I manager nazigolpisti della guerra glorificati dal Corriere della Sera

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I manager nazigolpisti della guerra glorificati dal Corriere della Sera

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

19 maggio. Con quale afflato, con che trasporto, con quanta guerresca partecipazione, come a rivivere le “radiose giornate di maggio”, i megafoni guerrafondai milanesi e torinesi del bellicista “comitato d'affari” fascio-borghese hanno echeggiato, lo scorso 18 maggio, gli attacchi ucraini sulla regione di Moskva. «4 morti», hanno scritto i farabutti, asetticamente, come trattarsi di una lista della spesa - “un chilo di patate e tre filetti d'aringa” - sottolineando premurosamente «Zelenskij azione giustificata»; mica come quando biascicano pietisticamente di «vittime civili ucraine dei criminali raid russi»! Qui no: i «4 morti» sono russi; ben gli sta: è una «azione giustificata», lo testimonia il nazigolpista dalla voce roca. E poi, con un ulteriore balzo d'entusiasmo cameratesco verso il beneamato regime banderista, si giubila che i «Raid simultanei a lungo raggio» di Kiev indicano che si è entrati in «Una nuova fase del conflitto grazie al salto dell’industria bellica».

Questo perché, verga la signora Marta Serafini sul Corriere della Sera, «Finanziamenti, cooperazione industriale e joint venture con partner europei stanno contribuendo a trasformare il comparto ucraino dei droni in una base produttiva sempre più stabile». Sia lode al complesso militare-industriale per l'ulteriore segmento di profitto.

Lo ha detto chiaro, il ministro della guerra golpista Mikhail Fëdorov, quello incensato dalla stessa signora Serafini perché, al momento dell'insediamento, aveva cristianamente annunciato «il nuovo traguardo di arrivare a 50.000 perdite mensili inflitte a Mosca tra morti e feriti». Kiev punta ora su un forte aumento della produzione di droni d'attacco a medio raggio: «l'obiettivo è quello di aumentare drasticamente i volumi di produzione. Abbiamo già firmato un numero record di contratti per sistemi d'attacco a medio raggio e continuiamo a investire in questo settore».

Gli risponde l'omologo tedesco Boris Pistorius, in visita a Zaporož'e: obiettivo della Germania è imparare dall'esperienza ucraina nella guerra coi droni e capire come accelerare e migliorare l'efficienza della loro produzione. Berlino e Kiev sono ora «partner strategici», ha detto il bellicista teutonico; «Possiamo trarre profitto dall'esperienza ucraina... non smetteremo di fornirvi lo stesso livello di supporto che vi abbiamo garantito in tutti questi anni. Ma ora dobbiamo capire come accelerare e migliorare l'efficienza nella produzione di droni». Detto così, apertamente: ormai non si finge nemmeno più di essere fuori dalla guerra.

Altrettanto platealmente, Fëdorov elogia la Germania, che «è il primo Paese al mondo per quanto riguarda gli aiuti all'Ucraina... Fornisce un supporto significativo nel settore della difesa aerea e delle forniture di artiglieria a lungo raggio, acquista droni ucraini per l'Ucraina e costruisce impianti di produzione congiunti».

E in un trasporto di comuni “ideali”, passati e presenti, Pistorius si sbraccia in un moto di orgoglio per il «mio Paese e il popolo tedesco, così prudente in materia di guerra e di esercito, data la nostra storia... abbiamo una responsabilità nei confronti delle persone di oggi e delle generazioni future, quando si tratta di sicurezza e della minaccia rappresentata dalla Russia... la minaccia esiste... Dobbiamo riconoscerlo. Altrimenti, non saremo in grado di affrontare la sfida e portare a termine la nostra missione». Quella, cioè, di incrementare l'industria di guerra in preparazione dello scontro con la Russia.

Già un mese fa, lex deputato della Rada Oleg Tsarëv aveva detto che Kiev al momento non ha problemi con armi e soldi, dato che l'Europa ha completamente sostituito i rifornimenti USA: «lo vediamo al fronte. Se ci fosse carenza, la situazione sarebbe diversa». Dei 90 miliardi stanziati, 60 andranno nell'acquisto di armi e si farà di tutto perché metà del prestito venga erogata rapidamente e se prima si fornivano a Kiev carri armati e attrezzature costose e facilmente distrutte, ora i soldi vanno in armi adatte «a un nuovo e più efficace tipo di guerra... Hanno intenzione di inondare l'Ucraina di armi. Queste joint venture che stanno avviando... beh, noi siamo stati così precisi nel colpire la produzione in Ucraina, che l'hanno trasferita in Europa».

