Luca Busca: Presentazione di 'Uno sguardo dal Fronte', di Fulvio Grimaldi
Presentazione del libro nell’intervista di Luca Busca per L’Antidiplomatico Edizioni
UNO SGUARDO DAL FRONTE
IN USCITA IN TUTTE LE LIBRERIE DAL 12 DICEMBRE.
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Fulvio Grimaldi, da Figlio della Lupa a rivoluzionario del ’68 a decano degli inviati di guerra in attività, ci racconta il secolo più controverso dei tempi moderni e forse di tutti i tempi. È la testimonianza di un osservatore, professionista dell’informazione, inviato di tutte le guerre, che siano conflitti con le armi, rivoluzioni colorate o meno, o lotte di classe. È lo sguardo di un attivista della ragione che distingue tra vero e falso, realtà e propaganda, tra quelli che ci fanno e quelli che ci sono. Uno sguardo dal fronte, appunto, inesorabilmente dalla parte dei “dannati della Terra”.
Quasi un secolo nel fronte degli aggrediti, feriti, soppressi, esclusi, ingannati, derubati, diffamati, resistenti e rivoluzionari.
Dal Rione Sanità bombardato dagli alleati, a Francoforte rasa al suolo, da Belfast a Mogadiscio, da Tripoli a Caracas, dall’Avana a Teheran, da Gaza a Baghdad, da Asmara a Damasco, da Beirut a Valle Giulia, da Hanoi a Belgrado, dalla BBC a Lotta Continua, dalla RAI al blog, dalla piazza al mondo.
Testo di Antonio Martone, Professore di Filosofia Politica e di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Salerno, poeta e romanziere. Ha partecipato con numerose voci all’Enciclopedia del pensiero politico, a cura di R. Esposito e C. Galli (Laterza 2000). Tra le sue opere più recenti, Un’etica del nulla. Libertà esistenza politica (2001), Storia, filosofia e politica. Camus e Merleau-Ponty (2003). L’autore fa parte del comitato di direzione di Filosofia politica.
Caro Fulvio,
ti scrivo per ringraziarti del dono prezioso che mi hai fatto: “Uno sguardo dal fronte” è un testamento di vita vissuta, un documento che attraversa la storia con la forza di chi non ha osservato gli eventi da una poltrona o da una redazione, ma li ha attraversati, respirato, toccato con mano.
La dedica che hai scritto per me è tanto nobile quanto solo un uomo di particolare sensibilità può essere. Quelle parole portano il segno di quella stessa umanità profonda che traspare da ogni pagina del libro. Mi hanno toccato nel profondo, perché rivelano che dietro al giornalista combattivo (non è una sorpresa per me) c’è un uomo capace di autentica generosità.
In un’epoca in cui la storia ci viene raccontata attraverso sintesi preconfezionate e narrazioni ideologiche, il tuo libro rappresenta qualcosa di radicalmente diverso: uno sguardo lungo, profondo e continuo su decenni di conflitti, di lotte, di trasformazioni che hanno plasmato il mondo in cui viviamo. Non è la storia vista dall’alto delle cancellerie o filtrata attraverso i comunicati stampa ma la storia vista dal basso, dal fronte appunto, laddove le ideologie si scontrano con la carne viva delle persone.
Quello che rende unico questo tuo lavoro è la continuità dello sguardo. Si tratta di una testimonianza che abbraccia settant’anni di presenza diretta sui teatri più caldi del pianeta. Dalla Palestina all’Irlanda del Nord, dal Corno d’Africa all’America Latina, dalla Jugoslavia all’Iraq, dall’Afghanistan alla Libia e alla Siria: hai visto con i tuoi occhi quello che altri hanno solo raccontato per sentito dire. E questo fa tutta la differenza del mondo.
