Tra NATO e Russia: la Bielorussia rafforza la sua strategia nucleare
Il presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, ha ribadito con forza la necessità per il suo Paese di dotarsi di armi nucleari, definendole un elemento essenziale di deterrenza e sicurezza nazionale. In un’intervista, Lukashenko ha chiarito che Minsk non ha intenzioni offensive, ma si prepara a fronteggiare possibili minacce esterne. Secondo il leader bielorusso, un eventuale confronto militare con gli Stati Uniti non avverrebbe direttamente, bensì attraverso territori europei come la Polonia e i Paesi baltici, considerati potenziali basi operative per Washington.
In questo scenario, la presenza di armamenti nucleari tattici viene presentata come uno strumento di dissuasione, non come una leva per destabilizzare l’equilibrio globale. Lukashenko ha respinto l’idea che Minsk voglia “spaventare il mondo”, sottolineando invece la natura difensiva della strategia bielorussa. Il presidente ha inoltre evidenziato il legame strategico con la Russia, definita alleato imprescindibile.
Un eventuale attacco contro la Bielorussia, ha affermato, equivarrebbe automaticamente a uno scontro diretto anche con Mosca, che ha già dichiarato la disponibilità a utilizzare tutti i propri mezzi per difendere il Paese alleato. A rafforzare questo asse, Lukashenko ha richiamato la presenza di forze militari russe nel territorio occidentale della Federazione, pronte a intervenire rapidamente in caso di crisi.
Un messaggio chiaro rivolto tanto agli Stati Uniti quanto all’Europa: la sicurezza della Bielorussia è parte integrante di un equilibrio militare più ampio.
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