Iran, appello a Papa Leone delle famiglie dei martiri di Minab: sia la "voce dei figli senza voce" contro la guerra

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Iran, appello a  Papa Leone delle famiglie dei martiri di Minab: sia la "voce dei figli senza voce" contro la guerra

 

Le famiglie delle vittime della scuola di Minab, in Iran, esortano Leone XIV a essere "la voce dei suoi figli senza voce", usando la sua influenza per cercare una pace duratura.

In una lettera indirizzata domenica scorsa al capo dei cattolici di tutto il mondo, diverse famiglie degli scolari morti il ??primo giorno dell'aggressione militare israelo-americana contro l'Iran hanno affermato che il Papa, con il suo messaggio di pace, ha "offerto un balsamo per i nostri cuori spezzati".

I firmatari hanno descritto il crimine contro i bambini di Minab, nel sud dell'Iran, come "il risultato diretto della provocazione e del sostegno di guerrafondai insensati che hanno scatenato la distruzione sui nostri bambini innocenti".

«Oggi, invece di sentire il calore dell'abbraccio dei nostri figli, siamo costretti ad aggrapparci ai loro zaini carbonizzati e ai quaderni insanguinati», sottolinea la lettera.

«I nostri figli non torneranno mai a casa per costruire un futuro migliore, ma è la preghiera di noi, genitori in lutto, che il loro messaggio di "deporre le armi" venga ascoltato, in un momento in cui gli Stati Uniti e il regime israeliano alimentano le fiamme di queste atrocità con le loro richieste oltraggiose», si legge nella lettera.

Le famiglie delle vittime hanno chiesto al Papa di essere "la voce dei nostri figli senza voce" e, attraverso le sue parole illuminanti, di contribuire a creare un mondo in cui nessun genitore "sia costretto a sussurrare una ninna nanna ogni notte sulla fredda lapide del proprio figlio". 

I firmatari hanno inoltre espresso la loro gratitudine al pontefice cattolico per aver ricordato al mondo intero, attraverso il suo messaggio, che una pace duratura si raggiunge “non con la forza e le armi, ma con il dialogo”.

Il pontefice settantenne ha ripetutamente lanciato appelli alla pace e al dialogo, denunciando l'uso della religione come giustificazione della guerra.

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