Drone navale "kamikaze" ucraino scoperto in una grotta al largo di Lefkada, in Grecia: la posizione strategica a poche miglia dall'Italia
di Francesco Fustaneo
Pescatori greci hanno rinvenuto un'imbarcazione senza equipaggio carica di esplosivo. L'apparecchio, modello Magura V3, era plausibilmente pronto a schiantarsi contro una nave. Tra i misteri, alcuni appunti scritti a mano trovati all'interno.
Nel Mare Ionio, a poche miglia dalla costa turistica dell'isola di Lefkada, pescatori locali hanno rinvenuto un drone navale di fabbricazione ucraina: configurato per un attacco "kamikaze", era stato nascosto all'interno di una grotta costiera.
Posizione strategica: Lefkada a poche ore dall'Italia
L'isola di Lefkada non è lontana dalle coste italiane. Situata nel Mar Ionio, fa parte dell'arcipelago delle Isole Ionie e dista circa 240 chilometri (150 miglia) dalle coste dell'Italia meridionale. La sua posizione, relativamente vicina allo Stretto di Sicilia e alle rotte marittime che collegano l'Europa orientale al Mediterraneo centrale, la rende un punto di interesse strategico per il controllo delle vie di navigazione commerciali.
Proprio questa collocazione geografica – a poche ore di navigazione dalle coste del Sud Italia – rende il ritrovamento particolarmente significativo: l'area in cui è stato scoperto il drone è attraversata da rotte commerciali ad alta densità di traffico, frequentate quotidianamente da petroliere, navi portacontainer e traghetti di linea.
Il ritrovamento e la configurazione "kamikaze"
Il ritrovamento risale a giovedì 7 maggio 2026. Secondo quanto riferito dalla testata greca «eKathimerini», i pescatori hanno notato l'imbarcazione nei pressi di Capo Doukato. A insospettirli è stato il fatto che il piccolo natante, chiaramente senza nessuno a bordo, avesse il motore ancora acceso.
L'imbarcazione è stata identificata come un Magura V3, un drone navale di superficie di produzione ucraina, già utilizzato in passato dalla marina di Kiev per attaccare navi russe nel Mar Nero. Le prime verifiche delle autorità greche hanno confermato che il drone era pronto a colpire con modalità "kamikaze", schiantandosi fisicamente contro il suo bersaglio.
Inizialmente si era parlato della presenza di esplosivo attivo, ma successive analisi hanno rivelato che il drone conteneva detonatori, mentre non è stato trovato esplosivo a bordo. Le autorità greche hanno comunque inviato artificieri del battaglione di sminamento TENX, che hanno rimosso i detonatori e disattivato le batterie per mettere in sicurezza l'apparecchio.
L'elemento misterioso: appunti scritti a mano
Ciò che ha maggiormente sorpreso gli investigatori è stato un ritrovamento insolito all'interno del drone. In un'arma progettata per essere distrutta nell'impatto, sono stati scoperti appunti – o veri e propri manoscritti – vergati a mano.
La presenza di questi documenti solleva interrogativi sullo scopo e sulla missione del drone. Le ipotesi al vaglio degli inquirenti spaziano dalla possibilità di un'azione di provocazione – magari per incolpare altri – all'ipotesi che il drone avesse una funzione più complessa, forse legata a operazioni di intelligence.
L'attacco alla Artic Metagaz: un precedente significativo
Il ritrovamento di Lefkada riaccende i riflettori su una serie di incidenti recenti che hanno visto protagonisti i droni navali nel Mediterraneo. In particolare, il caso più eclatante riguarda la nave russa Artic Metagaz, un LNG carrier (nave da trasporto di gas naturale liquefatto) colpita da un attacco condotto con droni Magura lo scorso marzo.
L'attacco è avvenuto il 3 marzo 2026 a circa 143 miglia nautiche a sud di Malta. La nave – che faceva parte della cosiddetta "flotta fantasma" russa, utilizzata per trasportare gasolio e gas eludendo le sanzioni occidentali – è stata colpita, in spregio al diritto marittimo e internazionale, da uno o più droni navali Magura di tipo V, ciascuno in grado di trasportare fino a 300 kg di esplosivo. Si è poi appurato che i droni sono stati lanciati dagli ucraini dalla Libia. L'attacco ha provocato due esplosioni, una sul lato sinistro e una sul lato destro dello scafo, danneggiando seriamente la nave che attualmente si trova non distante dalle coste di Bengasi e rischia di affondare da un giorno all'altro, rappresentando una potenziale bomba ecologica per il Mediterraneo.
Quale scenario per il drone di Lefkada?
Le autorità greche stanno ora valutando diverse ipotesi. Se il drone fosse stato effettivamente armato, l'obiettivo presunto sarebbe potuta essere una nave commerciale o una petroliera della "flotta fantasma" russa – navi che trasportano petrolio russo eludendo le sanzioni occidentali e che transitano regolarmente nel Mediterraneo centrale.
Questo scenario è reso più concreto dal fatto che l'area del Mediterraneo centrale è ormai diventata un teatro di operazioni secondario, ma non per questo meno rilevante, del conflitto russo-ucraino. L'Ucraina ha ripetutamente dichiarato di considerare le navi della "flotta fantasma" come bersagli legittimi, poiché i ricavi derivanti dai loro carichi contribuiscono direttamente a finanziare lo sforzo bellico russo sul suolo ucraino.
Implicazioni per la sicurezza nel Mediterraneo
La scoperta di Lefkada solleva serie preoccupazioni per la sicurezza marittima nell'area. L'isola si trova a soli 240 km dalle coste italiane, e le rotte che la collegano al nostro Paese sono tra le più trafficate del Mediterraneo. Traghetti di linea, navi commerciali e petroliere attraversano quotidianamente queste acque.
L'episodio dimostra come le azioni belliche ( o sarebbe meglio dire terroristiche in questo caso )
di Kiev si stiano progressivamente espandendo dal Mar Nero al Mediterraneo centrale, in un'area fino a poco tempo fa considerata relativamente tranquilla. Le indagini sono ancora in corso, coordinate dalle autorità greche in collaborazione con i servizi di sicurezza internazionali.


