Droni nel mirino: la Russia minaccia le fabbriche italiane tra Veneto e Lombardia
di Federico Giusti ed Emiliano Gentili
Sta facendo scalpore l'ultima uscita del Ministro della Difesa russo, che individua come possibili obiettivi le fabbriche di droni (o di componenti degli stessi) dislocate in vari paesi occidentali (compresa la Turchia, che nel settore è tra i principali produttori). Nell’elenco è compresa anche l’Italia, che secondo il Ministero russo produce droni per l’Ucraina negli stabilimenti di Cmd Avio (Veneto), MVFY, EPA Power e Gilardoni (Lombardia).
Questa uscita è chiaramente parte integrante della strategia di comunicazione russa che mira ad aprire contraddizioni nel variegato mondo occidentale, facendo leva sulle posizioni contrarie alla guerra della maggior parte dell’opinione pubblica. Tuttavia la provocazione non cade dal pero ma riflette la sempre maggiore centralità dei droni sul campo di battaglia (le ritirate tattiche vengono coperte proprio con i droni, al punto che gli assalti corazzati lungo le vie logistiche si dimostrano spesso fallimentari e che, al loro posto, vengono inviate delle task-force composte anche da soli tre soldati di fanteria, meno facilmente individuabili, magari con l’ausilio della nebbia o delle foreste), nonché la loro rapida evoluzione tecnologica (si pensi ai cosiddetti “droni drago”, che all’inizio del conflitto russo-ucraino ancora non esistevano).
Prima della guerra in Ucraina nessun Paese europeo aveva più di 2.000 droni in dotazione all'Esercito, mentre ora l’Ucraina starebbe utilizzando una media di 9.000 droni al giorno (senza considerare quelli “a lungo raggio”). D’altro canto «La Francia ha appena annunciato un investimento di 8,5 miliardi di euro per aumentare del 400% le scorte di droni e missili entro il 2030. La mossa si affianca alla decisione della Germania di investire 10 miliardi in droni militari».[1] La produzione ucraina, infine, continua ad aumentare, essendo passata da 2,2 milioni di droni nel 2024 a 4,5 milioni nel 2025.
Sensori, software e sistemi di comunicazione tecnologici, largamente impiegati nella dronistica, sono poi particolarmente esposti all’usura tecnologica, al punto che nell'arco di pochi mesi di impiego il prodotto deve essere innovato o sostituito.[2] Da ciò discende la necessità, per i governi capitalisti, di adottare procedure rapide e deregolamentate per effettuare i nuovi acquisti, nonché l’imperativo economico di la concentrazione proprietaria delle imprese nel settore e uniformare sia i modelli di droni in produzione che le catene di fornitura, anche per accedere ai vantaggi offerti dall’economia di scala.
[1] L. Batista Cabanas, E. Heinz, La guerra dei droni di massa è la nuova minaccia alla sicurezza europea, 14 Aprile 2026, https://it.euronews.com/my-europe/2026/04/14/la-guerra-dei-droni-di-massa-e-la-nuova-minaccia-alla-sicurezza-europea?utm_source=chatgpt.com.
[2] E. Kiorri, Tecnologia dei droni cambia ogni 3-6 mesi: l'Europa compra sistemi già superati, 16 Aprile 2026, https://it.euronews.com/my-europe/2026/04/16/tecnologia-dei-droni-cambia-ogni-3-6-mesi-leuropa-compra-sistemi-gia-superati.

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