Birol (AIE): "Mai uno shock così. Peggio del ’73 e del 2022"

Il numero uno dell'AIE parla di una combinazione esplosiva di petrolio, gas e cibo

1580
Birol (AIE): "Mai uno shock così. Peggio del ’73 e del 2022"

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

La proditoria guerra in Medio Oriente scatenata dalla coalizione Epstein contro la Repubblica Islamica dell’Iran sta strozzando una delle vene principali dell’economia mondiale. E la situazione, adesso, è persino più grave di quanto già visto nel 1973, nel 1979 e nel 2022 messi insieme.

A dirlo senza mezzi termini è Fatih Birol, il numero uno dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. In un’intervista al quotidiano francese Le Figaro, il manager turco ha spiegato perché il conflitto in corso - con lo stretto di Hormuz bloccato dalle forze iraniane per le navi nemiche - sta producendo conseguenze molto più pesanti delle passate crisi petrolifere. “Sono molto pessimista”, ha avvertito. “Il mondo non ha mai conosciuto una perturbazione dell’approvvigionamento energetico di questa portata”.

Non si tratta solo del petrolio, questa volta. Birol parla chiaro di un shock triplice: greggio, gas e cibo insieme. Una combinazione esplosiva che farà impennare l’inflazione e colpirà con particolare violenza i Paesi in via di sviluppo. L’Europa, il Giappone e l’Australia avranno i loro problemi, certo. Ma saranno le nazioni più fragili a pagare il prezzo più alto, strette tra rincari dell’energia e quelli degli alimentari.

Secondo Birol, esiste una sola strada per uscire da questa drammatica situazione in cui la coalizione Epstein ha cacciato il mondo intero: riaprire il canale di Hormuz. “Finché resterà chiuso, l’economia mondiale sarà in enorme difficoltà”, ha spiegato. E i numeri, nei fatti, parlano da soli. I Paesi del Golfo Persico, ha affermato, oggi estraggono poco più della metà del petrolio di prima della guerra. Per quanto riguarda il gas, invece, le esportazioni sono ferme a zero. Un crollo secco.

Ma la vera doccia gelata, secondo il direttore dell’AIE, deve ancora arrivare. Marzo è stato durissimo, ha ammesso, ma aprile sarà molto peggio. Se lo stretto non verrà riaperto entro questo mese, la perdita di greggio e prodotti raffinati raddoppierà rispetto a marzo. “Stiamo entrando in un aprile nero. Nell’emisfero nord, aprile segna di solito l’inizio della primavera. Oggi temo che segnerà invece l’inizio di un inverno”.

Sullo sfondo, la cronaca politica racconta di un braccio di ferro sempre più teso. Secondo indiscrezioni del ‘Wall Street Journal’, Donald Trump avrebbe dato a Teheran fino a martedì sera per riaprire il transito. Ma dall’Iran arrivano segnali opposti. I Guardiani della Rivoluzione hanno già ribadito a metà marzo che le navi statunitensi e dei loro alleati non possono passare. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha precisato che lo stretto è chiuso solo per i “Paesi nemici”, mentre imbarcazioni indiane, pakistane, turche, cinesi e russe hanno potuto transitare dopo aver avviato trattative con Teheran.

Intanto il Parlamento iraniano ha già dato il via libera a un progetto per introdurre tariffe di transito sullo stretto. E il viceministro degli Esteri di Teheran, Kazem Gharibabadi, ha confermato di essere al lavoro con l’Oman per definire i dettagli. L’idea, in sostanza, è trasformare il blocco in una leva economica. Ma per il resto del mondo, in particolare per l’Occidente, l’effetto è quello di una morsa che si stringe. E mentre Trump prova a immaginare una coalizione navale - finora accolta con freddezza anche da alcuni alleati Nato - la finestra per evitare quello che Birol definisce “un inverno ad aprile” si sta chiudendo.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza di Fabrizio Verde Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cento Anni di Fidel: il Coraggio e la Coerenza

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)   Una finestra aperta Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

Cina, il viaggio non è più quello di una volta (e meno male)

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia? di Francesco Santoianni In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

In Campania una fabbrica di droni destinati a colpire la Russia?

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE di Raffaella Milandri RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

RUSSELL MEANS, IL NATIVO CHE L’AMERICA NON RIUSCÌ A IGNORARE

TAV: condividere e condannare di Alessandro Mariani TAV: condividere e condannare

TAV: condividere e condannare

Succubi e complici di americani ed israeliani di Giuseppe Giannini Succubi e complici di americani ed israeliani

Succubi e complici di americani ed israeliani

Il caro prezzo della Bari "attrattiva" di Antonio Di Siena Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Il caro prezzo della Bari "attrattiva"

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

ZELENSKY SI INCHINA A UN NAZISTA (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti