Le principali dichiarazioni di Putin al Forum Economico di San Pietroburgo

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Le principali dichiarazioni di Putin al Forum Economico di San Pietroburgo

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Nel suo intervento alla sessione plenaria del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF 2026), il presidente russo Vladimir Putin ha delineato una visione del sistema internazionale fondata sulla transizione verso un ordine multipolare, denunciando al contempo quella che ha definito la crescente crisi strategica dell’Occidente collettivo e, in particolare, dell’Unione Europea. Davanti a una platea composta da rappresentanti di oltre 130 Paesi, Putin ha sottolineato come il forum si stia consolidando quale spazio di dialogo tra Stati, imprese e attori economici interessati a costruire relazioni basate sul rispetto reciproco e sul vantaggio condiviso. Al suo fianco erano presenti il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, la presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan, il vicepresidente cinese Han Zheng e il ministro dell’Energia saudita Abdulaziz bin Salman Al Saud, una presenza che riflette il crescente peso dei Paesi del Sud Globale nei nuovi equilibri internazionali.

Secondo il leader russo, il mondo sta attraversando la più importante trasformazione strutturale degli ultimi decenni. Il modello di globalizzazione costruito attorno a un numero ristretto di centri finanziari, tecnologici e logistici occidentali avrebbe infatti esaurito la propria funzione storica. Putin ha sostenuto che strumenti presentati per anni come neutrali - dai sistemi finanziari alle infrastrutture tecnologiche, fino alle catene logistiche e informative - siano stati progressivamente trasformati in mezzi di pressione politica e di concorrenza sleale. In questo contesto, ha osservato, sempre più Paesi, aziende e istituzioni finanziarie stanno comprendendo i rischi derivanti dall’eccessiva dipendenza da infrastrutture controllate da attori esterni. Da qui la tendenza crescente a sviluppare tecnologie autonome, nuove rotte commerciali e meccanismi finanziari alternativi, capaci di garantire maggiore sovranità economica e sicurezza strategica. Una parte significativa del discorso è stata dedicata alla situazione europea.

Putin ha accusato la burocrazia di Bruxelles di perseguire una linea politica “miope”, caratterizzata da una retorica aggressiva che sta accelerando il declino europeo. Il presidente russo ha collegato questa strategia non soltanto alla perdita di posizioni dell’Europa nell’economia mondiale, ma anche all’indebolimento della sicurezza regionale e globale. Nel suo intervento, il capo del Cremlino ha inoltre richiamato l’attenzione sulle tensioni che attraversano il Medio Oriente, aggravate dal conflitto che contro l’Iran, e sulle turbolenze che interessano i mercati energetici internazionali.

Secondo Putin, le élite europee contribuiscono ad alimentare instabilità e caos, tentando di coinvolgere un numero sempre maggiore di Paesi in dinamiche di confronto geopolitico. Il presidente russo ha infine ribadito la disponibilità di Mosca al dialogo con l’Europa, a condizione che vengano superati quelli che ha definito approcci coloniali e che la Russia venga riconosciuta come interlocutore paritario. La soluzione delle grandi questioni continentali, ha sostenuto, richiede un confronto fondato sul rispetto reciproco degli interessi e non sulla logica delle accuse reciproche. Il messaggio emerso dal Forum di San Pietroburgo appare chiaro: secondo Mosca, la fase storica dominata dall’egemonia occidentale sta lasciando spazio a una nuova architettura internazionale più policentrica, nella quale un numero crescente di Stati cerca di affermare la propria autonomia politica, economica e tecnologica. Quindi, il consolidamento del mondo multipolare non rappresenta più una prospettiva futura, ma un processo già in corso che sta ridefinendo gli equilibri globali.


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