Il voto in Colombia è inquinato da brogli e irregolarità
Pratiche purtroppo consolidate e ricorrenti nell’inaffidabile processo elettorale colombiano
di Fabrizio Verde
I colombiani sono stati chiamati alle urne nella giornata di domenica per scegliere il prossimo presidente della Repubblica. Si è trattato della prima votazione dalla fine della lunga guerra che ha visto contrapposti i guerriglieri delle FARC allo Stato.
Nessuno dei candidati in lizza ha raggiunto la metà più uno dei voti, quindi, come prevede la legge elettorale colombiana, il prossimo 17 di giugno si terrà il ballottaggio. In cui si sfideranno il candidato dell’estrema destra uribista Ivan Duque e il candidato espressione delle sinistre Gustavo Petro. Ex guerrigliero e già sindaco della capitale Bogotà.
Ma sul processo elettorale incombe l’ombra dei brogli e di irregolarità diffuse. Pratiche consolidate nell’inaffidabile processo elettorale colombiano.
Questo avviene nel quasi totale silenzio dei media mainstream. Gli stessi che appena una settimana prima hanno passato al setaccio il collaudato sistema elettorale venezuelano. Paventando brogli, mai provati, nella rielezione del presidente Nicolas Maduro. D’altronde lo stesso avviene da anni riguardo alla violenza politica che segna la Colombia. Solo negli ultimi due anni ben 300 attivisti sociali e per i diritti umani hanno infatti perso la vita. Nel silenzio generale dei media egemonici.
Secondo quanto riporta l’emittente teleSUR, come al solito il processo elettorale colombiano è stato minato da gravi irregolarità. Già nelle prime ore dall’apertura dei seggi la coalizione guidata da Gustavo Petro ha denunciato la comparsa di schede già barrate a favore dell’estrema destra di Duque a Quintin Lame, Tacueyo, comune di Toribio. Con la presenza in svariati seggi di rappresentanti di lista non registrati. Oltre a una miriade di altre irregolarità che inficiano pesantemente la regolarità del voto.
Addirittura nel seggio elettorale Gabriela Mistral di Acacias, la Missione di Osservazione eElettorale (MOE) ha riferito che il personale elettorale consegnava fino a sette schede per persona.
La stessa organizzazione ha spiegato che solo metà dei seggi elettorali osservati nel comune di Magangue era in dotato del sistema di identificazione biometrica, nonostante fosse richiesto in tutti loro. Il sistema è necessario, infatti, per avere un metodo alternativo per identificare gli elettori, che altrimenti sarebbero identificabili solo con le loro carte d'identità.
Le denunce sulle irregolarità hanno cominciato a pervenire presso il MOE già nei giorni precedenti la giornata elettorale: dal 12 marzo al 26 maggio, un giorno prima delle elezioni, il MOE ha registrato 221 reclami riguardanti irregolarità e anomalie nel processo elettorale presidenziale.
In una relazione pubblicata il giorno delle elezioni, il MOE ha dichiarato che la maggior parte delle denunce, 186, riguardavano l'acquisto di voti. Il reato elettorale più segnalato della giornata. A questo hanno fatto seguito segnalazioni sulla propaganda politica all'interno dei seggi elettorali, che è vietata, con 173. Inoltre, l'organismo ha riferito che nel 36% dei seggi elettorali gli elettori hanno dovuto esprimere il loro voto in posizioni visibili, violando il principio del voto segreto.

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