Le "tesi" di Javier Cercas: l'ultima trovata di chi non si arrende ad una possibile pace
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Nelle ultime settimane vengono sempre più spesso prese a modello di “analisi politica” le declamazioni dello scrittore spagnolo Javier Cercas a proposito di “democrazia” e “autoritarismo”, due concetti che, ca va sans dire, aleggiano nell'aere astratto della mistica liberale, incuranti di ogni determinazione sociale e storica. Qualche settimana fa, era stato il solito Corriere della Sera a citare il signor Cercas e le sue sentenze su Trump e Putin che «sono dalla parte dell'autoritarismo», mentre l'Europa «è la sola speranza per la democrazia» e che, pensate un po', «l’Europa è il luogo in cui la democrazia è ancora viva, è più solida». Ora, tanto per non andare troppo lontano, a proposito di “solidità” della democrazia, basta ascoltare le urla di “Annibal ad portas”, lanciate dai fascisti di governo all'indomani delle bastonature poliziesche ai manifestanti di Torino, allo scopo ben architettato di premere su più ferree misure “di sicurezza”.
Ma si vorrebbe soffermarci su altro.
Prendendo a spunto il romanziere spagnolo di cui sopra, il signor Francesco Cundari, su Linkiesta di un paio di giorni fa, riportava la “tesi” dello scrittore secondo cui «la guerra in Ucraina è la nostra guerra di Spagna», dal momento che, dice il signor Cundari, «oggi si combatte una guerra tra autocrazia e democrazia» e, per dirla con Javier Cercas, «la prima linea del fronte si trova in Ucraina, come si trovava in Spagna negli anni Trenta».
A sostegno di tale “tesi”, il signor Cundari ricorda che «da tempo ministri e capi di stato maggiore europei ci mettono in guardia sulla probabilità che la Russia sferri un attacco diretto su suolo europeo entro il 2030»: Andrius-Merlino-Kubilius si sta sgolando da qualche anno a predire, con la determinatezza dell'oracolo di Delfi, che tra “cinque anni, o forse anche prima”, la Russia attaccherà “un paese europeo, o forse più di uno”. E il Segretario NATO Mark Rutte ha già fissato la data, il 2030, entro cui l'Europa deve essere armata di tutto punto per la guerra con la Russia. Vero è che Rutte si è astenuto dal precisare “chi attaccherà chi”; ma il capo del comitato militare NATO, ammiraglio Cavo Dragone, più previdente, esorta a una “difesa proattiva”: attaccare per primi.
Ecco dunque, esclama il signor Cundari, che la «Ue deve continuare a sostenere l’Ucraina, per non ripetere l’errore commesso dai democratici europei negli anni Trenta, quando abbandonarono la Repubblica spagnola nel tentativo di trovare un appeasement con Hitler e Mussolini». Ancora una volta, si attribuisce la qualifica di “democratico” in base ad astratte categorie liberali, prive di qualsiasi contenuto di classe: la democrazia di tipo sovietico, incarnata in quegli anni dall'Unione Sovietica, a differenza dei “democratici europei” tra i quali, evidentemente, si devono comprendere i governi britannico e francese dell'epoca, non abbandonò affatto la Repubblica spagnola e la rifornì di materiale bellico, generi alimentari e specialisti militari. Potremmo consigliare al signor Cundari, oltre alla sterminata bibliografia occidentale sul tema specifico del contributo dell'URSS alla resistenza antifranchista, le puntuali cronache dell'allora corrispondente della Pravda Mikhail Kol'tsov, raccolte nel volume “Spagna in fiamme”. Ma tanto basti.
Sorvolando sulla invettiva del signor Cundari a proposito della recente iniziativa torinese con i professori Alessandro Barbero e Angelo d’Orsi, resta da osservare che la chiusa di cotanta insulsaggine propilata sulle colonne de Linkiesta, col comparare la situazione odierna a quella di quasi un secolo fa, fa da emblema al liberale “astrattismo” di simili combriccole, intente a esaltare la “democrazia” del regime nazigolpista di Kiev, avamposto della europeista “resistenza democratica” alla “autocrazia” russa. Così, «La differenza fondamentale tra oggi e allora, caro Cercas, è purtroppo proprio questa: che allora almeno gli antifascisti sapevano da che parte stare, e da che parte stava il fascismo». La “differenza fondamentale”, che se ne renda conto il signor Cundari, è che il carattere schiavistico della dittatura di Kiev nei confronti dello stesso popolo ucraino e il bellicismo della junta neonazista che UE, USA e NATO hanno mandato al potere in Ucraina dodici anni fa con un golpe sanguinario, sono ben chiari agli antifascisti.
