Ogni volta che Trump apre bocca...

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Ogni volta che Trump apre bocca...

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di Francesco Dall'Aglio*

A Trump bisogna riconoscere un'abilità davvero straordinaria: ogni volta che apre bocca o, come in questo caso, scrive qualcosa su Truth, riesce a scontentare chiunque, direi quasi ecumenicamente.

"Molti dei nostri alleati", scrive il nostro, festeggiano l'8 maggio "ma noi abbiamo fatto di più di ogni altro paese, di gran lunga, per produrre un risultato vittorioso nella seconda guerra mondiale". Quindi, l'8 maggio viene per decreto rinominato "Giorno della vittoria della seconda guerra mondiale" - e fin qua che dire, sminuisci non solo il contributo sovietico ma anche quello inglese, francese, polacco e quello di tutte le resistenze europee, ma del resto Hollywood ci ha spiegato tante volte che la vittoria è arrivata solo grazie allo sbarco in Normandia, per cui ci adeguiamo. Ma sminuisci pure il contributo degli stessi Stati Uniti nel Pacifico, contributo tra l'altro dove possono davvero vantare uno sforzo molto superiore a quello degli alleati (a eccezione della Cina, e forse il problema è questo), limitando l'intera seconda guerra mondiale al fronte europeo (ai fronti, certo, c'era anche quello italiano che pure non era una passeggiata - ma mi sa che per Trump conta solo la Francia).





Ma non è finita: l'11 Novembre viene rinominato "Giorno della vittoria della prima guerra mondiale", anche quella vinta esclusivamente grazie agli USA perché nessuno, continua sempre il nostro, "si avvicina a noi in termini di forza, coraggio, o genialità militare", ed è arrivato il momento di "ricominciare a celebrare le nostre vittorie!". L'11 novembre finora era il Veterans Day, il Giorno dei Veterani, e sebbene sia nata per omaggiare i veterani della Prima Guerra Mondiale è una festa che li celebra tutti, sia i veterani delle guerre vinte che quelli delle guerre perse o "pareggiate". E forse proprio per questo ora li si cancella, ricordando solo la prima guerra e non le avventure mediorientali o indocinesi che di certo non rientrano nel concetto di grandeur imperiale che il nostro vuole proiettare.
Si fa gran parlare, e giustamente, dell'uso strumentale che la Russia fa della seconda guerra mondiale per rimarcare il suo status di grande potenza e anche, di questi tempi, per disinnescare il fatto che fu una vittoria sovietica, nonostante atti cosmetici tipo ribattezzare l'aeroporto di Volgograd "aeroporto di Stalingrado" (cosa che secondo il ridicolo articolo di Rosalba Castelletti su Repubblica, dove sennò?, al link 1, è "un omaggio al dittatore", vabbè).

La doppia scelta di Trump va, in prima lettura, nella stessa direzione: siamo fortissimi, abbiamo sempre vinto e senza di noi non si andava da nessuna parte (il che in buona misura è anche vero, per carità, ma ci siamo capiti).

Però, rispetto al discorso russo, o putiniano se preferite, in quest'enfasi sul teatro europeo c'è qualcosa di più. Non solo abbiamo sempre vinto perché siamo fortissimi, abbiamo anche sempre salvato l'Europa ed è bene che non se lo dimentichi e continui a fare quello che le diciamo di fare. Ma non c'era bisogno di scontentare i veterani dell'Iraq per questo, bastava telefonare a Calenda o a Pinapicierno, avrebbero confermato entusiasti.

Link 1: https://www.repubblica.it/.../stalingrado_putin.../

*Post Facebook del 2 maggio 2025

Francesco Dall'Aglio

Francesco Dall'Aglio

 

Francesco Dall'Aglio, medievista, ricercatore presso l'Istituto di Studi Storici al dipartimento di storia medievale della Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria). Esperto di est Europa e di questioni strategico-militari. Autore di War Room - Russia, Ucraina, NATO: 

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