Ucraina: i 7 punti della "road map" per la pace in 100 giorni
di Clara Statello per l'AntiDiplomatico
Il capo della direzione principale dell’intelligence ucraina (GUR), Kyrilo Budanov, ha avvisato la Verkhovna Rada: se entro l’estate non ci saranno seri negoziati di pace, l’Ucraina andrà incontro ad una minaccia per la propria esistenza. Secondo quanto si apprende dalla rivista ucraina Ukrainska Pravda, il drammatico avvertimento è giunto durante una riunione a porte chiuse con i capigruppo dei partiti al parlamento ucraino tenuta nei giorni scorsi.
Uno dei partecipanti ha riferito sotto anonimato che questa è stata la risposta di Budanov alla domanda: “quanto tempo ci resta”.
Il GUR ha smentito successivamente queste affermazioni, alcuni deputati hanno parlato di un fraintendimento, di estrapolazione di alcune parole dal contesto. Ma la riunione di Budanov con i capigruppo parlamentari è stata confermata.
Nella situazione in cui si trova l’Ucraina, le smentite potrebbero servire a non diffondere il panico, dopo la diffusione di gravi informazioni riservate. La situazione sul campo militare è in netto svantaggio per le truppe di Kiev. L’esercito russo avanza in Donbass e dopo la conquista della città fortezza di Velikaya Novosolka potrebbe spingersi ad Ovest, irrompendo oltre i confini della regione di Dnepropetrovsk, finora rimasta fuori dai combattimenti.
Mentre le difese ucraine cedono a Donetsk, i russi avanzano a Kupiansk e recuperano territorio nel Kursk. Su Kiev, intanto, incombe l’incognita delle forniture di armi statunitensi, non più garantite con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca. La questione della minaccia esistenziale dell’Ucraina, potrebbe reale e non essere un semplice fraintendimento di parole di Budanov estrapolate dal contesto.
Il tempo non è un alleato di Zelensky e con il passare dei mesi la situazione ucraina peggiora. I rumors di imminenti negoziati si susseguono e la cosa non sorprende neanche, dopo le tante dichiarazioni del nuovo inquilino della Casa Bianca. Secondo la stampa ucraina dissidente, esisterebbe addirittura una road map per porre fine alla guerra, con delle date prestabilite.
La pace in 100 giorni
La rivista ucraina Strana ha pubblicato una road map per la pace in 100 giorni, di cui si starebbe discutendo negli ambienti politici e diplomatici ucraini. Sarebbe stata consegnata dalla diplomazia statunitense ai rappresentanti europei nelle scorse settimane.
Il piano prevede diversi passaggi e due date:
- un cessate il fuoco per il 20 aprile giorno della Pasqua ortodossa, con il ritiro delle forze ucraine dalla regione di Kursk ;
- accordo di pace il 9 maggio, 80° anniversario della vittoria sovietica sul nazismo.
L’Ucraina dunque revocherà la legge marziale e ad agosto si andrà a nuove elezioni. Il processo sarà avviato da una telefonata tra i presidenti Donald Trump e Vladimir Putin che dovrebbe avvenire tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio. Immediatamente dopo il piano sarà presentato alla parte ucraina, che dovrà revocare il divieto di negoziati con l’attuale amministrazione del Cremlino. Il primo incontro fra i tre capi di Stato sarebbe previsto per fine febbraio o al massimo la prima metà di marzo.
Durante i colloqui l’Ucraina continuerà a ricevere assistenza militare dai suoi partner, finché non si fermeranno i combattimenti. Alla fine di aprile 2025 dovrebbe iniziare la Conferenza internazionale di pace, che formalizzerà un accordo tra Ucraina e Federazione Russa per porre fine alla guerra attraverso la mediazione degli Stati Uniti, della Cina, di alcuni paesi europei e del Sud Globale Contemporaneamente è previsto uno scambio totale di prigionieri secondo la formula “tutti per tutti”.
Al momento non si può confermare l'autenticità della road map. Potrebbe trattarsi davvero di un piano elaborato dal team di Trump oppure di una sorta di “apocrifo”, elaborato sulla base del “Piano Kellogg” pubblicato prima delle elezioni statunitensi. Ci sono segnali che indicano sia l’una che l’altra opzione. Si ricorda che l’inviato di Trump per l’Ucraina, il generale in pensione Keith Kellogg, avrebbe dovuto incontrare il presidente Zelensky a Kiev, ma all’ultimo momento ha annullato la visita. Si è invece recato in UE e in Francia ha incontrato l’oligarca e politica Yulia Timoshenko. Dunque è possibile che abbia fatto pervenire dei documenti agli interlocutori europei e ucraini.
