Palermo in vendita: i grandi fondi speculativi e la logica della turistificazione neoliberale

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Palermo in vendita: i grandi fondi speculativi e la logica della turistificazione neoliberale


di Angela Fais

Si definisce progressivamente il quadro a tinte fosche della finanziarizzazione delle città. Complice anche la guerra in Medio Oriente che ridisegna i flussi turistici globali. 
Secondo alcune indiscrezioni pubblicate da una testata locale, pare che tre grossi fondi immobiliari avrebbero deciso di non investire più su Dubai, scegliendo invece Palermo, dove ancora c’è un mercato immobiliare estremamente competitivo a fronte di immobili di grandissimo pregio. A Palermo, e in tutta la Sicilia, si registra infatti una significativa rivalutazione del segmento del settore lusso ed extralusso, con una impennata del prezzo a mq. Gli acquirenti sono principalmente investitori stranieri.

Non si faccia però l’errore di pensare che il fenomeno della finanziarizzazione non riguardi Palermo dal momento che essa non possiede il peso finanziario e bancario di altre metropoli, come Milano o Roma. Essa rappresenta invece un esempio perfetto di città finanziarizzata. E oggi si ritrova letteralmente presa d’assalto da investitori stranieri, da grandi fondi di investimento; anche quelli di cui dicevamo che a quanto pare sarebbero interessati ad acquistare in città edifici di grande prestigio da destinare poi a strutture ricettive di lusso: tre hotel a 5 stelle nell’area di Via Roma, area che rientra in un progetto di rigenerazione urbana molto ambizioso.

Il mercato dei fondi immobiliari in Italia gestisce 121miliardi di euro e l’Italia è il quarto paese in Europa, dopo Germania, Francia e Lussemburgo.

I fondi si muovono secondo uno schema già rodato che trasforma la città in un asset speculativo, privilegiando la rendita rispetto ai bisogni reali degli abitanti che non vengono più presi in considerazione, scalzati dalle esigenze dei turisti e del profitto.

I fondi, indotti all’acquisto di immobili di lusso in quanto rappresentano investimenti con basso rischio e rendimenti competitivi (3-6% annuo), trasformano investimenti immobiliari in attività finanziarie che generano liquidità. L’investitore, dal canto suo, gode di un rendimento senza impegnarsi ad acquisire l’immobile con l’acquisto. Quindi, il fondo compra l’immobile, lo ristruttura e lo consegna “chiavi in mano” a quei grossi gruppi alberghieri che potrebbero essere i protagonisti di quest’operazione che, secondo indiscrezioni, ammonterebbe a 30 milioni di euro.

I gruppi alberghieri che potrebbero essere interessati alla gestione di questi hotel di extra lusso sarebbero nomi noti e di grande rilievo. 

L’ Hilton Worldwide Holdings, una delle principali multinazionali alberghiere al mondo. Nel 2007, il fondo di private equity Blackstone ha acquisito il gruppo per 26 miliardi di dollari. Si Badu bene che tra gli azionisti principali di Blackstone abbiamo Vanguard al 9,15% e BlackRock al 6,54%. Esattamente come accade per la Marriott International, che è partecipata in modo significativo da grandi gestori patrimoniali come iShares, leader mondiale degli ETF, creata da Barclays e acquisita da BlackRock già nel 2009. 

Altro colosso che probabilmente potrebbe intervenire è Accor, il primo gruppo alberghiero in Europa, quotato in borsa, il cui azionariato principale include la Qatar Investment Authority e la Kingdom Holding Company del principe saudita  Al-Walid Bin Talal. 

E infine, ma non per importanza, la Four Season Hotels and Resorts, una società privata e non quotata in borsa di proprietà di Cascade Investment al 71% e al 29% di Al Walid Bin Talal. Si dà il caso che la Cascade Investment sia una holding statunitense controllata da Bill Gates, del quale gestisce il patrimonio. D’altronde Bill Gates non ha mai fatto mistero di apprezzare la Sicilia oltre al fatto che è anche un grandissimo benefattore, tutti conosciamo il suo cuore d’oro.

E forse proprio questo spiega l’incontenibile euforia con cui vengono attesi gli investitori stranieri. Quasi lo stesso entusiasmo che si riserva ai Re Magi, sulla scorta dell’assunto che “il turismo porta soldi”. Verità incontestabile, sta a vedere nelle tasche di chi. Sarebbe anche interessante capire quale benessere e quali ricadute positive possano scaturire per i cittadini residenti da questo genere di operazioni. Sicuramente a una rigenerazione urbana così radicale, che ruota attorno agli interessi di investitori stranieri e di grossi fondi finanziari, segue un aumento dei prezzi tale da mettere in fuga dalla città i cittadini con medio e basso reddito.

Se la rigenerazione urbana diventa occasione e strumento di profitto per la finanza e i grandi investitori, la città diventa improvvisamente troppo cara e sparisce altrettanto rapidamente il diritto dei residenti ad abitarla, ridotta a essere solo un cumulo di pietre senza popolo.


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Angela Fais

Angela Fais

Laureata in filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma e Dottoressa in psicologia scrive per varie riviste e collabora con l'Antidiplomatico

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