Obama deve preoccuparsi della Russia non dell'Isis. Lo scrive il Financial Times

Il presidente americano continua a sottovalutare l'alleanza che si sta creando tra il Cremlino e la Cina...

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Obama deve preoccuparsi della Russia non dell'Isis. Lo scrive il Financial Times

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di Simone Nastasi
 
Al Financial Times non sembrano avere dei dubbi rispetto a quali debbano essere le priorità di politica estera di Barack Obama nelle prossime settimane. Il presidente americano è reduce dalla sconfitta alle elezioni di Mid-Term e sono in molti a pensare che le ragioni vadano ricercate anche nelle scelte di politica estera della sua amministrazione.   
 
Tra le questioni più importanti da affrontare al momento ci sono l’Ucraina e il Medio-Oriente. Da una parte c’è infatti da contenere una minaccia sempreverde che risponde al nome della Russia di Wladimir Putin che proprio nelle ultime settimane ha stretto importanti accordi di natura militare con la Cina. Dall’altra c’è la nuova minaccia dell’Isis, il gruppo islamico di matrice jihadista, che dalla fine dell’estate ha iniziato una guerra di conquista nell’area geografica mediorientale, a partire dai territori di Siria ed Iraq. 
 
Se dunque sarebbero queste le questioni sulle quali oggi, Obama e i suoi consiglieri, dovrebbero maggiormente concentrarsi, per quelli del Financial Times, tra l’una e l’altra questione, su quale debba essere quella prioritaria, non ci possono essere dubbi: la Russia deve venire prima. Nonostante a Washington, stando proprio alle ultime notizie che il quotidiano finanziario londinese riporta - cioè della decisione di Obama di inviare nuove truppe in Medio-Oriente -  la stiano pensando evidentemente in maniera diversa. Dando precedenza alla questione Isis. 
 
Le ragioni, secondo il Ft, sarebbero tre e presto spiegate: una prima, di carattere strettamente militare, che vedrebbe l’esercito americano direttamente coinvolto, essendoci una guerra in atto; una seconda, di importanza più politica, legata al concetto di sicurezza nazionale: “ se questa significa -  scrive il Ft -  proteggere i propri cittadini allora il popolo americano considera come una minaccia più seria quella dell’Isis” . E una terza che invece, sarebbe legata al concetto di sicurezza internazionale secondo cui “gli americani pensano che ristabilire l’ordine in Medio-Oriente sia un’opera che potrebbe anche richiedere decenni”.
 
Da qui la decisione di Washington di volersene occupare prima. Ma come scrivono al Ft, se la Russia, nonostante le sanzioni economiche e la pressione dei mercati sul rublo, dovesse procedere con un’operazione militare in Ucraina e l’Occidente, attraverso la Nato, non desse una risposta tempestiva, il messaggio che passerebbe al mondo intero, sarebbe che l’alleanza militare occidentale, sia in fin dei conti una “tigre di carta”. Obama tuttavia è partito per la Cina. A Washington infatti restano convinti che, nel lungo periodo, per diventare il “pivot” in Asia, gli Stati Uniti debbano preoccuparsi prima che del declino della Russia o della disintegrazione del Medio Oriente, della crescita economica della Cina. Nei prossimi anni Pechino sarà il vero competitor di Washington. Obama sembra dimenticarsi tuttavia che la Russia, come è stato scritto più volte negli ultimi tempi su L’Antidiplomatico, è per la Cina il suo alleato più importante.

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