di Federico Giusti
L'economia di guerra, mai sufficientemente analizzata, prevede anche investimenti in Borsa e stratosferici utili per le aziende produttrici di sistemi d'arma e tecnologie duali. E come accadde per le multinazionali farmaceutiche ai tempi del Covid, se scoppia le guerra cresce anche la domanda di armi e allo stesso tempo inizia la forsennata corsa verso la realizzazione di sistemi tecnologicamente avanzati.
Dallo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia quel campo di battaglia è stato il terreno di sperimentazione di tante armi, di nuove e vecchie tecniche militari, con l'adozione dei sistemi di videosorveglianza, l'intero complesso militare-industriale ha tratto quindi enormi benefici sotto forma di quotazione dei titoli in Borsa, oltre ai ricavi per le vendite e le ordinazioni future.
I guadagni variano da gruppo a gruppo e molto dipende dalla tipologia di armamenti e dalla quantità e qualità tecnologica presenti negli stessi, se la tecnologia può essere utilizzata anche ambito civile. Nei primissimi giorni del 2026, in diversi casi, gli utili in Borsa hanno superato anche il 10 per cento dopo i grandi aumenti già registrati nel 2025.
E paradossalmente, ma fino a un certo punto, tanto più accentuato sarà il vento di guerra tanto più aumenteranno ordinazioni e utili per le imprese del settore che poi, è bene ricordarlo, sono in buona parte statunitensi.
Ma commetteremmo un errore a dubitare, in campo militare, delle capacità europee per quanto sia innegabile la supremazia Usa che beneficerà ancora per anni di gran parte delle ordinazioni.
La Ue deve piuttosto guardarsi dai conflitti interni, dalla competizione tra le stesse aziende comunitarie che hanno concluso alleanze e join venture con colossi statunitensi e di altri paesi, molte imprese di guerra del vecchio continente hanno delocalizzato negli Usa parte della loro produzione . Non a caso, tra le raccomandazioni di Draghi, si trovava proprio la necessità di costruire sinergie ma non doppioni, dotarsi di una strategia condivisa che mettesse insieme, e non in competizione, le imprese di guerra specie quelle più avanzate come Bae Systems, la francese Thales, l’italiana Leonardo, la franco-tedesca Airbus, la tedesca Rheinmetall.
E proprio Il fatturato delle più grandi imprese europee produttrici di armi è aumentato più di quelle statunitensi tanto che l'argomento lo ritroviamo su varie testate, ad esempio Il fatto Quotidiano in edicola lo scorso 7 Gennaio
L'aggregato delle cinque principali europee nei primi nove mesi del 2025 (eccetto Bae, per la quale sono disponibili solo i dati semestrali) è aumentato del 12% a 62,2 miliardi di euro, una percentuale doppia rispetto a quella dei cinque grandi gruppi Usa, che hanno però un fatturato quasi triplo per valore assoluto, equivalente a 176,5 miliardi di euro ael cambio del 30 settembre.
La redditività complessiva è cresciuta a doppia cifra, con qualche eccezione. Le big five americane hanno aumentato gli utili operativi del 36% a 19,4 miliardi di dollari. Le europee, prendendo i valori resi noti da Leonardo, Airbus e Rheinmetall e stimando la redditività di Bae e Thales, hanno un utile operativo e aggregato di 5,55 miliardi di euro, +40% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Fatti due conti, considerate le commesse acquisite e già previste per i prossimi anni, non è azzardato ipotizzare un aumento ancor maggiore degli utili, dei ricavi e dalla quotazione dei titoli in Va fronte di una tassazione alquanto favorevole, di finanziamenti nazionali e europei, di politiche del riarmo che andranno a rafforzare le ordinazioni come mai accaduto dal secondo dopo guerra ai nostri giorni.
Impressionanti i rialzi in Borsa grazie al grande aumento delle spese militari in deroga per altro ai tetti di spesa, ebbene nell'anno passato la crescita delle imprese europee è di gran lunga maggiore di quelle statunitensi.
E il record dei profitti tuttavia viene da Israele. Elbit Systems nei primi nove mesi del 2025 ha aumentato del 18%, le azioni sono aumentate del 195%,
Le aziende belliche dell'Ue hanno registrato vertiginosi aumenti dei guadagni con la domanda ucraina | Euronews
Nel 2024 i primi 100 produttori di armi hanno guadagnato 679 miliardi di dollari: i dati del report del SIPRI
https://www.milanofinanza.it/news/boom-delle-vendite-di-armi-in-dieci-anni-ricavi-su-del-26-per-i-primi-100-produttori-exploit-di-giappone-202512011057554694
E il ruolo dei Governi? E' di fondamentale importanza in questo scenario di guerra, le imprese produttrici di armi si attendono politiche favorevoli e in Italia, a tal riguardo, arriva proprio in questi giorni il progetto di dare vita al nuovo polo europeo per l’addestramento dei piloti del velivolo da combattimento di quinta generazione Lockheed Martin F-35 Lightning
La scelta della sede ha individuato un piccolo aeroporto, quello militare di Trapani-Birgi che tuttavia, specie in estate, è aperto al traffico civile, hanno operato da mesi tanto l' Aeronautica Militare quanto il Ministero della difesa e la industria nazionale. Meglio di noi ne parla il Portale Analisi difesa in un articolo pubblicato proprio in questi giorni a cui rinviamo per tutti i necessari approfondimenti.
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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità
Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.
LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA
Pasquale Liguori
Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.
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