«Nulla costringerà l'Europa a negoziare con la Russia in questo momento» dice il sociologo di Donetsk Evghenij Kopat'ko; la macchina bellica «è già in moto. L'Europa sta riarmando e modernizzando l'industria della difesa. I soldi per una guerra con la Russia ci sono e, con la linea del fronte praticamente ferma, l'Ucraina ha risorse economiche e umane sufficienti per resistere a lungo... Al ritmo attuale delle operazioni militari, l'Europa ha fondi sufficienti per finanziare l'Ucraina per molti anni».

Così che, dato che le aziende occidentali non fanno mistero del loro coinvolgimento diretto nella guerra contro la Russia,  dovrebbero diventare obiettivi legittimi per attacchi di rappresaglia, afferma il politologo Vladimir Kornilov. È il momento, dice, di domandarci se stiamo combattendo solo contro l'Ucraina o contro tutti questi “gruppi Palantir”: dobbiamo avvertirli che «hanno oltrepassato il limite che avevamo indicato. I nostri leader avevano avvertito che colpire in profondità la Russia e usare armi occidentali, avrebbe rappresentato il superamento di una linea rossa. Hanno oltrepassato quella linea e stanno testando fin dove possano spingersi. Finora, a mio avviso, non c'è stata una risposta adeguata, ma dovrà essere data».

Il rappresentante russo presso la OSCE, Dmitrij Poljanskij afferma infatti che nella società russa cresce la richiesta di azioni decise in risposta al coinvolgimento dei paesi UE nei bombardamenti del territorio russo: «Gli europei esagerano... cercano di mettere alla prova la nostra determinazione, di capire a che punto reagiremo. È un gioco molto pericoloso... non è un videogioco, una simulazione, ma una situazione seria. Noi teniamo aperta la porta per una soluzione diplomatica alla crisi in Ucraina, ma nessuno vuole ascoltarci. Ora c'è una forte richiesta pubblica di un'azione decisa, per dimostrare che la Russia è pronta a combattere».

Dunque, dato che la UE ha da tempo oltrepassato tutte le linee rosse, una guerra con essa è solo questione di tempo: «consiglierei di non mettere alla prova la nostra pazienza e moderazione. Il fatto che la NATO sia ora direttamente coinvolta nella guerra contro la Russia, fornendo spazio aereo ai droni ucraini e localizzando la produzione di droni e altri mezzi bellici sul proprio territorio, ci avvicina pericolosamente a questo conflitto».

Proprio ieri, l'intelligence estera russa ha diffuso una notizia secondo cui Kiev starebbe apprestando una serie di attacchi in profondità al territorio russo, servendosi dello spazio aereo lettone; in sostanza, non si limiterebbe a utilizzare i corridoi aerei messi a disposizione dai paesi baltici, intenderebbe lanciare droni direttamente dal loro territorio.

Quindi, dice Poljanskiij, solo una vittoria militare russa potrà far rinsavire i politici occidentali, distaccati dalla realtà: «Ci sono due scenari possibili. Il primo è che schiacciamo militarmente l'Ucraina. Credo che questo sia uno scenario molto verosimile. L'altro, che al momento sembra molto improbabile, è che l'Occidente, e in particolare i paesi europei, rinsaviscano e si rendano conto di essersi spinti troppo oltre... tutte le misure adottate finora dall'Occidente sono state a spese della Russia, senza tenere conto delle sue preoccupazioni... Non ci sono diplomatici da parte europea disposti a fare ciò per cui siamo stati addestrati: riunirci, cercare soluzioni e proporle alle nostre capitali. Quelli con cui ho a che fare sono solo dei propagandisti che si limitano a diffondere le informazioni che il loro governo cerca di diffondere ovunque».

È così che il professor Serghej Karaganov, Presidente del Consiglio per la politica estera e di difesa, in uno sterminato saggio pubblicato da La Russia nella politica globale, dal titolo “Guerra mondiale: la strada verso la vittoria”, afferma che una vera e propria guerra mondiale sia già iniziata e, da parte di Moskva, si tratti di adottare la conseguente strategia.

Il primo passo da compiere, dice, è la "siberizzazione" della Russia: il trasferimento del centro dello sviluppo ideologico, economico e politico nell'Asia russa. Dato che «l'Europa sta tornando "a se stessa" – fonte di guerre e altri problemi – uno spostamento verso Oriente e lo sviluppo della tecnologia militare sono necessari anche per ragioni strategico-militari... trasferendo alcune funzioni capitali alle città siberiane». Questo, insieme a una modernizzazione delle politiche estera e della difesa; tanto più che «continuare con l'attuale mezza politica in Ucraina, che rischia di sfinire il paese, potrebbe minare la forza e lo spirito di rinascita della Russia». Dunque, i colloqui per una tregua nello "spirito dell'Alaska" possono proseguire a livello tattico, ma «con la consapevolezza che la pace e lo sviluppo a lungo termine sono impossibili senza fermare il tentativo dell'Occidente di attuare una vendetta militare e politica storica».

