Accordo USA-Iran al bivio: Trump evoca gli Accordi di Abramo e frena l'ottimismo sui mercati del petrolio

1217
Accordo USA-Iran al bivio: Trump evoca gli Accordi di Abramo e frena l'ottimismo sui mercati del petrolio

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto un nuovo, complesso elemento di frizione nei delicati colloqui diplomatici volti a porre fine alla guerra contro l'Iran. Con un dettagliato intervento sui social media, l'inquilino della Casa Bianca ha vincolato il successo di un eventuale accordo alla normalizzazione delle relazioni con Israele da parte dell'Arabia Saudita e di altri importanti Paesi a maggioranza musulmana.

La presa di posizione ha colto di sorpresa i canali diplomatici statunitensi e arabi, i quali considerano altamente improbabile un passo formale in questa direzione nelle attuali condizioni geopolitiche. Secondo quanto riferito a Middle East Eye da una fonte ufficiale araba, la mossa di Trump potrebbe configurarsi come uno "strumento" strategico per garantire a Washington il pieno appoggio di Israele a qualsiasi intesa siglata con Teheran.

Il quadro negoziale resta profondamente intrecciato con le dinamiche sul campo: Tel Aviv ha recentemente intensificato le operazioni militari in Libano, con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu che ha ordinato alle forze armate di incrementare la pressione su Hezbollah. Da parte sua, l'Iran continua a insistere sul fatto che qualsiasi accordo per porre fine alla guerra includa il Libano.

Il richiamo agli Accordi di Abramo e le resistenze dei partner regionali

Nel suo intervento, Trump ha sottolineato che, dato il complesso sforzo diplomatico profuso dagli Stati Uniti, la sottoscrizione simultanea degli Accordi di Abramo dovrebbe essere considerata un prerequisito obbligatorio per i partner regionali. Tra i Paesi esplicitamente citati figurano l'Arabia Saudita, il Qatar, il Pakistan, la Turchia, l'Egitto, la Giordania e i già firmatari Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

L'architettura degli Accordi di Abramo, avviata nel 2020 con il coinvolgimento di Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Marocco, viene rivendicata da Trump come un successo centrale della sua linea estera. Tuttavia, molte delle nazioni indicate mantengono già storici canali ufficiali con lo Stato ebraico – come l'Egitto dal 1979, la Giordania dal 1994 e la Turchia dal 1949 – sebbene i rapporti bilaterali abbiano subito un drastico deterioramento a causa del conflitto a Gaza, che ha registrato oltre 72.790 vittime palestinesi, e delle operazioni militari israeliane condotte contro Siria, Libano e Iran.

Le pressioni di Washington sull'Arabia Saudita proseguono da tempo. Sebbene Riad avesse valutato l'ipotesi di un riconoscimento in cambio di garanzie difensive e tecnologia nucleare prima del 7 ottobre 2023, la linea della monarchia è mutata: il principe ereditario Mohammed bin Salman ha pubblicamente accusato Israele di genocidio a Gaza, subordinando categoricamente ogni apertura diplomatica alla creazione di uno Stato palestinese indipendente. Posizione, questa, ribadita da fonti saudite subito dopo le dichiarazioni di Trump e già espressa nel novembre 2025 in occasione di un formale rifiuto alle richieste della Casa Bianca.

Anche gli altri attori mantengono forti riserve: il Pakistan, unica potenza nucleare del blocco musulmano, esprime profonda distanza da Tel Aviv, mentre il Qatar ha visto deteriorarsi il clima di fiducia nel settembre 2025, a seguito di operazioni israeliane che hanno preso di mira i negoziatori di Hamas presenti a Doha.

Mercati energetici in altalena e diplomazia sotterranea

Le parole di Trump giungono a ridosso di un clima di forte ottimismo circa l'imminenza di un'intesa bilaterale, definita dal presidente stesso come "in gran parte negoziata". Sulla scia di tali aspettative e delle dichiarazioni del Segretario di Stato Marco Rubio – il quale aveva ipotizzato la chiusura del dossier in tempi brevissimi per garantire la stabilità e la riapertura dei transiti marittimi – i prezzi mondiali del petrolio greggio avevano registrato un repentino calo del 6%.

A frenare i facili entusiasmi è intervenuto però il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, che pur confermando significativi passi avanti sulla maggior parte dei punti in discussione, ha definito prematura l'ipotesi di una firma imminente.

Le forze statunitensi e iraniane stanno osservando un fragile cessate il fuoco sul campo dall'8 aprile. Entrambe le delegazioni rimangono impegnate nel definire i dettagli negoziali per la stabilizzazione dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale attraverso cui transita circa il 20% delle forniture energetiche globali. Nonostante le festività del Memorial Day negli Stati Uniti e l'avvicinarsi dell'Eid al-Adha in Medio Oriente, i canali restano aperti: una delegazione di alto livello iraniana si è recata a Doha per discutere lo sblocco dei fondi congelati e i termini dell'accordo con la controparte americana.

Contemporaneamente, l'attività diplomatica si estende su scala globale: il Primo Ministro pakistano Shehbaz Sharif, alla guida del Paese che sta svolgendo un ruolo attivo di mediazione tra Washington e Teheran, ha incontrato a Pechino il presidente cinese Xi Jinping, definendo l'attuale congiuntura internazionale come un momento di assoluta criticità per gli equilibri globali.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'esito catastrofico del vertice di Pechino di Giuseppe Masala L'esito catastrofico del vertice di Pechino

L'esito catastrofico del vertice di Pechino

Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra di Michelangelo Severgnini Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra

Gaza: La Tregua è finita, andate in Guerra

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”? di Francesco Santoianni Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

Come truffare un Napoletano “esperto in Fake News”?

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Ci ricorderemo dei loro nomi... di Paolo Desogus Ci ricorderemo dei loro nomi...

Ci ricorderemo dei loro nomi...

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione di Alessandro Mariani Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

Il mondo pazzo (e marcio) dell’informazione

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO di Marinella Mondaini La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

La risposta di Lavrov alle minacce di Lituania e NATO

L'UE e la sinistra di Antonio Di Siena L'UE e la sinistra

L'UE e la sinistra

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti