Cuba smonta la ricostruzione USA sull’incidente del 24 febbraio 1996
A quasi trent’anni dall’abbattimento dei due aerei da turismo di Hermanos al Rescate, il caso del 24 febbraio 1996 torna al centro dello scontro tra Washington e L’Avana. La pubblicazione di nuovi documenti da parte del National Security Archive statunitense rilancia infatti una vicenda che Cuba considera da sempre un episodio di difesa della propria sovranità nazionale, mentre gli Stati Uniti continuano a presentarlo, in maniera strumentale, come un atto illegittimo. Le carte desecretate mostrano come funzionari della FAA e dell’amministrazione di Bill Clinton fossero pienamente consapevoli delle continue provocazioni compiute dal gruppo anticastrista Hermanos al Rescate, basato a Miami. Email interne e memorandum parlano apertamente di “provocazioni continue” contro il governo cubano e del rischio concreto che si arrivasse a un abbattimento.
Tra il 1994 e il 1996, Cuba denunciò oltre 25 violazioni deliberate del proprio spazio aereo davanti al Dipartimento di Stato USA, alla FAA e all’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile. Le incursioni includevano voli a bassa quota sopra L’Avana, lancio di propaganda politica e operazioni coordinate con flottiglie anticastriste partite dalla Florida. Il governo cubano aveva inoltre avvertito formalmente Washington che qualsiasi velivolo non autorizzato sarebbe stato intercettato e neutralizzato. Secondo la versione cubana, confermata da registrazioni radar e comunicazioni presentate all’ONU e all’OACI, i due velivoli abbattuti si trovavano all’interno dello spazio aereo sovrano cubano. I piloti, nonostante gli avvertimenti ricevuti dai controllori di volo dell’Avana, decisero di proseguire ugualmente la missione. Il ritorno mediatico della vicenda coincide con una nuova escalation politica tra Stati Uniti e Cuba.
Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha infatti accusato Raúl Castro e altri cinque dirigenti cubani per la morte di quattro persone nell’incidente del 1996. Per L’Avana si tratta di un’accusa “fraudolenta”, costruita per creare un pretesto politico e militare contro l’isola. Negli ultimi mesi l’amministrazione di Donald Trump ha intensificato la pressione su Cuba, arrivando a dichiarare una “emergenza nazionale” contro una presunta minaccia proveniente dall’isola e accusando senza prove il governo cubano di collaborare militarmente con Russia e Cina. Le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. La Cina ha condannato le sanzioni e le iniziative giudiziarie statunitensi definendole illegali e prive di base nel diritto internazionale. Anche la Russia, attraverso l’ambasciatore Viktor Koronelli, ha denunciato il tentativo di Washington di alimentare ulteriormente le tensioni nella regione.
Nel frattempo, Cuba prepara una grande mobilitazione popolare alla Tribuna Antiimperialista José Martí per sostenere Raúl Castro e respingere quella che il governo bolla come una campagna diffamatoria orchestrata dagli Stati Uniti. In un clima segnato da nuove sanzioni, accuse giudiziarie e pressioni economiche, il caso degli aerei da turismo del 1996 torna così a rappresentare uno dei simboli più sensibili del conflitto storico tra Washington e L’Avana.
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