Omaggio al Prof. Julio Rodriguez Puértolas

Il 20 di settembre è morto a Madrid il professore Julio Rodriguez Puértolas, il professore che smascherò le menzogne dei potenti sulla Storia e letteratura di Spagna

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Omaggio al Prof. Julio Rodriguez Puértolas



di David Becerra Mayor 

(Traduzione Mara Meroni)

 

A seguito della pubblicazione del libro Storia Sociale della Letteratura Spagnola (in castigliano), un manuale che demistificava la Storia di Spagna e la sua letteratura, un giornale indipendente e mattutino - oggi: il giornale globale - qualificò i suoi autori come stalinisti e inquisitori, ignoranti e marxisti volgari.

Correva l’anno 1978, in piena transizione democratica, e parlare del passato non era molto conveniente: si stava impostando una storia ufficiale e ogni approssimazione dal basso alla nostra storia, ogni tentativo di scrivere una qualsiasi storia sociale, incluso una della letteratura, infastidiva il potere. La storia ufficiale si stava creando dall’alto e i suoi protagonisti furono imposti: grandi uomini che grazie ai loro grandi gesti ci portarono la democrazia e la possibilità di vivere in libertà.

Come se la democrazia fosse una concessione e non una conquista.

Quando i poderosi scrivono la storia quasi sempre cancellano da essa quello che viene dal basso. Ma ci fu un’opposizione alla versione della storia che si stava creando, anche nel mondo culturale, pure nel mondo letterario. Storia Sociale della Letteratura Spagnola è una prova di questo, facendo parte della lotta culturale di quella transizione, nelle sue pagine balenò la possibilità- e la speranza- che la nostra storia avrebbe potuto essere diversa.


Julio Rodriguez Puértolas fu, insieme a Carlos Blanco Aguinaga e Iris M. Zavala, uno degli autori della Storia Sociale della letteratura spagnola. Quando terminó la tesi dottorale diretta da Dámaso Alonso, incominció la sua carriera accademica in Inghilterra e in seguito lavoró come docente di letteratura spagnola in diverse universitá statunitensi, diventando il professore titolare piú giovane dell’Universitá di California a Los Angeles.


Dopo vari anni negli Stati Uniti, decise di tornare in Spagna perché, come lui stesso affermó in una intervista, «pensavo che insegnare quello che piú o meno sapevo della letteratura avrebbe avuto più senso politicamente e socialmente in Spagna piuttosto che in America ». Eppure, come lui stesso raccontò, il ritorno non fu semplice e dovette affrontare «opposizioni minacciose, terribili, degradanti, ingiuste(...). Alla fine scoprì, perché prima o poi tutto si scopre, che il mio caso era stato discusso in un tribunale e l'argomento principale che avevano contro di me era questo: “Non vogliamo più comunisti nell’Università spagnola”. E questo succedeva di già nell’anno 1978, in democrazia ». Alla fine riuscì a entrare e con gli anni fu nominato professore titolare in Letteratura Spagnola all’Università Autonoma di Madrid.


Marxista, discepolo di Américo Castro, Julio Rodriguez Puértolas propose un approccio anti- essenzialista alla letteratura e incorporò agli studi ispanici una prospettiva storica e radicale: «la letteratura non è che un ramo della storia », diceva. E incominciò a rileggere i classici della letteratura spagnola, dal El Cid fino a Fortunata y Jacinta, passando per La Celestina o El Quijote, da un altro punto di vista, da un punto di vista radicalmente storico. I suoi libri De la Edad Media a la Edad conflictiva o Literatura, historia, alienación sono un esempio della visione di Julio Rodriguez Puértolas. Nella nota preliminare della Storia sociale...rivendicava l’esercizio di una critica letteraria realista, che consisteva nel “capire ogni testo, di per sè, in relazione ad altri testi, e in relazione a tutti questi con le ideologie e le mutevoli strutture sociali che le creano. Solo da questa prospettiva dialettica, contro ogni positivismo e contro ogni visione idealistica della Storia, può essere possibile una vera storia della letteratura, una critica letteraria realistica”.


Ma non solo si oppose alla tradizione e alla rilettura dei classici; smascherò anche gli intellettuali organici del franchismo che, di colpo, da un giorno all’altro, si svegliarono democratici e ci fecero credere che sempre erano stati democratici, e che se in Spagna era arrivata la democrazia era un atto dovuto a loro, solo a loro. Storia della letteratura fascista spagnola fu un esercizio di trasparenza che fece luce su tanta oscurità convenientemente disegnata. Come disse César de Vicente Hernando, autore dell’epilogo che chiude il libro, Storia della letteratura fascista spagnola costituisce “ uno degli più grandi studi sul fascismo in Spagna e il più esaustivo di quelli dedicati a creare la storia della letteratura scritta al servizio del regime politico nato dalla insurrezione militare contro la Seconda Repubblica Spagnola il 18 luglio 1936”. Non è una casualità che la Storia della Letteratura fascista facesse parte della Guida Bibliografica del 2003, l’Index dei libri proibiti del Opus Dei, con un grado di pericolositá numero 5, che, secondo la legenda che accompagna il documento, si tratta di un libro che “non si puó leggere, salvo con un permesso speciale della delegazione”.


Cosa facciamo con tutto questo? Si domandava Julio Rodriguez Puértolas nelle sue classi dopo aver spiegato una serie di elementi apparentemente contraddittori che erano presenti nei testi letterari. Allora: cosa faremo noi con tutto questo, con tutto il suo legato, con tutto quello che ci ha insegnato, ora che Julio Rodriguez Puértolas é morto? Rimbombano nelle nostre menti questi versi che scrisse.


Sì, perché Julio Rodriguez Puertolas fu anche poeta:

 

È l’ora, la classe è finita.

Sulla lavagna restano nomi che ebbero un senso,

parole ormai prive di oggetto:

Neruda, dialettica, amore.

 

Il nostro dovere- il dovere dei suoi discepoli- è, tra le varie cose, che nessuno possa cancellare quella lavagna.


Ci rimangono le sue opere, però oggi questo non ci consola, quando l’unico che ci rimane – e soffriamo- è la sua assenza. Oggi mi piacerebbe scrivere di altre tante cose che ci unirono, delle bottiglie che non volevano aprirsi, del divano azzurro, di qualche corrido messicano o della Pastora Marcella. Oggi mi piacerebbe parlare di queste cose e aspettare domani per rivendicare le sue opere, per mettere al riparo il suo legato critico, teorico e letterario. Mi piacerebbe fermarmi un momento per guardare le fotografie. È urgente che noi, i suoi discepoli, incominciamo oggi stesso la funzione di mantenere viva questa luce che luccica e che ci dice che un altro mondo -e una altra letteratura- è possibile. Considerando la forza con la quale soffiano i venti impetuosi del oblio, è meglio non lasciare per domani quello che si può dimenticare oggi.


Sappiamo che non esiste il cielo, però sì la memoria. E lì vivrai sempre fra di noi. Un abbraccio grande, Julio, amico, maestro; ci manchi già.

 

Articolo originale: http://blogs.publico.es/otrasmiradas/10348/homenaje-julio-rodriguez-puertolas/


Si riferisce al giornale El País (N.d.T.).

 

 

 

 

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