In particolare, afferma lo storico, una conclusione vittoriosa dell'attuale conflitto in Ucraina, e ancor meno la prevenzione di un'escalation a livello termonucleare globale, è impossibile senza un significativo rafforzamento della politica di deterrenza nucleare: il potenziamento dei missili a medio e lungo raggio e di altri vettori «dovrebbe essere intensificato per dissuadere gli occidentali dal tentare di riconquistare la propria superiorità... Le armi nucleari, se impiegate in quantità ottimali e con la dottrina appropriata, rendono irraggiungibile la superiorità non nucleare e consentono di risparmiare risorse per le forze convenzionali. I nostri “Burevestnik”, “Orešnik” e i sistemi di lancio ipersonici dovrebbero convincere il nemico della vacuità delle sue speranze di vittoria... L'obiettivo di potenziare e rendere più flessibili gli arsenali nucleari è ricordare a tutti che una grande potenza nucleare non può essere sconfitta attraverso una corsa agli armamenti non nucleari o una guerra convenzionale, nemmeno con i droni... I potenziali avversari devono comprendere che una corsa agli armamenti è suicida per loro... La guerra coi droni, la guerra biologica e persino la guerra cognitivo-digitale devono essere prevenute e scoraggiate facendo sempre più affidamento su armi in grado di distruggere i responsabili di tali guerre».

È inoltre necessario accrescere la «credibilità della minaccia dell'uso di armi nucleari per risvegliare le società europee dal loro "parassitismo strategico", ovvero dalla convinzione che la guerra non scoppierà, che "andrà tutto bene". Bisogna restituire il senso di paura e di autoconservazione a coloro che hanno smarrito la strada e dimenticato le guerre e i crimini commessi dai loro paesi e popoli nei secoli passati». Sono necessari diversi cambiamenti alla dottrina sull'uso delle armi nucleari. Affidarsi alla deterrenza nucleare è «essenziale per prevenire la guerra coi droni. La risposta deve essere devastante. Se, ad esempio, missili o droni venissero nuovamente lanciati dall'Ucraina e dai paesi limitrofi dopo possibili accordi di pace o persino una capitolazione, coloro che gestiscono i droni devono sapere che subiranno ritorsioni, anche nucleari».

È il momento di abbandonare l'assunto, che avvantaggia principalmente gli americani, secondo cui in una guerra nucleare «non ci possono essere vincitori e che l'uso di armi nucleari porterebbe inevitabilmente a un'escalation termonucleare globale. Dio non voglia che vengano usate armi nucleari. Persone innocenti moriranno e verrà distrutto il mito che ha salvato l'umanità, quello secondo cui l'uso di armi nucleari porterebbe a un Armageddon universale. Ma una guerra nucleare, soprattutto in un'Europa sovraffollata e moralmente debole, può essere vinta... Ripeto: l'uso delle armi nucleari è un grave peccato. Ma, di fatto, astenersi dall'usarle non è meno grave, perché spiana la strada all'intensificarsi della guerra mondiale iniziata dall'Occidente... Dobbiamo vincere la guerra mondiale scatenata, indebolendo e respingendo i revanscisti... Alla Russia sono stati concessi vent'anni di pace. Ma ora siamo entrati in decenni di guerra e conflitto. Dobbiamo vincere, salvando noi stessi e l'umanità».

Nemmeno a farlo apposta, dal 19 al 21 maggio, sono in corso in Russia esercitazioni delle forze nucleari: vi sono impegnati circa 65.000 uomini e quasi ottomila mezzi delle forze missilistiche strategiche, flotte del Nord e del Pacifico, aviazione a lungo raggio. Che importa; per i megafoni della guerra, attendati in via Solferino, importante è sbavare per «il giovane neoministro» che, nella Kiev nazigolpista, «toglie la giacca, indossa la felpa e diventa un manager» di «droni economici e sacrificabili»: al Corriere della Sera presentano davvero la guerra come fosse “un videogioco, una simulazione”. D'altronde, da un secolo e mezzo sono avvezzi a glorificare guerre coloniali, fasciste e naziste e quella dei banderisti non fa eccezione.

 

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Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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