GlI USA con un Trump zoppo: e ora? (di Alessandro Volpi)
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di Alessandro Volpi
Mi sembra che la netta sconfitta di Trump nelle elezioni di midterm indichi, tra gli altri, due elementi chiari e suggerisca una considerazione.
Il primo è costituito dall’evidente difficoltà dell’economia degli Stati Uniti. Debito federale spaventoso, inflazione che corre, deficit commerciale che resta alto, aumento del costo del denaro, i danni dei dazi alla stessa struttura produttiva USA, i rischi sempre più palesi della bolla dell’Ia sono tutti fattori che gran parte dell’elettorato ha attribuito al presidente Trump, nella speranza, peraltro molto complicata, che l’attuale condizione sia interamente riconducibile solo al presidente.
Il secondo riguarda la politica estera. Sembra palese che la guerra in Iran e, più in generale il militarismo aggressivo trumpiano, siano stati bocciati in primis perché causa primaria dell’inflazione. Naturalmente nel voto contrario al militarismo confluisce anche il modo adottato da Trump nel reprimere il dissenso interno.
La considerazione riguarda il prossimo futuro. Un Trump bocciato e dimezzato può essere davvero la causa di una accesa instabilità che può far saltare per aria la tenuta delle Borse USA, a meno che il presidente non prenda atto della sua sconfitta e determini una politica ‘debole’ di cui trarrebbero benefici i colossi della finanza, che proprio sulla paralisi normativa hanno puntato per accrescere il proprio peso. Certo sarà decisiva la reazione della Casa Bianca sullo scenario internazionale perché un rilancio aggressivo potrebbe essere devastante per il quadro economico e politico globale. Una cosa è assai possibile. Nei prossimi due anni, meglio tenersi lontani dagli Stati Uniti.


