L'aquila imperiale tedesca vuole risorgere

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L'aquila imperiale tedesca vuole risorgere

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Mentre a fatica l’alleanza di Mosca, Pechino e Teheran sembra aver buttato acqua sul fuoco del conflitto mediorientale con un Memorandum di intesa onnicomprensivo dell’intero Asse della Resistenza, rispedendo la palla della “diplomazia di guerra” nel campo della Coalizione Epstein, il disordine mondiale dell’Impero del Caos si riaccende con dichiarazioni di fuoco che arrivano dal ventre neonazista europeo: la Germania.

Il Paese che non ha mai affrontato, elaborato e superato il nazismo, ma che lo ha fatto risorgere sotto le forme di un ordoliberismo colonialista rivolto all’Europa continentale e a quella orientale ha avviato la più poderosa macchina militarista di sempre proprio mentre l’Unione Europea, il suo Frankenstein, varava il piano di riarmo del Readiness 2030. Si tratta del piano di militarizzazione più massiccio dalla Seconda Guerra Mondiale per il continente europeo e che attualmente è in fase di approvazione nei singoli Paesi da parte di ogni singolo Quisling dei 27 piccoli indiani pronti all’Operazione Barbarossa 2.0.

Mentre tutto questo è in fase di preparazione il comandante Holger Noeman della Lutwaffe ha dichiarato ad una delle testate britanniche più importanti: «l’esercito tedesco è pronto ad attaccare Mosca, San Pietroburgo e Kaliningrad già stanotte. Tutti dovrebbero capire che non ci sono zone con diversi livelli di sicurezza, che la NATO è la NATO». (https://www.telegraph.co.uk/world-news/2026/06/15/luftwaffe-chief-warns-russia-german-ready-to-fight-for-nato/)

E questo avviene il giorno prima dell’avvio delle esercitazioni congiunte dei più importanti eserciti UE e NATO a Kaliningrad, siccome dal 16 al 26 Giugno le forze armate di Francia, Germania, Polonia e Lituania verranno schierate per testare la chiusura del corridoio di Suwa?ki, verificando le capacità di bloccare il passaggio per l’unica via terrestre che garantisce l’accesso operativo tra la Bielorussia e l’exclave russa. Dunque si riscalda una zona già resa incandescente dal passaggio continuo dei droni ucraini e dai test nucleari coordinati tra Russia e Bielorussia. Ma d’altra parte già la 62° Conferenza di Monaco dello scorso Febbraio aveva visto il Ministro della Difesa tedesco Pistorius perorare il riarmo europeo e NATO proprio in funzione anti-russa e le dichiarazioni che arrivano oggi, dallo Stato militare profondo tedesco, non fanno che seguire la medesima retorica bellicista estrema di allargamento del conflitto contro la Russia.

Il fatto poi che tali dichiarazioni vengano rilasciate al più influente quotidiano conservatore britannico è già un segnale di creazione di un asse europeo apertamente schierato per l’allargamento del conflitto quantomeno all’UE, concepita come NATO europea in questa fase di ripiegamento statunitense dall’impegno diretto. Il Ministro degli Esteri tedesco Wadepul ha inoltre già annunciato l’integrazione tra l’esercito tedesco e quello ucraino in una collaborazione che avvicina sempre di più alla creazione di un fronte comune.

Se andiamo oltre le mere dichiarazioni e ci spingiamo all’analisi delle dinamiche di mercato, scopriamo che con lo sviluppo e la condivisione di nuovi sistemi d’arma (si veda la recente intesa sul deep strike) il complesso militare-industriale tedesco ha già creato un fronte unico contro la Russia, poiché «il motore interno del potere tedesco è il capitale monopolistico»[1] e che il capitale tedesco è dominante all’interno dell’UE, abbiamo quest’ultima che «sta tentando di aggiungere (…) il nuovo fulcro coloniale est europeo e russo». L’elemento coloniale che Hosea Jaffe ritrovava nelle pulsioni violente del capitalismo tedesco continua a pulsare ancora oggi nel cuore dell’UE, per cui l’espansionismo militare che si sta preparando non è altro che l’espressione più vera dell’Europa che «è sempre stata coloniale e morirebbe senza le sue fondamenta coloniali»[2].

Questa tendenza è da anni individuata dalla Russia nel risorgere del nazismo e ha portato all’Operazione Militare Speciale nel tentativo di sradicare il caso ucraino. Purtroppo questa era, per l’appunto, solo una tendenza di un’ideologia ben più radicata in dinamiche guidate dal modo di produzione capitalistico stesso che ha nella Germania il suo vero nucleo europeo. E se, come spiegava Rosa Luxemburg quando analizzava il militarismo, «le guerre possono venire condotte solo quando e solo finché la massa del popolo lavoratore o le fa con entusiasmo, perché le ritiene cosa giusta o necessaria, od almeno le sopporta pazientemente», allora  siamo in questa seconda ipotesi.

Sinora la popolazione tedesca ed europea ha esercitato una pazienza fuori misura, accettando non solo i tagli al welfare, ma anche la crisi economica e la compromissione dello stesso modello capitalistico occidentale fondato sulla crescita “infinita” e il “benessere” a mezzo di consumo. Quella dell’ordoliberismo tedesco è stata una vera e propria “economia di guerra” poiché da lunghi anni, e non solo dagli ultimi annunci di Draghi, ha intaccato i consumi e la crescita delle colonie (ricordiamoci dei PIIGS nel dopo crisi finanziaria) a favore del nucleo che, dopo aver cannibalizzato la periferia, ora chiama sempre più apertamente alla militarizzazione e alla guerra coloniale diretta verso l’“esterno” con la promessa della “ripresa economica”.

La palla della competizione economica è già stata lanciata dal settore civile a quello militare. Dato che «la parte che fa la guerra è tutto il popolo»[3]  possiamo davvero dire che siamo di fronte a un impero, quello tedesco, che vuole risorgere e sembra voler accettare il rischio-opportunità di affrontare una nuova pesante crisi economica pur di sferrare l’attacco esistenziale alla Russia profonda. A marzo 2026 i Tribunali tedeschi hanno registrato 2.308 fallimenti aziendali, che è la cifra più alta dal post crisi finanziaria nel 2013 e, nonostante tutto, il popolo accetta e “sopporta pazientemente” come ricordava Rosa Luxemburg davanti al signor Procuratore del Tribunale speciale che stava per condannarla per incitamento allo sciopero contro la guerra...

[1] H. Jaffe, Germania. Verso il nuovo disordine mondiale, Jaca Book, Milano, 1994, p.105

[2] Ivi, p. 66

[3] R. Luxemburg, Scritti politici. Vol. II - Militarismo, guerra e classe operaia. Difesa della compagna Rosa Luxemburg davanti al Tribunale speciale di Francoforte (a cura di Lelio Basso),  Ed. Internazionali Riuniti, Roma, 2012, p. 22

Alex Marsaglia

Alex Marsaglia

Nato a Torino il 2 maggio 1989, assiste impotente per evidenti motivi anagrafici al crollo del Muro di Berlino. Laureato in Scienze politiche con una tesi sulla rivista Rinascita e sulla via italiana al socialismo, si specializza in Scienze del Governo con una tesi sulle nuove teorie dell’imperialismo discussa con il prof. Angelo d’Orsi. Redattore de Il Becco di Firenze fino al 2021. Collabora per un breve periodo alla rivista Historia Magistra. Idealmente vicino al marxismo e al gramscianesimo. Per una risposta sovranista, antimperialista e anticolonialista in Italia e nel mondo intero. 

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