo islamico. Ha duramente attaccato la magistratura tedesca per non aver autorizzato il divieto di una marcia pro-Palestina all'Università Ludwig Maximilian e ha preso di mira figure simbolo del movimento come l'attivista svedese Greta Thunberg. Contestualmente, ha giustificato i raid dell'esercito israeliano contro scuole e ospedali a Gaza e ha espresso parole di elogio per l'ex presidente statunitense Donald Trump, definendolo "l'architetto della pace" in Medio Oriente.
Il passato nell'intelligence e i legami mai spezzati
I dettagli sul passato di Guy Katz sono emersi in contesti accademici distanti dall'Europa. Nell'analisi firmata dal reporter Alan MacLeod, si evidenzia come durante una conferenza tenuta all'Università di Nairobi nel 2023, Katz stesso abbia rivelato di aver militato nella nota agenzia di spionaggio israeliana. In quell'occasione spiegò ai presenti che nell'esercito e nei servizi segreti esiste un dipartimento dedicato alla gestione degli ufficiali a riposo, alimentando il dubbio che gli "ex" agenti non interrompano mai del tutto i contatti con l'organizzazione.
Ulteriori conferme arrivano dal suo profilo su piattaforme per relatori aziendali, dove propone conferenze dal titolo "Comunicare come un agente del Mossad", mentre altre biografie lo indicano come ex ufficiale dell'intelligence militare israeliana (IDF), una qualifica che suggerisce un trascorso nella controversa Unità 8200.
L'Unità 8200 è il fulcro della cyberguerra e della sorveglianza ad alta tecnologia israeliana, nota per aver sviluppato lo spyware Pegasus, utilizzato per spiare politici, attivisti e giornalisti in tutto il mondo. Il fatto che un operatore con questo background diriga la campagna di pressione per limitare il diritto di protesta in Germania solleva profondi interrogativi di natura democratica.
Lo strappo tra istituzioni e opinione pubblica
Il ruolo di Katz si inserisce in un contesto politico in cui l'establishment tedesco garantisce un sostegno incondizionato alle azioni di Tel Aviv, tradottosi in accordi di cooperazione militare e vendita di armi per centinaia di milioni di dollari. Ciononostante, il saggista e firma di MintPress Alan MacLeod sottolinea la netta frattura tra la linea del governo e i sentimenti dei cittadini: i sondaggi indicano infatti che oltre il 60% degli elettori tedeschi ritiene che le operazioni militari a Gaza costituiscano un genocidio.
Per contenere il dissenso, le autorità hanno inasprito i divieti, fatto ricorso ad arresti di massa e introdotto leggi che vincolano la cittadinanza al riconoscimento della sicurezza di Israele come "ragione di Stato" (Staatsräson). In questo scenario, in cui il governo di Tel Aviv considera la Germania un fronte prioritario per la battaglia della comunicazione occidentale, l'opera di figure come Katz rappresenta un ingranaggio centrale per orientare il dibattito pubblico e soffocare la solidarietà verso il popolo palestinese.
______________________________________________
LETTURA CONSIGLIATA:
LAD EDIZIONI E EDIZIONI Q PRESENTANO "GAZA NOI NON DIMENTCHIAMO"