C’è poi un aspetto che mi colpisce profondamente: il fatto che questo libro nasca da otto ore di intervista con Leonardo Rosi non è un dettaglio marginale. In un’epoca in cui il dialogo tra generazioni sembra essersi interrotto, in cui i giovani vengono spesso lasciati soli di fronte a un mondo incomprensibile e gli anziani relegati al silenzio o alla nostalgia, tu hai scelto di trasmettere. Hai accettato di raccontare, di consegnare a una generazione che non ha vissuto quegli eventi la memoria diretta di ciò che hai visto e vissuto.
La tua prospettiva anti-imperialista, la tua critica all’Occidente predatorio, alla NATO, alle guerre mascherate da interventi umanitari nasce dall’accumulo di esperienze, dall’aver visto ripetersi gli stessi schemi, le stesse menzogne, gli stessi interessi mascherati da nobili cause. Il tuo richiamo a Spengler e al tramonto dell’Occidente, appreso quando eri bambino tra le macerie della Germania bombardata, attraversa tutto il libro come un filo rosso che lega la tua infanzia alla tua maturità di testimone della storia.
Provo un profondo rammarico nel constatare che un libro come questo non abbia la diffusione che meriterebbe. In un paese e in un’epoca che avrebbero disperatamente bisogno di voci alternative, di sguardi che osino mettere in discussione la narrazione dominante, di testimonianze che mostrino l’altra faccia delle guerre che l’Occidente combatte in nome della democrazia reale non quella che serve soltanto come ideologia di conquista. “Uno sguardo dal fronte” dovrebbe essere nelle mani di ogni persona che voglia capire davvero come si sono svolte le cose del mondo nel periodo lungo di cui ti occupi. Invece, temo che rimarrà confinato in una nicchia, letto da chi già condivide certe posizioni. Caro Fulvio, forse è proprio questo il destino delle voci scomode: parlare a chi è già disposto ad ascoltare, mentre gli altri continuano a nutrirsi delle versioni rassicuranti che i media mainstream propinano quotidianamente.
Eppure, il destino di un libro è imprevedibile e spesso misterioso. I libri hanno una loro vita autonoma, una capacità di sopravvivere ai loro tempi, di riemergere quando meno te l’aspetti, di trovare i lettori giusti nel momento giusto. Chi può dire che cosa accadrà tra dieci, vent’anni, quando le polveri si saranno posate e le menzogne del presente appariranno in tutta la loro evidenza? Chissà che un giorno questo tuo libro non possa rischiarare proprio quegli eventi che oggi vengono sistematicamente distorti, facendo finalmente giustizia delle chiacchiere infinite che il circo mediatico di corrotti recita tutti i giorni sui nostri schermi.
Quando la propaganda di oggi sarà riconosciuta per quello che è, quando le “verità” ufficiali si riveleranno per le menzogne che sono, libri come il tuo saranno ancora lì a ricordare che cosa è realmente accaduto. La storia ha l’abitudine di riabilitare le voci che il presente condanna al silenzio, e di smascherare i ciarlatani che oggi occupano le prime pagine e i talk show. Il tuo libro è certamente destinato a durare molto più a lungo delle loro chiacchiere.
Voglio dirti, Fulvio, che questo non è un libro da leggere e accantonare. Non è uno di quei volumi che si chiudono con un senso di soddisfazione per aver acquisito qualche informazione in più. È un libro da meditare a lungo, da riaprire continuamente, da consultare ogni volta che si vuole sentire sui propri occhi e nella propria mente l’impatto della storia stessa - senza coperte ideologiche, senza schermi protettivi e senza le consolazioni delle narrazioni semplificate. È un libro che disturba, che inquieta, che costringe a fare i conti con la complessità e la durezza del reale. Ed è proprio per questo che è così importante.
Grazie, Fulvio, per aver avuto il coraggio di raccontare quello che hai visto, per non esserti piegato alle convenienze, per aver scelto di stare dalla parte dei vinti piuttosto che da quella dei vincitori. Grazie per avermi regalato questo libro, che custodirò come un compagno di strada nel tentativo di capire questo mondo difficile.
Con stima e gratitudine profonda,
Antonio


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