Non si placano le proteste in Afghanistan

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Non si placano le proteste in Afghanistan

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  In Afghanistan cresce la rabbia della popolazione locale contro le forze della coalizione internazionale. Almeno sei persone sono state uccise e decine ferite mercoledì per le proteste in diverse città, contro il rogo di alcune copie del Corano avvenuto nella base area Usa di Bagram. Le scuse ufficiali degli Stati Uniti, che hanno giustificato l'accaduto affermando che quei libri venivano utilizzati dai prigionieri talebani per passarsi messaggi in codice, hanno ulteriormente alimentato le violenze.

Secondo i reporter presenti nel paese, i manifestanti a Kabul hanno inneggiato ai Talebani,  intonato cori fortemente anti-americani e preso d'assalto Camp Phoenix, la principale base Nato nella capitale.  Dure le reazioni anche dell'entourage politico del paese. I  Talebani e diversi parlamentari hanno intimato le forze di sicurezza  ad impugnare  le armi non contro i manifestanti ma contro le forze Nato. Il presidente Karzai riferirà dell'accaduto in entrambi i rami del Parlamento giovedì mattina, ma intanto ha già violentemente condannato l'accaduto e formato una commissione ad hoc di mullahs e importanti figure religiose del paese per accertare le responsabilità. 
Diplomatici occidentali hanno dichiarato di temere che i mullah conservatori possano incitare il popolo ad ulteriori atti di violenza nella preghiera del venerdì quando un gran numero di fedeli si riunirà alla moschea. L'episodio ha danneggiato le relazioni tra gli Stati Uniti e l'Afghanistan in un momento cruciale in cui Washington sta negoziando il difficile passaggio della sicurezza del territorio dalle forze Isaf a quelle di polizia locale.

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