Il sopravvento della politica nella partita Serbia-Svizzera

Xhaka e Shakiri hanno esultato facendo a doppie mani il simbolo dell’aquila albanese, irridendo i serbi e inneggiando al separatismo etnico

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Il sopravvento della politica nella partita Serbia-Svizzera

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da sinistra.ch
 

Vladimir Petkovic è croato-bosniaco, ma è da tempo un consapevole cittadino svizzero, sa, certo meglio di molti altri, che occorre non alimentare i sentimenti ostili verso gli avversari, più che mai prima di giocare con la Serbia, forse per questo ha scelto come sede del ritiro insieme al suo vice Antonio Manicone, non una città scintillante della Russia di oggi, ma Togliatti, detta spesso in italiano Togliattigrad, la città dove una grande fabbrica della Lada-Vaz, Volžskij Avtomobilnyj Zavod, la Fabbrica Automobilistica della Volga, domina orizzonti di case popolari dalla profonda sobrietà socialista.


Per Petkovic sono certo il ricordo della sua gioventù jugoslava e probabilmente un luogo capace di permettergli di trasmettere ai giocatori qualche parola sull’importanza del lavoro operaio e della lotta dei sovietici contro il nazifascismo nella seconda guerra mondiale.

 

Tuttavia nella Svizzera ci son molti kossovari e quando Xherdan Shaqiriposta su Instagram le sue scarpe da gioco, una con bandiera svizzera e l’altra con quella kossovara, la provocazione diventa pericolosa. La partita inizia con gli elvetici confusi e spauriti e il serbo Mitrovic che al quinto minuto salta surclassando Schar e Akanji, incornando in rete e illudendo i suoi compagni che la Serbia possa avere gioco facile. Nel secondo tempo i rossocrociati, mettendo a frutto gli insegnamenti di Gianni Brera, ovvero difendendo la sconfitta e attendendo il momento opportuno per il contropiede, infilano così due volte i balcanici, raccogliendo una meritata vittoria.


Qui dovrebbe finire la cronaca della partita, ma purtroppo non è così, le reti sono dei kosovari Xhaka e Shakiri, che aveva anche colpito con un gran tiro l’incrocio dei pali e che nella rete al ’90 è stato lanciato da Mario Gavranovi?, ticinese di origini croato-bosniache e attaccante della Dinamo Zagabria, di più, Xhaka e Shakiri hanno esultato facendo a doppie mani il simbolo dell’aquila albanese, irridendo i serbi e inneggiando al separatismo etnico, Petkovic ha deplorato il fatto, la stampa europea titola in molti casi di “vendetta kossovara”, il capitano Stefan Lichsteiner ha giustificato i compagni a suo dire vittime di una guerra durissima, come se l’UCK non fosse stato uno strumento militare sostenuto dall’Occidente e dall’islamismo salafita internazionale.


La Serbia ha avanzato proteste ufficiali sia a livello diplomatico, sia contro la FIFA, ritenendo che alle provocazioni si sia aggiunta una certa indulgenza arbitrale nei confronti del gioco duro dei rossocrociati, anche se in effetti l’andamento della partita è stato aspro e rude da entrambe le parti.


Da almeno un paio di mondiali si parla di albano-svizzera, molte volte sorridendo e scherzando, tuttavia i fatti incresciosi della notte di Kaliningrad inducono a riflettere con una certa gravità sui temi della coesione e della condivisione di un’identità nazionale, quella svizzera, certo antica e complessa, ma forse necessariamente imprescindibile quando si tratta di vestirne i colori.

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