Ma non finisce qui. Sulle colonne della stessa pubblicazione, il 2 febbraio il signor Giuliano Cazzola fa il bis coi “paragoni” storici e tira in ballo lo sciagurato patto di Monaco del 1938, «quando le potenze democratiche» - anche qui: “democratiche” per assioma evangelico - «sacrificarono prima i Sudeti, poi la Cecoslovacchia alle pretese di Hitler». E, per asserto “storicistico”, si giura che «gli argomenti del Führer non erano tanto differenti da quelli sostenuti da Vladimir Putin per l’aggressione dell’Ucraina». Ora, il signor Cazzola si dice sicuro «che la differenza con l’appeasement del 1938 e l’epopea dell’Ucraina stia nel comportamento del popolo aggredito. Il governo cecoslovacco accettò di essere messo da parte e di non reagire... Se la Cecoslovacchia avesse rifiutato il diktat degli alleati e deciso di combattere, forse anche la storia della Seconda guerra mondiale sarebbe stata diversa. Ora la differenza l’hanno fatta il governo e il popolo ucraino». Vediamo un po', ricordando solo di sfuggita che le proposte sovietiche di intervenire in difesa della Cecoslovacchia si scontrarono con il silenzio di quelle angeliche “potenze democratiche” e con il rifiuto del governo fascista polacco di permettere il passaggio delle truppe sovietiche. Quanto all'oggi, se si ignora volutamente, al solo scopo di aspergere acquasanta sulla junta nazigolpista di Kiev, come questa sia stata foraggiata dalle “democrazie” europeiste a suon di armi e miliardi, fin dal 2014, col preciso obiettivo di ergersi a “baluardo” della “democrazia” e si tace poi su come, nel 2022, quella stessa junta, sia stata spinta a rifiutare qualsiasi accordo per por fine al conflitto già nelle prime settimane (ricorda il signor Cazzola la tragica messinscena di Bucha e l'intervento di Boris-Macbeth-Johnson perché le trattative a Istanbul finissero nel nulla?) le omelie “pacifiste” risultano quello che davvero sono: parole astratte, recitate volutamente per fare da megafono agli obiettivi bellicisti delle cancellerie europee.
Ed ecco che, come a farlo apposta, il signor Cazzola si dice «folgorato sulla via di Damasco a leggere l’articolo nel quale Francesco Cundari afferma che l’Ucraina è la nostra Spagna... È una suggestione che a suo tempo ebbi anch’io». Una “suggestione” che già nel 2022 fu appannaggio di non poche persone, “folgorate” dal trito sermone mediatico della cosiddetta “resistenza” che l'Ucraina avrebbe ingaggiato contro “l'aggressione” russa, mescolando così in maniera canagliesca gli alti ideali antinazisti e antifascisti della Resistenza con la spinta alla guerra che le cancellerie europeiste imponevano ai golpisti di Kiev.
Ora, farfuglia il signor Cazzola a proposito del paragone tra conflitto attuale in territorio ucraino voluto e sostenuto da UE-USA-NATO e epopea spagnola, «non siamo in grado di mettere a confronto le conseguenze, che ora non conosciamo, mentre allora furono la prova generale del Secondo conflitto mondiale tra le democrazie e i regimi nazifascisti. Ma i tratti comuni sono tanti: l’Ucraina resiste a una potenza autocratica che, nella storia, recita la parte che la commedia umana del XX secolo riservò al nazismo». Certo, il signore in parola non è il primo a sputacchiare il paragone tra una “potenza autocratica” che, nel suo suo gretto modo di intendere, dovrebbe essere la Russia attuale, e il Terzo Reich. Addirittura altissime cariche dello stato hanno azzardato simile parallelo, senza che ciò abbia minimamente elevato il loro livello intellettivo. E ovviamente, non potendosi il signor Cazzola esimere dal ricordare il contributo dell'URSS alla difesa della Repubblica spagnola, lo fa ovviamente, da coerente liberal-lacrimevole, alla sua maniera, mescolando personali visioni anti-comuniste e bieche elucubrazioni accademiche di stampo liberale sul patto di non aggressione URSS-Germania, e sulla cosiddetta “spartizione” della Polonia.
In conclusione, tanto per confermare il vero obiettivo bellicista di simili tirate, il signor Cazzola declama che nemmeno i piani proclamati dalla “coalizione dei volenterosi” di inviare truppe in Ucraina sono sufficienti e ha dunque «ragione Volodymyr Zelensky: il problema vero è quello di condurre la Russia a quel passo. Con la diplomazia non è stato ancora possibile. Perché non provare con le armi?».
Come no! Sono ancora pochi, nella mente del signor Cazzola, le centinaia di miliardi che sono finora stati sottratti alle spese sociali dei paesi UE per rifornire di armi la junta nazigolpista di Kiev e spingerla a continuare a mandare al massacro i propri giovani. “Provate con le armi”: mandate i “democratici” eserciti europei a combattere contro “l'autocrazia” russa, ma, soprattutto, cercate di ricordare dove stiano di casa i nazisti.
FONTI:
https://www.linkiesta.it/2026/01/javier-cercas-ucraina-guerra-spagna/
https://www.linkiesta.it/2026/02/ucraina-europa-lezioni-storiche-guerra-resistenza/


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