La furia distruttrice della guerra gestita dalla IA contro i luoghi del sapere

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La furia distruttrice della guerra gestita dalla IA contro i luoghi del sapere

 

di Federico Giusti
 
Quanti occidentali, comodamente seduti al tavolo di un bar o davanti a una scrivania, hanno riflettuto sulla distruzione di scuole e università in Libano, Striscia di Gaza e Iran? E quanti di loro, pur avendo gli strumenti analitici e le conoscenze per cercare  delle risposte, si sono chiesti cosa resti del diritto internazionale e, se questo diritto alla fine non sia stato superato e vanificato dalle evoluzioni delle guerre e dalle nuove strategie dell'imperialismo?
 
La comunità scientifica, educativa e intellettuale di casa nostra non riesce a farsi carico di denunce ed iniziative contro i bombardamenti che mirano a colpire e distruggere università, scuole e centri di ricerca.  Per i fautori del boicottaggio accademico la risposta è quella di interrompere i rapporti con Israele, la interruzione del Memorandum tra Italia ed Israele ferma tutti i programmi di collaborazione in campo militare tra i due paesi? E approvare qualche ordine del giorno nei Senati accademici non rischia di essere un esercizio retorico a cui aggrapparsi mentre le nostre università sono sempre più attraversate da progetti di guerra, finanziamenti di Fondazioni private legate magari a imprese di armi che approfittano del disinvestimento pubblico? Per essere lucidi, ma impopolari, non pensiamo che il mondo della conoscenza sia direttamente attraversato dalla guerra e dalle sue continue evoluzioni che investono la sfera tecnologica, scientifica ma perfino gli atti di indirizzo in materia di finanziamento degli atenei, di mero funzionamento delle attività di ricerca e accademiche?
 
Troppe volte abbiamo letto di effetti collaterali, causati in parte anche dall'ampio uso della intelligenza artificiale, la realtà è quella di una guerra che deliberatamente va a colpire i centri di ricerca e la produzione del sapere, gli spazi di socialità, gli ospedali e le biblioteche, la denuncia arriva anche dall'Osservatorio sull'Iran e dalla Società per gli Studi sul Medio Oriente (SeSaMO)
 
SeSaMO  denuncia i bombardamenti contro una quarantina di obiettivi tra università e centri di ricerca tra i quali
  1. il Politecnico Imam Hossein 
  2. il Politecnico Malek Ashtar
  3. l’Università della Scienza e della Tecnologia nella capitale iraniana
  4. l’Università di Isfahan
  5.  l’Università Libanese di Beirut
 
 Distrutte aule,  scuole di ogni ordine e grado, biblioteche, laboratori, colpiti perfino centri di ricerca che si occupano di biomedicina e dello studio di cure contro varie malattie, in supporto a industrie farmaceutiche
 
Questo aspetto della guerra va saputo cogliere e non derubricato ad effetto collaterale, a mero errore di calcolo, del resto la uccisione di accademici e ricercatori nel tempo è stata presentata come eliminazione di pericolosi studiosi del male che si impegnavano alla realizzazione di armi di distruzione di massa e per questo finita nell'oblio
 
La guerra sta cambiando radicalmente la sua essenza, perfino quei principi del diritto internazionale umanitario che riconoscevano le università come infrastrutture civili da proteggere vengono considerati inutili concessioni al nemico di turno. 
 
Le università diventano quindi degli edifici da abbattere alla stregua di obiettivi militari, di postazioni missilistiche, questa è la novità assoluta specie per quanti continuano a credere che il diritto internazionale possa fermare la furia distruttrice che ormai non opera alcuna distinzione tra obiettivi civili e militari. E gli intellettuali di casa nostra? Affiggono la bandiera palestinese come gesto catartico e in nome di quel trionfo della forma che ormai si confonde con la sostanza

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

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