Ho letto il manifesto delle sardine: che delusione. Girotondini in ritardo di vent’anni

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Ho letto il manifesto delle sardine: che delusione. Girotondini in ritardo di vent’anni



di Francesco Erspamer

Ho letto il manifesto delle sardine: che delusione. Dicono di credere nella politica e non ne danno una definizione, non fanno un singolo riferimento a una qualsiasi teoria, dottrina o precedente, non spiegano i loro valori di riferimento. Sanno solo dire ciò che “amano”, che in politica è proprio un verbo sbagliato in quanto non esprime un’opinione, che può essere discussa o argomentata, bensì un sentimento soggettivo e del quale non est disputandum. E cosa amano? “Amiamo la non violenza verbale e fisica”, frase senza senso sia perché la non violenza programmatica è una resa senza condizioni al potere, sia perché, eventualmente, la non violenza la si pratica, mica la si ama. “Amiamo le cose divertenti e la bellezza", senza precisare cosa siano e senza prevenire l’ovvio sospetto di edonismo consumista e di passiva accettazione dei criteri estetici dettati dalla pubblicità. Che linguaggio banale, superficiale, approssimativo: “cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero”; ma dài, e chi non lo fa? E poi, davvero dedicarsi allo sport e al tempo libero sarebbe un “impegno”? Ma si capisce, dietro ci sono decenni di berlusconismo e, quasi peggio, di finto antiberlusconismo liberal. Che delusione: questi sono girotondini in ritardo di vent’anni, indiani metropolitani in ritardo di quaranta, figli dei fiori fuori tempo massimo, nel senso che almeno quelli originali scandalizzavano i borghesi, oggi i loro atteggiamenti sono di moda, parte integrante della deriva individualista gradita alle multinazionali.

L’unico punto chiaro di questo manifesto è l’opposizione al populismo: “Cari populisti, la festa è finita”. Nessun tentativo di capire, nessuna analisi della dittatura planetaria del neocapitalismo, nessuna denuncia degli immensi danni che sta causando all’ambiente, alle comunità, ai ceti più deboli, alle culture; neanche il minimo sospetto che dietro la demagogia di squallidi personaggi come Salvini o Trump possano però esserci reali abusi e giustificate paure di un futuro dominato esclusivamente dal denaro e dalle nuove tecnologie. No, per le sardine l’unico problema è che i populisti “buttano tutto in caciara” e spingono i loro seguaci “a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete”. Che pena: un chiacchiericcio da movida o da talk show di bassa qualità.

È comunque la questione fondamentale. In assenza di qualsiasi altro contenuto, resta questo uso fazioso della parola “populista”. Le sardine danno per scontato che sia un insulto: lo sanno che Bernie Sanders definisce sé stesso un "new populist"? lo sanno che il New York Times attacca quotidianamente i manifestanti cileni, i gilets jaunes, i venezuelani e boliviani che resistono ai golpe amerikani appunto accusandoli di populismo? Se non lo sanno, prima di scrivere e parlare dovrebbero informarsi; per evitare di dar vita a un movimento-civetta che miri a confondere la gente e a promuovere l'ideologia profonda del liberismo globalista.

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