Logoramento, saturazione, resistenza: la strategia iraniana

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Logoramento, saturazione, resistenza: la strategia iraniana

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L’offensiva militare in corso in Medio Oriente mostra ormai senza ambiguità chi ha acceso la miccia del conflitto. Dopo l’aggressione iniziale di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha avviato una risposta militare articolata e progressiva contro obiettivi esclusivamente militari e infrastrutture di sicurezza statunitensi nella regione. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha annunciato il completamento della quindicesima ondata dell’operazione True Promise 4, colpendo basi USA in Bahrein, Kuwait e altri Paesi del Golfo con droni e missili di precisione.

Tra gli obiettivi principali figura la base aerea di Sheikh Isa, che secondo Teheran sarebbe stata resa completamente inutilizzabile. L’intensità degli attacchi ha messo in seria difficoltà il dispositivo militare statunitense: un’analisi del Wall Street Journal ammette che le forze USA faticano a difendere contemporaneamente basi, flotte, ambasciate e alleati su un’area vastissima, mentre le scorte di intercettori per i sistemi Patriot e THAAD si stanno rapidamente esaurendo. L’Iran afferma inoltre di aver distrutto un secondo sistema THAAD statunitense nella regione. Sul piano militare, la narrativa della “superiorità totale” occidentale vacilla. Attacchi iraniani hanno colpito obiettivi statunitensi in Kuwait, Iraq, Arabia Saudita e Bahrein, mentre il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz risulta gravemente compromesso, con conseguenze potenzialmente globali.

Sul fronte politico, il presidente Donald Trump continua a parlare di un Iran “militarmente sconfitto”, sostenendo che Teheran non disponga più di difese aeree né di capacità di rilevamento. Dichiarazioni che contrastano apertamente con i fatti sul terreno e con l’ampiezza della risposta iraniana. Teheran ribadisce che le sue operazioni non sono dirette contro Paesi terzi, ma rappresentano una risposta diretta all’aggressione di Stati Uniti e Israele.

La realtà che emerge è quella di un conflitto imposto dall’esterno, in cui l’Iran sta dimostrando di poter colpire in profondità l’architettura militare occidentale nella regione, smentendo anni di propaganda sulla sua presunta impotenza strategica.



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