PIX e sovranità finanziaria: il Brasile resiste alle pressioni USA
Il governo brasiliano ha respinto le accuse contenute nel rapporto dell'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (USTR), che accusa Brasilia di adottare pratiche commerciali sleali e minaccia l'introduzione di dazi aggiuntivi del 25% sui prodotti brasiliani. Al centro della disputa vi è PIX, il sistema di pagamenti istantanei sviluppato dalla Banca Centrale del Brasile, che Washington sostiene favorisca le aziende nazionali a discapito di quelle statunitensi.
In una lettera firmata dal ministro degli Esteri Mauro Vieira, il governo di Luiz Inácio Lula da Silva respinge le accuse, sostenendo che gli Stati Uniti non abbiano dimostrato alcun nesso tra le politiche brasiliane e un reale danno al commercio USA.
Secondo Brasilia, le contestazioni riguardano in realtà scelte sovrane di politica interna, comprese le decisioni della Corte Suprema brasiliana, più che questioni commerciali. L'esecutivo sottolinea inoltre che PIX è un'infrastruttura pubblica aperta a qualsiasi operatore che rispetti i requisiti previsti, indipendentemente dall'origine del capitale. Colossi statunitensi come Google Pay Brasil e Visa operano già regolarmente all'interno del sistema. Vieira richiama inoltre l'esempio di FedNow, la piattaforma di pagamenti istantanei gestita dalla Federal Reserve, per dimostrare che un sistema pubblico di questo tipo non costituisce una pratica commerciale sleale.
La vicenda riflette le crescenti tensioni tra Washington e Brasilia sul terreno della sovranità economica e della regolazione digitale. Divenuto il principale mezzo di pagamento del Paese con oltre 170 milioni di utenti, PIX rappresenta per il governo Lula uno strumento strategico di inclusione finanziaria e autonomia tecnologica, destinato a diventare uno dei simboli del confronto tra modelli economici nazionali e pressioni commerciali statunitensi.
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