Napolitano, ma quali dimissioni, è un nuovo monito "fate presto". Paolo Becchi

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Napolitano, ma quali dimissioni, è un nuovo monito "fate presto". Paolo Becchi

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Sulle presunte dimissioni di Giorgio Napolitano da presidente della Repubblica, Paolo Becchi sul Fatto di ieri si chiede: perché dovrebbe far calare il sipario ora? Che davvero si possa permettere di passare il testimone senza aver a pieno adempiuto alla sua missione, quella di vedere approvate le riforme costituzionali o almeno la legge elettorale, vanitoso come è? Secondo il professore di Genova Napolitano sta solo lanciando un nuovo “fate presto” alle forze politiche per accelerare su legge elettorale e riforme costituzionali.
 
Certo, l’uomo, sulla soglia dei novant’anni è stanco, ma la mente – come ha mostrato l’interrogatorio con i magistrati – è lucidissima. Perché dorrebbe far calare il sipario ora? Che davvero si possa permettere di passare il testimone senza aver a pieno adempiuto alla sua missione, quella di vedere approvate le riforme costituzionali o almeno la legge elettorale, vanitoso come è? Diciamolo con franchezza: sarebbe una fine ingloriosa, certo giustificata agli occhi dell’opinione pubblica ma non ai suoi.
Ecco perché penso che Napolitano non abdicherà prima di aver visto approvata almeno la legge elettorale. Forse quello che è successo può essere interpretato come un invito a fare presto, eRenzi ha tutto l’interesse ad assecondarlo
Renzi si trova nella condizione migliore per sfruttare l’occasione offerta dalla disponibilità da parte di Grillo e raggiungere da una posizione di forza l’accordo con Berlusconi. Un accordo che inevitabilmente riguarderà anche la successione al Quirinale. Se Berlusconi dovesse tirare troppo la corda, ora Renzi ha un’alternativa: Grillo, disponibile per un accordo sulla legge elettorale (che certo il M5S dovrà ratificare in rete, ma 15.000 votanti, come con la Sciarra, si troveranno sempre senza problemi…). Per le “Quirinarie” forse non ci sarà neppure bisogno di rifarle, basterà riprendere quelle precedenti e risalire a Romano Prodi (che avendo dichiarato di non essere più disponibile non aspetta altro in realtà che riprendersi la rivincita). Re Giorgio sarebbe anche d’accordo, il suo candidato, Amato, non ha nessuna chance.
Ma il nome di Prodi comporterebbe le esequie di Berlusconi e il giovane Renzi si troverebbe una figura che gli farebbe ombra. Meglio un personaggio insignificante, che si limiti ad un ruolo ancillare rispetto a Renzi.
Insomma, Renzi può giocare la sua partita come vuole: sarà lui a guidare le danze e se nessuno vorrà ballare, allora non gli resteranno che le elezioni politiche anticipate. Ma, ecco questo è ciò che Re Giorgio non concederà mai: fosse messo alle strette allora sì che non gli resterà altro che la carta delle dimissioni. E allora liberi tutti, perché nella lotta di tutti contro tutti sarà ben difficile trovare un Presidente per tutti gli italiani.

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