Condizioni dell’accordo:
- L’Ucraina non diventerà un membro della NATO;
- Kiev verrà ammessa entro il 2030 nella UE e ai Paesi membri toccherà l’onere della ricostruzione;
- La Russia dovrà cedere sull’obiettivo della demilitarizzazione, l’Ucraina manterrà il suo esercito e gli Stati Uniti ne proseguiranno la modernizzazione;
- Mosca manterrà il controllo sui territori annessi o conquistati, ma non ci sarà un riconoscimento ufficiale;
- Tutte le restrizioni sull’importazione di risorse energetiche russe nell’UE verranno rimosse e le sanzioni saranno progressivamente revocate. Per un certo periodo i Paesi europei dovranno pagare un dazio speciale, da destinare alla ricostruzione dell’Ucraina;
- Kiev porrà fine alla discriminazione politica, linguistica dei russofoni e alla persecuzione degli ortodossi. I partiti filorussi saranno reintegrati nella vita politica del Paese.
- Resta ancora sospesa la questione del contingente europeo schierato lungo una zona demilitarizzata. Per la parte ucraina è una garanzia imprescindibile, per quella russa una condizione inaccettabile.
Le autorità ucraine smentiscono l’esistenza di un piano del genere, tuttavia le pubblicazioni di alcune testate internazionali, suggeriscono che la discussione su una road map per la pace non solo è iniziata, ma che il suo sviluppo sia imminente. Sempre che si raggiunga un’intesa fra le parti.
Cosa dice la stampa internazionale
The Indipendent rivela che i contatti tra Donald Trump e la parte ucraina sarebbero già iniziati. Durante la cerimonia di insediamento era presente il numero due di Zelensky, David Arakhamia. Imprenditore di origini russe, è noto per aver partecipato nei negoziati nella primavera del 2022 e diffuso indiscrezioni sul fallimento degli accordi di Istanbul.
Il mese prossimo è prevista la visita di una delegazione ucraina a Washington per incontrare il presidente Trump, intenzionato a porre fine alla guerra entro la primavera.
L’editorialista turco Abdulkadir Selvi del quotidiano Hürriyet, ritenuto vicino ad Erdogan, scrive che il processo di pace in Ucraina inizierà tra aprile e maggio. Parla di una road map e della revoca delle sanzioni alla Russia, mentre resteranno sotto controllo di Mosca i territori annessi o conquistati. Selvi sottolinea che sia Trump che Putin vogliono la pace, quindi “non c’è modo per Zelensky, il cui sostegno americano è stato ritirato, di lasciare il tavolo”.
Il giornalista non rivela le sue fonti, ma le informazioni corrispondono con la fuga di notizie sui “piani di pace”.
La pace a costo di compromessi
Un accordo per porre fine ai combattimenti sarebbe ben accolto dalla popolazione ucraina, anche se il prezzo fosse alto da pagare. Rispetto al passato, infatti, il numero di ucraini che vorrebbero negoziati immediati e la fine della guerra è aumentato notevolmente negli ultimi mesi.
Lo rivela un sondaggio di dicembre della società sociologica Socis, elaborato per la rivista Ukrainska Pravda. Mentre all’inizio del conflitto su vasta scala, la volontà degli ucraini di combattere per il ripristino dei confini era al suo picco massimo, nel dicembre 2024 il 50% degli intervistati si è detto favorevole alla ricerca di una soluzione di compromesso con il coinvolgimento dei leader di altri paesi per porre fine alla guerra. Ad ottobre la stessa opzione era sostenuta dal 49,4%, a settembre dal 40,4% e a febbraio dal 36,1%.
Un altro 19,5% è favorevole a "una sospensione delle ostilità e un congelamento temporaneo del conflitto lungo l'attuale linea di contatto". Il 70,1% vuole che la guerra finisca.
Solo il 14,7% vuole continuare la guerra fino al raggiungimento dei confini nel 1991, e il 10,2% vuole continuare la guerra fino al raggiungimento dei confini entro il 24 febbraio 2022.
L’ostilità della popolazione ucraina ad una soluzione di compromesso, ad esempio cessioni territoriali, era stata finora un ostacolo al processo di negoziazione. L’ex ministro degli Esteri Kuleba, in diverse interviste ed editoriali, aveva affermato che una “cattiva pace” avrebbe potuto portare ad insurrezioni e destabilizzazioni in Ucraina.
L’Ucraina, dunque, sarebbe pronta per il piano di pace in 100 giorni di Trump, qualora ne fosse confermata l’esistenza. Tuttavia rimane un’incognita: Mosca è disposta ad accettare le condizioni della road map?
Il Cremlino ha messo ben in chiaro alcune condizioni irrinunciabili, come la demilitarizzazione dell’Ucraina e il riconoscimento dei territori sotto controllo russo. Tali richieste non sono presenti nel piano che sarebbe stato elaborato dagli Stati Uniti. Inoltre le garanzie di sicurezza richieste da Kiev, come l’adesione alla NATO o lo schieramento di 200.000 uomini dei paesi europei in Ucraina, sarebbero del tutto inaccettabili per Mosca, in base a quanto dichiarato nelle ultime settimane.
Se è vero che la revoca delle sanzioni solletica gli oligarchi russi, dall’altro lato per Putin una vittoria a metà sarebbe una sconfitta politica e storica. Pertanto, se questo è davvero il piano di Washington per porre fine alla guerra, Trump probabilmente sta facendo i conti senza l’oste.

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