Il Segretario alla Guerra Usa annuncia la distruzione di una nuova barchetta nei Caraibi (2 morti)

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Il Segretario alla Guerra Usa annuncia la distruzione di una nuova barchetta nei Caraibi (2 morti)

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L’amministrazione statunitense ha annunciato un nuovo attacco contro una presunta "nave narcotrafficante" nelle acque internazionali dell'Oceano Pacifico orientale, in un'operazione che segna un'ulteriore escalation della campagna militare che, con la scusa dei cartelli della droga, attacca direttamente la sovranità e l'indipendenza di Venezuela e Colombia.

Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth ha confermato martedì che, “su ordine del presidente (Donald) Trump”, le forze armate statunitensi hanno condotto un “attacco letale” risultato nella morte di due uomini a bordo del natante, precisando che non si sono registrate vittime tra le file americane.

In una dichiarazione diffusa tramite la piattaforma X, Hegseth ha giustificato l'azione affermando che “i servizi di intelligence hanno confermato che la nave era coinvolta nel contrabbando di stupefacenti, transitando su una rotta nota per il traffico di droga e trasportando stupefacenti”. Il Segretario ha lanciato un monito inequivocabile: “Localizzeremo e distruggeremo tutte le imbarcazioni che tentano di trafficare droga negli Stati Uniti per avvelenare i nostri cittadini. Proteggere la patria è la nostra massima priorità”. Ha quindi concluso che “nessun terrorista del cartello ha la minima possibilità contro le forze armate statunitensi”.

Non sono arrivati al momento commenti delle autorità venezuelane. 



Il contesto.


L'offensiva si inserisce in una serie di operazioni analoghe condotte da Washington negli ultimi mesi ai danni di piccole imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico. Queste azioni, inquadrate in una dottrina di contrasto al “narco-terrorismo”, hanno sollevato aspre critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani ed esperti di diritto internazionale, che le hanno qualificate come “esecuzioni extragiudiziali”. Le obiezioni vertono sulla loro esecuzione in assenza di un processo, di supervisione giudiziaria e di un mandato delle Nazioni Unite.

La campagna militare statunitense ha conosciuto una significativa intensificazione ad agosto, con lo spiegamento al largo delle coste venezuelane di navi da guerra, un sottomarino, aerei da combattimento e truppe, ufficialmente con l'obiettivo di contrastare il traffico di stupefacenti. In questo contesto, Washington ha ripetutamente accusato, senza produrre prove pubbliche, il Presidente venezuelano Nicolás Maduro di guidare un presunto cartello del narcotraffico, portando il Procuratore generale Pam Bondi a raddoppiare la taglia per informazioni che ne portino all'arresto.

A metà ottobre, l'ammissione da parte di Trump di aver autorizzato la CIA a condurre operazioni segrete in territorio venezuelano ha ulteriormente inasprito le tensioni diplomatiche. Maduro ha replicato con una dichiarazione retorica: “Quale persona può credere che la CIA non operi in Venezuela da 60 anni? Quale persona può credere che la CIA non abbia cospirato per 26 anni contro il comandante [Hugo] Chávez e contro di me?”. Caracas ha bollato le azioni di Washington come una pura e semplice “aggressione”, mettendo in dubbio le motivazioni ufficiali alla base delle operazioni.

Questa interpretazione ha trovato un sostegno internazionale. Il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vasili Nebenzia, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza, ha definito le azioni statunitensi nei Caraibi non come normali esercitazioni, bensì come una “sfacciata campagna di pressione politica, militare e psicologica contro il governo di uno Stato indipendente”.

Le critiche si estendono oltre l'asse Caracas-Mosca. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha condannato i bombardamenti statunitensi che hanno causato la morte di oltre 60 persone. Analoghe condanne sono giunte dai governi di Colombia, Messico e Brasile, nonché da esperti indipendenti delle Nazioni Unite, i quali hanno unanimemente sottolineato come tali azioni costituiscano “esecuzioni sommarie” in netto contrasto con i principi sanciti dal diritto internazionale.

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