La profezia di Maradona: armi, Iraq e Venezuela in un'intervista da riscoprire
Nel 2005, ospite da Tinelli, Maradona smontava la narrazione USA sulle armi di distruzione di massa e difendeva il diritto del Venezuela a dotarsi di strumenti di difesa. Un video oggi più attuale che mai
C'è un'immagine che racconta meglio di mille editoriali lo spirito di un'epoca. Siamo nel novembre 2005, a Mar del Plata, Argentina. Diego Armando Maradona sale sul palco della Cumbre de los Pueblos, l'evento alternativo alla IV Cumbre de las Américas, e davanti a 15mila persone urla nel microfono di Hugo Chávez: "Los argentinos tenemos dignidad. ¡Echemos a Bush de aquí!" .
Ma è quello che Maradona dice in un'intervista del 2005, tornata virale in questi giorni in rete, a rappresentare una lucidità politica che il tempo non ha scalfito.
Nel video, Diego ospite di Marcelo Tinelli a ‘Showmatch’ spiega con parole semplici un concetto che molti analisti faticano a comunicare: il diritto di uno Stato sovrano a difendersi. Il tema è il Venezuela di Hugo Chávez, che in quegli anni avvia un programma di riarmo per modernizzare le proprie forze armate.
"Perché non volevano che il Venezuela si armasse?" , chiede Maradona, e la risposta arriva diretta, senza giri di parole: "Perché un paese libero e armato dà fastidio. Il Venezuela si armava per difendersi, non per attaccare nessuno" .
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È il 2005, e la dottrina della guerra preventiva di George W. Bush è ancora fresca nella memoria collettiva. Maradona legge gli eventi con la stessa intuizione che usava per vedere spazi vuoti dove gli altri vedevano difese invalicabili. Il riarmo venezuelano viene presentato dall'amministrazione statunitense come una minaccia alla stabilità regionale. Ma Diego capisce, e spiega al pubblico televisivo, che si tratta di sovranità.
Ma il passaggio più folgorante dell'intervista, una vera e propria lezione di geopolitica che ancora oggi fa riflettere, è il collegamento che Maradona stabilisce con il Medio Oriente. Con la rabbia lucida di chi non ha studiato scienze politiche all'università ma ha imparato la vita per strada, Diego smonta la narrazione ufficiale della guerra al terrore.
Parla dell'Iraq. Parla di Saddam Hussein. E dice una cosa semplice semplice: "Prima dicono che l'Iraq ha le armi di distruzione di massa, poi quando invadono il paese e non trovano niente, nessuno dice niente. Le armi non c'erano. Era solo una scusa" .
Il riferimento è alla guerra in Iraq del 2003, iniziata con la motivazione ufficiale di neutralizzare le presunte armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Armi che non sono mai state trovate. Nel 2005, quando Maradona parla a Tinelli, la menzogna è già stata smascherata, ma i riflettori dei media sono già altrove. Diego invece non dimentica.
E soprattutto, stabilisce un parallelo che ai suoi occhi è evidente: "Ora dicono che il Venezuela non può armarsi perché è pericoloso. Ma l'Iraq era armato e l'hanno distrutto lo stesso. La verità è che se decidi di essere indipendente, ti attaccano comunque. Con le armi o senza" .
Rivedere Maradona che parla di geopolitica nel 2005 significa riscoprire un intellettuale organico al suo popolo, nel senso più gramsciano del termine. Nel video che circola in rete, Diego spiega il diritto del Venezuela ad armarsi, smaschera la menzogna delle armi di distruzione di massa in Iraq, e collega i due punti in chiave antimperialista.
"Non volevano che il Venezuela si armasse perché un paese libero e armato dà fastidio" , ripete. E mentre lo dice, sembra parlare anche di sé: del ragazzo di Villa Fiorito che è diventato così grande da dare fastidio ai potenti, dentro e fuori dal campo.
Perché Diego, in fondo, è stato anche questo: un uomo che ha usato la sua popolarità per dire quello che pensava, senza chiedere permesso. Anche quando parlava di armi, di guerre, di ipocrisie internazionali. Anche quando spiegava che la stessa potenza che aveva invaso l'Iraq con una scusa, ora guardava con sospetto un paese sudamericano che voleva solo difendersi.

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