Dalla Cina una visione alternativa della governance globale

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La Cina ha pubblicato un nuovo libro bianco dal titolo “More Just and Equitable Global Governance: China's Principles, Proposals and Actions”, che delinea in modo sistematico la visione di Pechino sulla riforma dell’architettura della governance globale. Il documento, ispirato al “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, propone una revisione degli equilibri internazionali alla luce delle trasformazioni del sistema globale. Secondo Pechino, l’attuale modello di governance internazionale non avrebbe mai risolto i nodi fondamentali su “chi governa, come si governa e per chi si governa”, anche a causa di una persistente egemonia del discorso occidentale. In questo quadro, il sistema sarebbe incapace di colmare i deficit di pace, sviluppo, sicurezza e fiducia che caratterizzano l’ordine globale contemporaneo.

Il libro bianco sostiene che l’ordine post-Seconda guerra mondiale e il ruolo delle Nazioni Unite siano oggi sottoposti a forti pressioni, mentre il Sud Globale rimarrebbe strutturalmente marginalizzato. In alcuni casi, afferma il documento, il concetto stesso di “global governance” sarebbe stato distorto in uno strumento di dominio politico. Nel 2025 Xi Jinping ha lanciato la Global Governance Initiative (GGI), presentata come risposta cinese alla crisi del sistema internazionale. L’iniziativa si basa su cinque principi: uguaglianza sovrana degli Stati, rispetto del diritto internazionale, multilateralismo, centralità delle persone e risultati concreti. L’obiettivo dichiarato è superare la logica centro-periferia e contrastare la cosiddetta “legge della giungla” nelle relazioni internazionali.

Secondo Pechino, la GGI avrebbe già raccolto un ampio consenso internazionale, con il sostegno di oltre 190 Paesi e più di 60 adesioni al gruppo “Friends of Global Governance”. La proposta non mira a costruire un sistema alternativo ex novo, ma a riformare quello esistente adattandolo a un mondo multipolare. Particolare enfasi viene posta sul principio di “consultazione e benefici condivisi”, considerato il fondamento di un ordine più inclusivo. In questa visione, la governance globale non sarebbe più prerogativa di pochi attori, ma un processo partecipato da tutti gli Stati. Il documento sottolinea inoltre il ruolo crescente della Cina nella gestione delle crisi internazionali, nella promozione della Belt and Road Initiative e nella costruzione di nuovi strumenti multilaterali, tra cui l’International Organization for Mediation. Tra le linee di riforma indicate figurano anche modifiche al sistema delle Nazioni Unite, con una maggiore rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo e un’attenzione particolare al continente africano. Tuttavia, Pechino precisa che il rafforzamento del Sud Globale non implica una contrapposizione con il Nord Globale, ma un riequilibrio cooperativo.

Sul piano politico, la Cina ribadisce la centralità del multilateralismo e invita la comunità internazionale a superare divisioni e contrapposizioni, privilegiando la cooperazione su scala globale. La costruzione di una “comunità dal futuro condiviso per l’umanità” viene indicata come obiettivo strategico di lungo periodo. Il libro bianco si inserisce così nel più ampio tentativo cinese di ridefinire le regole della governance globale, in un contesto segnato dalla crescente competizione tra modelli politici e dalla frammentazione dell’ordine internazionale.


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