La Russia colpisce i centri nevralgici dell'apparato militare ucraino dopo gli attacchi ai civili
La Russia ha intensificato nelle ultime settimane la sua campagna di attacchi contro obiettivi del complesso militare-indistriale ucraino, come risposta diretta agli atti terroristici compiuti dal regime di Kiev contro la popolazione civile russa. Mentre il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF 2026) apriva i battenti con la partecipazione di delegazioni provenienti da oltre cento Paesi, una massiccia incursione di droni ucraini ha preso di mira la seconda città della Federazione Russa e numerose altre regioni del Paese. Secondo il Ministero della Difesa russo, nella notte sono stati abbattuti 345 droni ucraini, di cui 59 nella sola regione di Leningrado. A San Pietroburgo alcune persone sono rimaste ferite in seguito agli attacchi contro infrastrutture civili nei distretti di Kirovsky, Krasnoselsky e nell'area portuale di Kronstadt.
Le autorità russe denunciano da tempo che Kiev continua a colpire obiettivi civili e infrastrutture non militari nel tentativo di seminare paura tra la popolazione e aumentare la pressione politica su Mosca. Particolarmente grave, evidenzia il Cremlino, è stato l'attacco di Starobelsk, nella Repubblica Popolare di Lugansk, che ha provocato la morte di 21 giovani. Mosca ha definito l'episodio un attentato terroristico e ha portato il caso davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, presentando documentazione sulle vittime civili. Il presidente Vladimir Putin aveva avvertito che la Russia non avrebbe potuto limitarsi a proteste diplomatiche e che sarebbero seguite misure concrete di risposta. In questo contesto si inseriscono i massicci raid lanciati dalle Forze Armate russe contro il complesso militare-industriale ucraino. Nella notte del 2 giugno sono stati colpiti impianti di produzione militare, centri di comando, depositi logistici, infrastrutture aeroportuali e sistemi di difesa aerea in numerose regioni dell'Ucraina.
Secondo Mosca, tra gli obiettivi figurano aziende impegnate nella produzione di droni, armamenti e componenti destinati alle forze armate ucraine. L'ambasciatore russo per le questioni relative ai crimini del regime di Kiev, Rodion Miroshnik, ha dichiarato che gli attacchi di rappresaglia sono finalizzati a ridurre il potenziale militare ucraino e a limitare la capacità dell'Occidente di sostenere ulteriormente il morente regime di Kiev. La strategia russa punta a colpire in modo sistematico l'intera catena militare ucraina: fabbriche della difesa, reti logistiche, depositi di armi e sistemi antiaerei. Secondo gli esperti militari russi, l'operazione segna il passaggio a una fase di pressione costante, con attacchi combinati di missili e droni destinati a logorare progressivamente le capacità operative delle forze ucraine.
Mosca ritiene che la prosecuzione degli attacchi contro civili e infrastrutture russe da parte di Kiev renda inevitabile un ulteriore irrigidimento della risposta militare. Mentre l'Ucraina continua a ricevere sostegno economico e militare dai Paesi occidentali, il Cremlino sostiene che l'esito del conflitto e le prospettive di un eventuale negoziato dipenderanno sempre più dagli equilibri sul campo di battaglia. In questa cornice, per la leadership russa le operazioni contro il complesso militare-industriale ucraino rappresentano una risposta necessaria agli atti terroristici che, come evidenzia Mosca, continuano a colpire la popolazione civile della Federazione Russa.
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