La popolazione occidentale crede nella terza guerra mondiale (atomica) "tra 5-10 anni" - SONDAGGIO SHOCK
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Non da ora e da più parti si dice che la preparazione alla guerra portata avanti dai “comitati d'affari” di quei settori della borghesia che, soprattutto nel campo del complesso militare-industriale, bramano profitti stellari da un conflitto oggi potenzialmente mondiale, abbisogna prima di tutto di una puntuale e continua instillazione della “necessità” e “inevitabilità” della guerra nelle menti dei cittadini. Far apparire come “necessarie” e “inevitabili” tutte le misure reazionarie, liberticide, di affamamento delle masse e di orientamento bellicista di ogni azione quotidiana, in nome di un “doveroso” e sempre più massiccio armamento, appare come non un semplice complemento della politica di guerra, ma come vera e propria condizione sull'avanzata della preparazione al massacro dei popoli.
Stando dunque al sondaggio qui sotto presentato, appaiono assolutamente non casuali, o inattesi, i risultati descritti: sono il frutto, ancorché non completamente maturo, di una tale politica bellicista e il fatto che, in alcuni paesi dell'Europa occidentale, la maggior parte dei cittadini non sia convinta delle capacità dei propri eserciti a “difendere il paese”, non può che far presagire una nuova impennata di corsa alle armi, per adeguare le forze armate a far fronte al “sicuro e prossimo” attacco all'Europa da parte dell'acerrimo nemico dei “valori” liberal-democratici: l'autocrazia euroasiatica di stanza al Cremlino.
Ecco quindi che, secondo i risultati di un sondaggio condotto da “YouGov” tra cittadini yankee e di alcuni paesi dell'Europa occidentale e riportati dal britannico The Guardian, parrebbe abbastanza diffuso il timore per lo scoppio di una terza guerra mondiale. Difficilmente, nel clima di cui sopra, alimentato dai divulgatori “politici” degli interessi delle varie “Leonardo”, “Rheinmetall”, “Lockheed Martin”, “Northropp Grumman”, “Dassault” o “Bae Systems” ci si potrebbe attendere qualcosa di diverso: ci sarà sicuramente la guerra, la Russia attaccherà sicuramente l'Europa ed è quindi indispensabile armarsi.
Dunque, tra i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Spagna, dal 41 al 55% ritiene che nei prossimi 5-10 anni sia abbastanza verosimile un conflitto mondiale con l'impiego di armi nucleari. Negli Stati Uniti, la percentuale sarebbe del 45% degli intervistati.

Tra il 68 e il 76% pensa che, in ogni caso, un nuovo conflitto mondiale vedrà l'impiego dell'arma atomica: dal 57 al 73% degli interpellati è convinto che le perdite umane saranno molto più elevate rispetto alla Seconda guerra mondiale, mentre il 25-44% ritiene che un tale conflitto possa portare alla distruzione della maggior parte degli abitanti del pianeta.
Indicativo il fatto che molti europei non siano sicuri di poter essere adeguatamente difesi dai propri eserciti: tra i tedeschi, appena il 16% crede nelle capacità delle proprie forze armate, mentre la percentuale sale al 44% tra i francesi e supera addirittura il 71% tra i cittadini yankee.

Senza sorprese anche i frutti della pluridecennale campagna anti-russa condotta dalle élite occidentali: tra i principali responsabili di un nuovo conflitto mondiale, la maggioranza degli intervistati menziona la Russia: «le tensioni nei rapporti con la Russia sono viste quale causa più verosimile della guerra», scrive The Guardian.
Per quanto riguarda le lezioni storiche scaturenti dalla Seconda guerra mondiale, gli intervistati in Francia (72%), Germania (70%) e Gran Bretagna (66%) hanno dichiarato di saperne molto o abbastanza; molto meno (40%) gli spagnoli, il cui paese non fu direttamente coinvolto nella guerra. Circa il 77% dei francesi ha dichiarato di aver appreso molto o abbastanza sulla guerra a scuola, rispetto al 60% dei tedeschi, al 48% dei britannici e solo al 34% degli spagnoli. La generazione più giovane è più propensa a dichiarare di essere stata molto istruita al riguardo.
Tra il 31% (Spagna) e il 52% (Stati Uniti) in tutti e sei i paesi gli intervistati dichiarano di ritenere possibile che «crimini come quelli commessi dal regime nazista in Germania negli anni ‘30 e ’40» potrebbero verificarsi nel loro paese. Tra il 44 e il 59% degli interpellati ritiene che crimini di tipo nazista potrebbero essere commessi in «un altro paese dell'Europa occidentale», mentre dal 44% al 60% afferma che un simile scenario sia possibile anche negli Stati Uniti e il 52% degli stessi americani la pensa allo stesso modo.
Nessuna sorpresa anche riguardo la lunga propaganda “alleata” sui vincitori della Seconda guerra mondiale: alla domanda su chi abbia fatto di più per sconfiggere i nazisti, tra il 40% e il 52% degli intervistati nei cinque paesi menziona gli Stati Uniti e solo tra il 17% e il 28% l'Unione Sovietica. In Gran Bretagna, invece, il 41% degli intervistati afferma che sia stato il loro paese a contribuire principalmente alla sconfitta di Hitler: una opinione, questa, condivisa solo dal 5-11% degli americani e degli altri europei occidentali.
Comunque sia, che gli interessi dell'industria bellica siano alla base delle sempre più frequenti e sfacciate uscite guerrafondaie delle élite “liberali” euroatlantiche non sembra essere solo una tesi “putiniana” o, come sostengono i media più beceri e prezzolati, “pacifinta”. In un'intervista al giornalista Tucker Carlson, l'imprenditore yankee Ben Cohen ha detto che l'allargamento della NATO è stato promosso dall'associazione dei produttori americani di armi: si tratta «solo di soldi, come sapete, ecco perché fanno lobby. Corrompono i politici. Sì, è sicuramente un conflitto per interesse» ha dichiarato Cohen a proposito della guerra in Ucraina.
Inoltre, i medesimi lobbisti «continuano a giustificare queste enormi spese inventandosi un nemico dopo l'altro». Secondo le sue parole, i militari che intervengono sui media statunitensi in qualità di “esperti”, sono di fatto comprati dalle corporation «di cui millantavano di controllare i contratti quando erano in uniforme». Cohen ha anche ricordato di aver sentito alcuni «politici dire: è “fantastico, amico. Stiamo dando lavoro alla nostra gente, stiamo sostenendo la produzione di armi e stiamo indebolendo l'esercito del nostro nemico, la Russia”. Questa è blasfemia», ha detto Cohen.
Sono affari e i media da sempre al soldo dei settori finanziari, industriali e militari danno il proprio forte contributo a convincere gli strati meno coscienti delle masse della “giustezza” delle scelte belliciste dei governi liberal-atlantici.
FONTI:
https://politnavigator.news/ukrainu-tyanuli-v-nato-amerikanskie-proizvoditeli-oruzhiya.html

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